Campania, minimizzare l’impatto ambientale sull’insorgenza di malattie renderà inevitabile un’altra condanna Cedu
La percezione che l’epidemiologia ufficiale in Campania tenda a minimizzare l’impatto ambientale nella genesi dei tumori e delle malattie cronico-degenerative è al centro di un aspro dibattito scientifico e civile.
In epidemiologia, stabilire un nesso di causa-effetto tra un fattore ambientale inquinante e l’insorgenza di una malattia cronica è estremamente difficile, ma se rifiuti di cercarlo diventa impossibile.
Ad oggi io sono ancora l’unico medico tossicologo epidemiologo campano ad avere riconosciuto in giudizio legale ben tre nessi di causalità tra cancro e inquinamento ambientale semplicemente perché li ho cercati.
Il Progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (2006-2023), evidenzia nel Sin di Napoli Orientale (Napoli Est Porto) da molti anni un quadro critico di rischio per la salute, confermando significativi eccessi di incidenza e mortalità per mesotelioma della pleura e tumore del polmone.
Il Sin di Napoli Est si estende su circa 830 ettari e comprende l’area portuale, i quartieri di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. È caratterizzato da un intensissimo inquinamento industriale multifattoriale: massiccia presenza passata e presente di grandi complessi industriali, raffinerie di petrolio (depositi Q8), ex centrali a carbone e poli chimici, stabilimenti industriali dismessi e cantieristica navale/portuale che hanno fatto largo uso di materiali in cemento-amianto.
Pertanto, i dati di incidenza di cancro aggiornati e dettagliati per quartiere di Napoli presentati in data 9 luglio 2026 alla Commissione per l’esecuzione della sentenza Cedu del 30 gennaio 2025 che condanna l’Italia intera per la mancata tutela sanitaria e di Prevenzione Primaria non potevano che confermare illustrando meglio nel dettaglio i quartieri di Napoli dove finalmente, dopo 40 anni di inerzia, avviare decise azioni di tutela della salute della popolazione residente.
Se per il mesotelioma il quadro industriale appare quindi chiaro e datato sia nella cause che nelle conseguenze, i dati del 9 luglio certificano la maggiore incidenza nei quartieri del Porto rispetto al sito storico di Napoli ovest Bagnoli ex Italsider, indicando quindi una situazione di gravissimo rischio attuale e non passato.
La novità consiste nella eccezionale incidenza di cancro del polmone nelle stesse zone di Porto Napoli est parallela ad un gravissimo inquinamento dell’aria. Noi Isde stiamo tentando da circa due anni di rappresentarlo alle autorità responsabili e competenti per le ovvie azioni urgenti a contrasto anche per evitare una ulteriore condanna Cedu da biossidi di azoto prodotti dalle intensissime e in continuo incremento attività marittime del Porto.
Il Progetto Aria di Isde Nazionale conferma con i dati aggiornati a luglio 2026 e regolarmente trasmessi alle autorità competente senza uno straccio di risposta la gravissima situazione di inquinamento dell’aria, in particolare da biossidi di azoto che si traduce non solo in eccesso di incidenza di cancro del polmone ma anche in eccesso di incidenza di infarti, ictus, patologie neurodegenerative gravissime come Parkinson e Alzheimer nelle stesse zone.
Risulta quindi particolarmente grave la novità dell’aggiungersi del Quartiere S. Pietro a Patierno ai sin troppo noti Quartieri del Porto e di Napoli est che altro rischio industriale locale non vede che l’eccezionale e del tutto fuori controllo eccessivo sviluppo dell’Aeroporto intracittadino di Capodichino. Ogni decollo/atterraggio immette ad altezza d’uomo nell’area immediatamente circostante ad altissima densità abitativa non meno di 2mila-5mila litri di kerosene combusto, che per oltre 360 movimenti aerei al giorno porta ad un totale non inferiore a circa 600mila/1 milione di litri di kerosene combusto ogni giorno!
Risulta veramente impossibile per qualunque epidemiologo non pensare a tale eccezionale immissione di inquinanti cancerogeni certi nell’aria di un quartiere densamente popolato immediatamente adiacente come concausa patogeneticamente rilevante almeno pari al tabagismo individuale.
L’avvio almeno di studi caso/controllo per identificare il nesso anziché la negazione “a prescindere”, attribuendo al solo tabagismo il record negativo di ben 173 casi incidenti/100mila tra i residenti di S Pietro a Patierno rispetto ai miseri 56 casi/100mila tra i residenti del Quartiere Posillipo, parrebbe quindi ovvio e indispensabile; ma non viene minimamente considerato né tantomeno proposto.
Noi Isde insieme alla Lilt abbiamo avviato studi caso controllo dove insiste il sito orfano “Agrimonda”, ne abbiamo accertato il rischio sanitario per gravissimo inquinamento della falda acquifera sin dal 1995 e quindi abbiamo ottenuto la immediata bonifica da parte del Commissario Unico Generale Vadalà, bonifica che sarà completata grazie a noi entro settembre 2026 dopo 35 anni di nulla da parte della Regione Campania (Asl Na3).
E’ gravissimo e antiscientifico tentare di convincere i cittadini a ricercare nei soli stili di vita individuali la spiegazione dei record negativi di incidenza di cancro e di tutte le gravissime patologie croniche sempre in eccesso nazionale a Napoli.
Si consentono così solo ulteriori alibi per giustificare i mancati interventi urgenti della politica regionale, che però nomina chi sembra colpito da “cecità epidemiologica” e gravissime amnesie laddove accusa noi di “fallacia ecologica” .
Dopo già tre condanne Cedu ricevute dall’Italia per colpa della Campania, pare quindi impossibile, nonostante il nostro disperato impegno, aggiuntivo a quello dei Prefetti e dei Commissari di Governo, evitare la quarta in itinere per mancata tutela della salute pubblica da inquinamento eccessivo del Porto e dell’Aeroporto di Napoli.
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