Friuli Venezia Giulia

Comparto unico, la Cgil attacca la Corte dei Conti: “Sentenza contraddittoria”


Continua a far discutere la decisione della Corte dei Conti, che ha bocciato il rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024 per i dipendenti regionali del Comparto Unico del Friuli Venezia Giulia. Lo stop, al momento, sta bloccando gli aumenti salariali e le tutele di welfare attese dai lavoratori. La motivazione espressa dalla Corte è che i dipendenti del comparto percepiscono compensi stimati fino al 20 per cento in più rispetto alla media nazionale. A farsi sentire, oggi, è stata la Cgil, che ha giudicato la decisione della Corte “contraddittoria”.

“In aumento i carichi di lavoro”

Come si legge nel comunicato odierno, firmato dal segretario regionale Cgil Fp Fvg Andrea Traunero, e dal responsabile Comparto unico Fp Cgil Fvg, Roberto Crizman, l’aumento di stipendio e il rafforzamento delle misure di welfare per i dipendenti sarebbero giustificate da un aumento dei carichi di lavoro e dalla necessità di mantenere attrattivo il posto di lavoro: “Il Comparto Unico, correlato alla specialità regionale, esiste dal 1998 e riguarda oggi 13mila dipendenti dei Comuni, della Regione e di altri enti pubblici — scrivono i sindacalisti —l’obiettivo dell’attività negoziale è consistito nel consentire, pur tardivamente rispetto agli altri contratti pubblici e pur parzialmente (sia per le decorrenze degli aumenti, sia per la percentuale degli stessi, inferiore al dato inflativo Istat) aumenti dignitosi nella misura, affiancati alla revisione o all’introduzione di alcuni istituti, tra cui il welfare aziendale. Tutto ciò, nell’ulteriore consapevolezza sindacale dell’aumento dei carichi di lavoro individuali, derivante dalla riduzione del numero complessivo di dipendenti nel tempo, e da un’altrettanto incontrovertibile perdita di attrattività rispetto al privato, testimoniata dal basso numero di partecipanti alle procedure concorsuali e dall’aumento di casi di dimissioni”.

“Il confronto va fatto con le regioni a statuto speciale”

“Il provvedimento della Corte è contraddittorio — si legge ancora nel comunicato — vi si prevede, infatti, da un lato che i vincoli in materia di finanza pubblica sono definiti dagli accordi Stato-Regione (non operando dunque, in regione, i limiti previsti dalla norma nazionale sul trattamento accessorio o sulla riduzione e controllo delle spese di personale per il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica) e dall’altro specificando che “appaiono comunque essenziali”. Il provvedimento della Corte guarda dalla parte sbagliata, confrontando la nostra regione con il livello nazionale, anziché prendere a riferimento quanto accade nelle altre regioni a statuto speciale. Ci chiediamo se le pretese della Corte, di un “adeguato supporto motivazionale” che giustifichi una base tabellare regionale di partenza della tornata contrattuale, maggiore di quella nazionale e di una correlazione con un incremento di produttività, stanti le premesse – il ritardo e il carattere solo parziale del recupero del dato inflattivo – non travalichino le sue competenze istituzionali, entrando nel merito di scelte che competono esclusivamente alle parti della contrattazione. Ci chiediamo, infine, sulla base di quale “specialità” la sezione regionale della Corte richieda necessarie forme di controllo a campione negli enti, in merito alla copertura finanziaria, quando tali pretese non si evincono nei corrispettivi provvedimenti relativi alla certificazione del Ccnl”.

“Battuta d’arresto che complica la ricerca di nuovo personale”

“Il Sistema integrato del Pubblico Impiego nel Fvg beneficerebbe di interventi di riordino? — Hanno scritto ancora Traunero e Crizman — certamente, come dimostra ad esempio l’esistenza di enti con un solo dipendente – per i quali processi di fusione potrebbero comunque preservare i punti di erogazione dei servizi sul territorio – ma l’inerzia del Legislatore regionale, nel tempo, non può ricadere sulle spalle di 13mila dipendenti e delle loro famiglie, così come non può ricadere sui dipendenti la decisione, tutta politica, di legare la decorrenza dell’aumento del valore del buono pasto alla stipula definitiva del Ccrl. Questa battuta d’arresto erode gli stipendi, nega una meritata valorizzazione delle competenze, complica il reclutamento di nuovo personale e favorisce uscite “involontarie” dal Comparto: esattamente quello che il Comparto unico non può permettersi. Dalla prima analisi del provvedimento adottato dalla Corte e nelle more dell’esito della ripresa del confronto negoziale, riteniamo che il superamento dei rilievi formulati dalla stessa possa richiedere esclusivamente delle ulteriori attività tecniche in base alle richieste “speciali” della Corte, senza alcuna necessità di modifica della preintesa sottoscritta. In tal senso — hanno concluso i sindacalisti — abbiamo trasmesso una nota al presidente della Regione Fvg, all’Assessore Roberti, ai presidenti di Anci e Uncem, in vista della riunione negoziale convocata per il 31 c.m. a Udine e in attesa della parallela convocazione da parte del Presidente Fedriga”. 


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