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>>>ANSA/Anche l’Irlanda rispedisce i dublinanti, a ottobre il report Ue – Altre news

(di Mattia Bernardo Bagnoli)
L’Irlanda si aggiunge alla lista
– e non potrebbe essere altrimenti – dei Paesi Ue che applicano
le regole previste dal Patto sull’immigrazione, compresa la
richiesta di trasferimento dei migranti verso le nazioni di
primo ingresso, come l’Italia – peraltro nel caso di Dublino si
tratta davvero di poca cosa, dato che nel 2025 ha presentato
meno di 2000 domande con zero trasferimenti effettuati. Ma più
che i numeri vale il principio. Ovvero che chi registra la
richiesta di asilo è responsabile e se ne deve occupare. È
sempre stato così, tuttavia, dopo la riforma entrata in vigore
il 12 giugno, è più importante che mai riaffermare il rispetto
delle regole, per non vanificare gli sforzi fatti.

   
In Italia però la tesione resta alta. “La Germania non ha
diritto di mandarci indietro un solo immigrato irregolare fino a
che ci sono delle navi di Ong tedesche in giro per il
Mediterraneo a scaricare migliaia di clandestini in Italia e in
Europa: prima risolvi i problemi delle navi a cui hai dato la
bandiera e poi parliamo di tutto il resto”, ha affermato ad
esempio il vicepremier Matteo Salvini alla festa della Lega a
Pinzolo. “Il nuovo governo ungherese, che non è più di quel
cattivone di Orban, perché Orban era il diavolo” per l’Ue, ieri
“ha dichiarato” che non prenderà “neanche un immigrato
clandestino in Ungheria”: “volete multarci? Multateci. Ma in
Ungheria entra chi decidono loro. Ed è il governo che voleva
l’Europa. Non è il governo di Salvini, di quelli brutti e
cattivi. Quindi se lo dicono in Ungheria possiamo dirlo e
attuarlo”, aggiunge.

   
Il tema in realtà è peloso perché l’Ungheria, insieme alla
Polonia, non ha votato la riforma del Patto (l’Italia sì) e
comunque entrambe rischiano la procedura d’infrazione se non lo
attueranno. La Commissione Europea, in quanto custode dei
trattati, vigila, acquisisce dati e studia la situazione. Sa
perfettamente che, senza la cooperazione dell’Italia, il nuovo
Patto sulla migrazione rischia di morire in culla. Dunque non
vuole compiere passi affrettati. Un giro di boa cruciale sarà il
prossimo rapporto (il secondo dopo quello di luglio)
sull’attuazione della riforma, definita da palazzo Berlaymont
come “monumentale” con tutte le difficoltà annesse e connesse.

   
Certo, se andiamo a vedere cosa scriveva l’esecutivo Ue nel
documento dello scorso 15 luglio troviamo già la spiegazione a
quanto sta accadendo oggigiorno, ovvero il braccio di ferro sui
‘dublinanti’. “L’Italia – si legge nel rapporto, che prende in
esame pure Spagna, Cipro e Grecia – deve rimuovere con urgenza
tutti gli ostacoli ancora esistenti, anche mettendo fine alle
pratiche che finora hanno impedito l’effettuazione dei
trasferimenti, e garantire il necessario impegno e la
cooperazione operativa con gli altri Stati membri su tutte le
modalità pratiche e logistiche, affinché i trasferimenti siano
effettivamente effettuati nel rispetto della Ammr”. Cioè le
nuove procedure previste dal Patto.

   
Nel periodo esaminato (12 giugno-7 luglio), l’Italia, stando
all’esecutivo Ue, “ha continuato ad accettare le richieste in
modo tacito” ma ha pure “rifiutato” tutti i 12 trasferimenti
richiesti dagli altri Stati (è avvenuto un solo trasferimento,
ma basato su una richiesta precedente). Il report sottolinea
che, secondo il nuovo regolamento Ammr, lo Stato di arrivo “non
può rifiutare i trasferimenti” e deve proporre “date alternative
se non ha disponibilità immediata”. Insomma, sui ‘dublinanti’ la
Commissione ha già emesso un avvertimento. C’è di più, però. Il
nuovo meccanismo prevede che, se i Paesi di primo ingresso non
rispettano la loro parte, allora gli altri – in pratica i
destinatari dei movimenti secondari – possono ignorare la loro e
addio alla solidarietà obbligatoria: dovesse finire così il
Patto fallirebbe alla prima occasione.

   
Inutile dire che per Bruxelles sarebbe uno scenario da
incubo, dopo la fanfara con cui è stata accompagnata la riforma.

   
E dunque si farà il possibile per evitarlo. Non a caso, sempre
nel rapporto di luglio, l’esecutivo Ue certifica come l’Italia
abbia “compiuto sforzi significativi” per prepararsi “a livello
tecnico e normativo” per quanto riguarda l’attuazione dell’Ammr,
collegando ad esempio “con successo” i propri sistemi a Eurodac
– il cervellone Ue dove vengono schedati tutti i migranti –
nonché “aggiornando la rete DubliNet”, compresi i test con
l’agenzia eu-LISA. Traduzione: nessun ingresso ‘fantasma’.

   

   

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