Veneto

in Veneto un preoccupante +4% dei casi rispetto al 2025

La sorveglianza entomologica condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) indica per il 2026 una circolazione del virus West Nile superiore a quella registrata nel 2025 e negli anni precedenti, con un tasso di positività dei pool pari al 4% in Veneto e allo 0,5% in Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un dato che viene monitorato in modo continuativo da anni: individuare precocemente la circolazione virale è esattamente l’obiettivo del sistema di sorveglianza.

Fabrizio Montarsi

I dati della sorveglianza entomologica e veterinaria

Secondo i dati del laboratorio di entomologia sanitaria – SCS3 Ecosistemi, nelle due regioni i pool positivi sono 73 (71 in Veneto, 2 in Friuli Venezia Giulia) su 2.131 analizzati, corrispondenti a circa 168mila zanzare catturate. I siti positivi sono 46 su 86 trappole installate (41/57 in Veneto, 5/29 in Friuli Venezia Giulia). Le province interessate sono Venezia (9), Rovigo (8), Verona (8), Padova (7), Vicenza (5), Treviso (4), Udine (4) e Pordenone (1). Sul fronte veterinario, in Veneto sono risultati positivi 33 uccelli selvatici nelle province di Verona, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, e 5 equidi con positività sierologica nelle province di Padova, Verona e Vicenza. Anche queste rilevazioni rientrano nel normale funzionamento del piano di sorveglianza e concorrono ad attivare le misure di prevenzione a tutela della popolazione. «Rispetto al 2025 le zanzare positive al virus West Nile sono in aumento – ha dichiarato Fabrizio Montarsi, biologo entomologo responsabile del laboratorio di entomologia sanitaria dell’IZSVe – le temperature elevate di questa estate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la proliferazione dei vettori sia la circolazione virale. A questo si aggiunge un fattore ecologico: la nostra pianura è ricca di zone umide, ma le condizioni di siccità prolungata concentrano le poche riserve d’acqua disponibili, che diventano punti di aggregazione fra uccelli selvatici e zanzare, con conseguente amplificazione del virus fra serbatoio animale e vettore. La fase di massima circolazione è attesa, come ogni anno, fino ai primi di settembre, con un andamento che dipenderà in larga misura dalle temperature».

Come funziona la sorveglianza integrata “One Health”

In Italia è attivo un Piano nazionale di sorveglianza per la West Nile che integra il monitoraggio di insetti vettori, uomo, uccelli ed equidi secondo un approccio One Health. L’obiettivo è individuare precocemente la circolazione del virus nei vettori e nell’avifauna, in modo da attivare per tempo le azioni di mitigazione del rischio di trasmissione all’uomo, fra cui il controllo sistematico dei donatori di sangue e dei donatori di organi. Alla prima zanzara o al primo esemplare di avifauna positivo, lo screening per le attività trasfusionali e di trapianto viene attivato immediatamente: è la ragione per cui la sicurezza trasfusionale resta garantita anche nelle stagioni di maggiore circolazione. La sorveglianza entomologica dell’IZSVe si basa su 86 trappole per zanzare distribuite fra Veneto (57) e Friuli Venezia Giulia (29), con monitoraggio capillare da maggio a ottobre a cicli di 15 giorni. Per l’avifauna selvatica il Piano nazionale prevede sorveglianza passiva e attiva su specie target.

Che cosa significano i numeri sui casi umani

Nella grande maggioranza dei casi l’infezione da WNV nell’uomo decorre senza sintomi: si stima che circa l’80% delle persone infette non sviluppi alcuna manifestazione clinica, che una quota minore presenti una sindrome simil-influenzale e che meno dell’1% sviluppi la forma neuro-invasiva. Il rischio di forme gravi si concentra nelle persone anziane, con patologie croniche o con ridotte difese immunitarie.


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