Scuola: organici ridotti e precariato, i sindacati chiedono rinforzi
L’estate sta finendo, recitava un noto adagio degli anni ‘80, ma agli sgoccioli, quando nell’Isola mancano poco più di due settimane all’inizio della scuola, è anche la pazienza dei sindacati, che hanno chiesto, e ottenuto ieri, di essere convocati presso l’Ufficio scolastico regionale per esternare, ancora una volta, le mille preoccupazioni sulla carenza d’organico negli istituti siciliani, mentre dal dirigente generale Filippo Serra arrivano risposte sul rafforzamento della platea Ata.
Le criticità maggiori riguardano infatti il personale non docente, vista la sforbiciata applicata da Roma sia alle assunzioni a tempo indeterminato, con appena 567 contratti, pari a poco più di un terzo delle effettive disponibilità contro un totale di 1.636 posti vacanti, sia al tempo determinato, con 207 unità in meno rispetto all’anno scolastico 2025-2026. Ma a soffrire è anche il personale di sostegno, con 16.805 dipendenti assegnati in deroga: una platea di precari che supera nettamente i circa 10mila assoldati nell’organico di diritto.
Il tutto, mentre la quota di alunni e studenti, considerando ciascun anno in corso, ammonta a 639.188 da un capo all’altro dell’Isola, con un decremento di 10.893 persone su base annuale. Un calo, rimarca Claudio Parasporo, segretario generale Uil scuola Sicilia, «ormai strutturale ed endemico – dovuto all’impoverimento demografico e all’emigrazione – che non può mai giustificare il taglio degli organici, e che, al contrario, dovrebbe rappresentare l’occasione per ridurre il numero di alunni per classe, migliorare la qualità della didattica, contrastare la dispersione e garantire maggior sicurezza e diritto allo studio». Insomma, la riduzione di bambini e ragazzi tra i banchi «non comporta una flessione del carico di lavoro, che rimane sempre le stesso, e anzi aumenta nel caso del personale di sostegno, considerando il rialzo degli scolari diversamente abili, in un sistema che continua ad alimentare il precariato e che non garantisce quella continuità dell’insegnamento che dovrebbe essere un diritto prioritario.
Ancor più preoccupante è la situazione del personale Ata, colpito da una forte riduzione sia nell’organico di diritto che di fatto, con conseguenze particolarmente pesanti nelle scuole articolate su più plessi, dove è necessario garantire apertura, chiusura, vigilanza e assistenza, e negli istituti nei quali sono previste figure professionali numericamente ridotte ma indispensabili, come infermieri, guardarobieri e addetti alle aziende agrari. Non si può pretendere di garantire sicurezza e servizi riducendo continuamente il personale».
Su quest’ultimo fronte, però, ieri è arrivata la rassicurazione di Serra, che si è impegnato a incrementare gli Ata dietro accurata motivazione dei presidi, se ritenuta necessaria. Tornando ai numeri, accanto ai circa duemila insegnati neoassunti nell’Isola, terza quota più alta dopo Campania e Puglia con più della metà in servizio fra le città metropolitane di Palermo, Messina e Catania, andrebbero ricordati anche gli studenti iscritti ai primi anni. Per quanto concerne le scuole statali secondarie di secondo grado (superiori) si tratta di 41.017, con un ragazzo su due (25.380 in tutto) che preferisce proseguire gli studi in un liceo, mentre negli istituti tecnici si arriva a quota 11.002, il 26,82%, e nei professionali a 4.635, pari all’11,3%. Al primo anno della primaria si contano invece 37.075 nuovi iscritti, mentre alla scuola secondaria di primo grado (medie) sono 41.948.
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