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Graviano vuole parlare: l’ennesimo tentativo per avere tribuna

Con la lettera inviata dall’avvocato Antonio Sanvito per conto di Giuseppe Graviano è cominciata probabilmente l’ultima mano di quella partita a poker iniziata nell’autunno del 2022, il governo Meloni da poco insediato e la regolamentazione dell’ergastolo ostativo (4 bis) sul tavolo della Corte Costituzionale, con le dichiarazioni di Salvatore Baiardo a favore delle telecamere di Massimo Giletti.

Baiardo, condannato in via definitiva per essere stato un importante favoreggiatore della latitanza dei Graviano, profetizzava la imminente resa allo Stato di Matteo Messina Denaro, gravemente malato, definendola un “regalino al governo” e collocandola in una data che avrebbe potuto coincidere con il trentennale dell’arresto di Salvatore Riina. Sbagliò di un giorno: Riina venne arrestato il 15 gennaio 1993, Messina Denaro il 16 gennaio 2023.

La mano di poker dell’ex gelataio di Omegna si interruppe bruscamente quando Urbano Cairo decise di staccare la spina a Massimo Giletti, chiudendo senza esitazioni il suo programma Non è l’arena su La7 proprio alla vigilia della puntata nella quale Baiardo avrebbe voluto parlare dei rapporti tra Berlusconi e Graviano.

Massimo Giletti (che troverà rapidamente un nuovo spazio prestigioso e cioè la prima serata su Rai Tre con Lo stato delle cose) commenterà mesi dopo, rilasciando una intervista a Gente: “Questo Paese non è ancora pronto a certe verità”. Oggi, nella disattenzione imposta da TeleMeloni, Baiardo è imputato per calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra a Firenze, per aver negato di aver mostrato a Giletti (parte offesa nel processo) la foto ritraente Silvio Berlusconi, Giuseppe Graviano (latitante) e il generale dei Carabinieri Francesco Delfino.

Così torniamo a Giuseppe Graviano, il quale deve aver avuto la sensazione che ebbero gli antichi Egizi quando si accorsero che le acque del Mar Rosso stavano per richiudersi sopra le loro teste: game over. Recentemente infatti Graviano ha rimediato l’ennesima condanna all’ergastolo nell’appello bis del processo ‘ndrangheta stragista che si celebra a Reggio Calabria e riguarda i delitti commessi in Calabria contro i Carabinieri tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, in nome (questa è l’ipotesi dell’accusa sostenuta caparbiamente dal dott. Giuseppe Lombardo) dell’alleanza tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta rispetto alla strategia terroristico-stragista.

E’ lecito immaginare che abbia pensato di “mettere un piede in mezzo alla porta”, in uno dei pochi procedimenti non ancora chiusi nei quali può pensare di avere tribuna ovvero quello a carico di Marcello Dell’Utri come mandante esterno delle stragi del 1992, incardinato a Caltanissetta. A Firenze infatti recentemente è stato archiviato un procedimento analogo che riguardava le stragi del 1993.

Anche il procedimento di Caltanissetta sarebbe già probabilmente archiviato, in questo senso infatti si è mossa la Procura guidata dal dott. Salvatore De Luca (quello dello “zero tagliato” per la pista nera), se non fosse per la consueta tenacia dell’avv. Fabio Repici, rappresentante di Salvatore Borsellino, che si è opposto all’archiviazione e che oggi a maggior ragione chiede a Procura e Giudice per le indagini preliminari (Santi Bologna) di rimettere sul ruolo il procedimento e di chiamare immediatamente Giuseppe Graviano a girare le carte sul tavolo.

Cosa mi fa pensare che questa lettera rappresenti soltanto e purtroppo un’altra mano di poker?

Graviano non manifesta affatto la disponibilità a collaborare con la magistratura, non ha nessuna intenzione di diventare un collaboratore di giustizia, il che gli imporrebbe innanzitutto di ammettere le proprie responsabilità nei delitti che gli sono stati accollati, al contrario invece nella lettera si precisa che Graviano continua a ritenersi estraneo agli addebiti. Ma c’è di più e sono due passaggi davvero clamorosi.

Il primo: l’avvocato scrive che “comunque”, cioè qualunque cosa Procura e Gip decidano sulla riapertura del procedimento, le “verità” di Graviano verranno consegnate all’opinione pubblica, in ossequio al diritto dei cittadini ad essere informati e al diritto di cronaca. Davvero commovente che uno stragista patentato si preoccupi dell’articolo 21 della Costituzione!

Un passaggio che avrà fatto immediatamente drizzare le antenne ai piani più alti di Palazzo Chigi e non soltanto. Una vera e propria minaccia ben travestita (ma chi oggi non sa “travestire” una intimidazione?), verso una pluralità di soggetti che verosimilmente non hanno piacere di ritrovarsi su giornali e canali social le “memorie” di Graviano su Dell’Utri nell’anno delle elezioni politiche.

Il secondo passaggio è da “apprendista latinorum”: un classico caso di excusatio non petita… L’avvocato scrive infatti: la presente comunicazione non deve essere letta come un messaggio occulto, criptato, subliminale che Giuseppe Graviano intende veicolare verso l’esterno attraverso i canali giudiziari. Grazie: più chiaro di così! E buona campagna elettorale a tutti.

L’articolo Graviano vuole parlare: l’ennesimo tentativo per avere tribuna proviene da Il Fatto Quotidiano.


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