Emilia Romagna

Castelnuovo Rangone e Formigine trainano la provincia. Modena ottava in Italia


L’analisi sulle dichiarazioni dei redditi 2025, realizzato da Cgil Ires sulla base dei dati del Mef, restituisce una fotografia dettagliata della situazione economica della provincia di Modena. Il quadro delineato dai redditi dell’anno di imposta 2024 mostra un territorio solido, capace di posizionarsi ai vertici delle classifiche regionali e nazionali

A livello italiano, la provincia di Modena si piazza all’ottavo posto per reddito imponibile medio pro capite, con un valore di 26.934 euro. Si tratta di un incremento del 3,4 per cento rispetto al 2023 e del 17,4 per cento rispetto al 2019. Nonostante la crescita dell’ultimo anno sia riuscita a superare l’inflazione, fissata all’1,0 per cento, nel lungo periodo i redditi dei lavoratori dipendenti faticano ancora a recuperare il potere d’acquisto perso a causa del carovita.

Le contraddizioni del capoluogo

Restringendo il campo al comune capoluogo, Modena si distingue con un reddito imponibile medio di 30.693 euro, un dato che supera di quasi 4.000 euro la media dell’Emilia-Romagna. Questo valore permette alla città di rientrare tra i dieci comuni più ricchi della regione, dietro a realtà come Bologna e Parma. La crescita rispetto all’anno precedente si è attestata al 2,6 per cento, segnalando una parziale frenata rispetto alle dinamiche più espansive del passato

Il capoluogo mostra anche una marcata disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza: il 6,0 per cento dei contribuenti dichiara oltre 75.000 euro, una quota nettamente superiore alla media regionale, mentre il 25,3 per cento si ferma sotto la soglia dei 15.000 euro e il 4,4 per cento non dichiara alcun imponibile. Secondo il documento, la vicinanza e i rapidi collegamenti con Bologna fungono da volano per innalzare i valori reddituali del capoluogo modenese.

La spinta della fascia pedemontana

Fuori dal capoluogo spiccano le performance di alcuni comuni della fascia pedemontana, capaci di sorpassare le medie delle grandi città. Castelnuovo Rangone si attesta al quarto posto assoluto in regione con un reddito medio di 32.068 euro, seguito poco distante da Formigine che raggiunge i 30.665 euro. Le eccellenze di questi territori emergono con ancora più forza isolando esclusivamente i redditi da lavoro dipendente: in questa specifica classifica regionale, Castelnuovo Rangone sale al secondo posto con 32.387 euro medi, Formigine è quinto con 30.903 euro e Maranello si inserisce in nona posizione con 29.861 euro. Di contro, realtà demograficamente importanti come Carpi fanno registrare numeri più contenuti, con un reddito imponibile medio di 25.972 euro.

Lavoro dipendente e divari reddituali

La composizione sociale del territorio conferma la spiccata vocazione produttiva dell’area. In tutta la provincia, il 59,4 per cento dei contribuenti dichiara un reddito da lavoro dipendente, mentre i pensionati rappresentano il 33,9 per cento. Analizzando le cifre, il reddito medio da lavoro dipendente nel Modenese è pari a 27.021 euro, mentre le pensioni si fermano a 23.740 euro, denotando un divario costante tra lavoratori attivi e a riposo. I liberi professionisti e gli imprenditori continuano invece a dichiarare cifre di gran lunga superiori a livello generale, sebbene il documento evidenzi come i loro redditi risultino mediamente in calo a causa del massiccio passaggio di molti contribuenti al regime fiscale forfettario.

Il quadro regionale tra primati e disuguaglianze

Allargando lo sguardo all’intero panorama dell’Emilia-Romagna, il quadro generale continua a riflettere un territorio con buoni redditi complessivi, ma segnato da evidenti criticità e disparità. Con i suoi 26.831 euro medi pro capite, l’Emilia-Romagna si conferma tra le regioni italiane più ricche. Tuttavia, se la crescita media dei redditi imponibili dal 2019 (+17,7 per cento) risulta in linea con l’inflazione (+17,4 per cento), lo stesso non vale per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso arco di tempo solo del 13,5 per cento. Si rileva inoltre una netta spaccatura geografica: i territori collocati lungo l’asse centrale della via Emilia dichiarano redditi mediamente più alti rispetto al resto della regione. Preoccupa fortemente la base della piramide: il 4,3 per cento dei contribuenti ha dichiarato di non avere reddito imponibile, e ben il 27,5 per cento di chi possiede un reddito non riesce a superare la soglia dei 15.000 euro annui.

L’allarme della Cgil e la richiesta di un nuovo patto fiscale

Di fronte a questi numeri, il segretario generale della Cgil Emilia Romagna, Massimo Bussandri, ha espresso una netta preoccupazione, analizzando le ricadute sociali dell’attuale congiuntura economica.

“La ricerca svolta dal nostro Ires, pur nel quadro di una Regione con redditi più alti della media nazionale, offre diversi elementi di preoccupazione. Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito ad ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità. Questo impatterà in maniera drammatica in una Regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15.000 euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30.000 euro lordi annui”.

Bussandri lancia infine un appello per un intervento urgente e strutturale, richiamando l’attenzione sulle fasce più vulnerabili: “In Emilia Romagna oltre il 92% dei contribuenti sono lavoratori dipendenti e pensionati e questo pone un tema di tenuta del patto fiscale. Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente, in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto. Il Governo, invece di parlar d’altro, adotti misure strutturali in grado di fronteggiare il caro carburanti e il caro energia, introduca meccanismi rigidi di controllo dei prezzi, si decida a tassare rendite, grandi patrimoni e profitti esosi, sostenga la stagione di rinnovi contrattuali. Anche in questa Regione dovremo ragionare su meccanismi impositivi sempre più attentamente calibrati sulle fasce di reddito”.


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