nel Lazio perse 27.681 imprese in dieci anni
Riparare un elettrodomestico, sistemare una perdita in bagno o far stringere un abito d’epoca rischiano di trasformarsi in un’impresa titanica.
Il tessuto produttivo e manuale che per decenni ha mandato avanti l’economia dei quartieri romani si sta progressivamente sfilacciando.
A certificarne l’agonia è il dossier dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati Inps, che delinea un quadro impietoso sulla scomparsa dei mestieri artigiani su scala nazionale e locale.
L’Italia ha perso 434mila artigiani in attività nel decennio 2015-2025, segnando un crollo medio del 25%.
Una desertificazione commerciale alimentata dall’aggressività dell’e-commerce e della grande distribuzione, dall’esplosione dei costi fissi di gestione, dalla crisi degli istituti professionali e da un ricambio generazionale ormai ridotto ai minimi termini.

I numeri del massacro a Roma e nel Lazio
I dati relativi al territorio capitolino e regionale evidenziano un’accelerazione drammatica negli ultimi mesi:
Il crollo a Roma: la Capitale contava 61.374 botteghe artigiane. Il bilancio si è ridotto a 58.034 unità, registrando la scomparsa di 3.340 attività in soli dodici mesi (-5,4%).
Il bilancio decennale nel Lazio: la regione si posiziona al decimo posto della graduatoria nazionale per contrazione. Nel 2015 le imprese artigiane attive sul territorio regionale erano 113.943, scese a 90.969 nel 2024 e precipitate a quota 86.262.
Nel decennio il Lazio ha visto chiudere i battenti a 27.681 imprese (-24,3%), di cui ben 4.707 perse solo nell’ultimo anno.
Chi sopravvive e la sfida dell’Intelligenza Artificiale
L’analisi della Cgia evidenzia una polarizzazione dei settori. Mentre la produzione seriale e standardizzata rischia l’azzeramento a causa della penetrazione dell’intelligenza artificiale e dei processi automatizzati, tengono le posizioni i settori legati al benessere della persona (parrucchieri, barbieri ed estetisti), il comparto informatico e il settore della ristorazione d’asporto.
La sfida del futuro, sottolineano gli analisti, vedrà resistere esclusivamente chi offre servizi ad alto valore aggiunto non replicabili dalle macchine: il restauro artistico, le riparazioni specializzate, il lusso su misura e l’artigianato esperienziale.
Ma senza un piano straordinario di incentivi per i giovani, le vetrine su strada del centro e delle periferie capitoline rischiano di restare per sempre al buio.
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