sequestrati 22mila metri quadrati sulla Portuense
Un immenso cantiere edile trasformato in una discarica clandestina a cielo aperto, protetto soltanto dall’incuria e dall’assenza di controlli.
Nella mattinata di oggi, giovedì 27 agosto, la Polizia Locale di Roma Capitale ha posto sotto sequestro giudiziario un lotto di ben 22.000 metri quadrati situato lungo via Portuense, nei pressi della zona di Ponte Galeria, destinato originariamente alla costruzione di un complesso residenziale e finito invece per diventare un deposito incontrollato di materiali speciali e pericolosi.
L’operazione scaturisce da una serie di dettagliati esposti presentati dai Comitati di Quartiere della zona.
A insospettire i residenti erano state le continue manovre di un mezzo pesante entrato a più riprese nell’area attraverso cancelli lasciati spalancati e incustoditi; movimentazioni sospette puntualmente riprese in diversi filmati inviati agli organi di controllo.
Scheletri di cemento e rifiuti sotto i tavolati
Le verifiche sul campo, condotte dagli agenti del Reparto Edilizia e Urbanistica dell’XI Gruppo Marconi insieme agli ispettori della Asl competente, hanno svelato uno scenario di marcato degrado urbano e potenziale rischio per la salute pubblica.
All’interno della proprietà le forze dell’ordine hanno accertato la presenza di:
Tre corpi di fabbrica in cemento armato: Scheletri edilizi rimasti incompiuti e abbandonati da almeno due anni.
Materiali e ostacoli pericolosi: Decine di pneumatici occultati ad arte sotto tavolette di legno nei pressi del basamento di una torre-gru, oltre a barriere di contenimento in cemento con tondini di ferro appuntiti e sporgenti.
Deposito illecito di rifiuti: Accumuli incontrollati di scarti edili speciali e sostanze pericolose disseminate sul terreno.
Irregolarità contabili ed edilizie: Il tabellone d’inizio lavori presente all’ingresso è risultato del tutto privo delle indicazioni prescritte dalla normativa sulle autorizzazioni, sulla proprietà del suolo e sui nomi delle ditte esecutrici.
Sigilli all’area e indagini sul reato ambientale
Di fronte alla gravità dei riscontri e alla potenziale nocività dei materiali abbandonati, i caschi bianchi hanno apposto i sigilli di sequestro probatorio all’intera particella catastale.
Per i responsabili del sito si ipotizza il reato di gestione non autorizzata di rifiuti, in violazione dell’articolo 256 del Testo Unico Ambientale.
Le attività d’indagine proseguono per risalire alla filiera dei proprietari e delle imprese coinvolte, mentre sono in corso i rilievi tecnici per caratterizzare con esattezza la natura chimica delle sostanze stoccate all’interno del maxi cantiere sequestrato.
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