Guerra ultime notizie. Ft: Iran valuta di colpire obiettivi militari Usa anche in Europa
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Secondo funzionari iraniani, Teheran sarebbe pronta a espandere il conflitto in caso di escalation
Gli Usa senza missili, pressioni di Trump sui big dell’industria bellica
da New York Luca Veronese

La pressione della Casa Bianca è ora tutta sui grandi produttori di armi per il Pentagono. Dopo le sfuriate di Donald Trump e le risposte balbettanti del segretario alla Difesa, Pete Hegseth, è l’industria bellica americana a dovere fare la sua parte, per ordine del presidente. Lockheed Martin, Northrop Grumman, Boeing, ma anche società specializzate in tecnologia militare come Anduril, e società di analisi dati come Palantir, sono chiamate a dare risposte «rapide e complete»: così ha scritto il Pentagono in un documento interno e riservato, mentre il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle guerra in Iran (dopo le forniture garantite all’Ucraina e agli alleati) sta riducendo drasticamente le scorte di missili e armi strategiche.
Una settimana fa, il vicesegretario alla Difesa, Steve Feinberg, ha scritto ai leader dell’industria americana, concedendo non più di venti giorni per presentare piani per «accelerare significativamente i tempi di consegna e aumentare la produzione di capacità critiche». I toni usati nel promemoria del dipartimento della Difesa – ottenuto dal Washington Post – rivelano tutta l’urgenza delle richieste, e anche una certa improvvisazione dell’amministrazione. «Non sono più accettabili cicli di sviluppo che durano anni, dobbiamo accelerare drasticamente i nostri programmi ed espandere subito la nostra capacità produttiva», ha avvisato Feinberg, manager di grande esperienza, già ceo di Cerberus Capital Management. E consigliere fedelissimo in un team al quale Trump ha affidato la supervisione della strategia per ripristinare le scorte di missili americani, scavalcando Hegseth.
Hezbollah, non ci ritiriamo dalla collina di Ali Taher
Hezbollah, il partito armato libanese alleato dell’Iran, non abbandonerà le alture strategiche di Ali Taher, che dominano la città di Nabatiye e che le forze di occupazione israeliane cercano di conquistare. Lo ha affermato il deputato del partito sciita Hassan Ezzeddine, secondo cui il movimento “farà fronte a ogni atto di aggressione”. Le colline sono da settimane bersaglio dei raid aerei e di artiglieria israeliane. Citato stamani dai media di Beirut, Ezzeddine ha definito Ali Taher “una delle posizioni chiave della resistenza”, aggiungendo che il Partito di Dio “compirà il proprio dovere nazionale” in caso di attacco israeliano al sito. Il deputato ha inoltre indicato che un eventuale sostegno dell’Iran in questo contesto rappresenterebbe una fonte di forza aggiuntiva, spingendosi ad affermare che Teheran “potrebbe stabilire una nuova equazione riguardo Ali Taher”. Le autorità israeliane sostengono che ad Ali Taher abbia sede il quartier generale militare del Partito di Dio nel sud del Libano occupato, insieme a ufficiali di alto rango dei pasdaran iraniani, quadri del partito e combattenti di altre nazionalità. Ezzeddine ha infine giudicato privo di valore, agli occhi di Hezbollah, l’accordo quadro tra Libano e Israele firmato a fine giugno sotto l’egida di Washington. E questo sulla scia delle parole pronunciate venerdì scorso dal segretario generale Naim Qassem, secondo cui “la rabbia nella strada esiste e persiste”, ma la sua espressione attende “il momento e le circostanze appropriate”.
Cisgiordania, gara appalto di Israele per progetto insediamento E1
Il ministero delle Costruzioni e dell’Edilizia israeliano ha indetto una gara d’appalto per la costruzione di 1.234 nuove unità abitative in Cisgiordania, nell’ambito del piano di insediamento E1, secondo quanto riportato dal Times of Israel. E1 è il nome dell’area a est di Gerusalemme dove le autorità israeliane intendono ampliare il vicino insediamento illegale di Ma’ale Adumim. Se realizzato, il progetto impedirebbe di creare uno Stato palestinese contiguo nei territori occupati. Lo scorso maggio Italia, Regno Unito, Francia e Germania hanno ammonito le imprese sulle “conseguenze” legali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, affermando in una nota congiunta che “non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione di insediamenti nell’area E1”.
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