Marche

«Sì ai risarcimenti. A risponderne è Marche Multiservizi»

PESARO L’acqua è tornata (quasi) ovunque. Ma tutto attorno c’è una melma, metaforica ovviamente. Imprenditori e cittadini si chiedono cosa possono fare per i disagi vissuti. Le associazioni di categoria sono al lavoro per capire se ci sono i termini per una class-action o iniziative singole, il Corriere Adriatico ha chiesto un consulto all’avvocato Floro Bisello, pesarese, e segretario nazionale dell’associazione a difesa dei consumatori (Adusbef). Spiegando le differenze tra attività economiche e privati.

 

La situazione

L’avvocato Floro Bisello

Dopo i giorni di secca «non ci si deve rassegnare. Si può inviare un reclamo scritto Marche Multiservizi, chiedendo spiegazioni sulle cause del guasto e quali indennizzi automatici o riduzioni in bolletta siano previsti dal contratto di servizio e dalle regole fissate dall’autorità che regola il settore idrico». Ma se il disagio ha causato un danno concreto come spese extra per approvvigionarsi di acqua, prodotti buttati, giornate di lavoro perse o prenotazioni annullate si «può chiedere un risarcimento ulteriore, allegando prove come scontrini, foto e mail di disdette». Se il gestore «nega o offre poco, resta sempre la possibilità di rivolgersi a un’associazione di consumatori o al giudice ordinario per far valere il diritto al risarcimento del danno ingiusto, secondo le regole generali sulla responsabilità civile». Queste che obbligano chi causa un danno a «rimettere il danneggiato nella situazione economica in cui sarebbe stato senza quel fatto». Dunque i privati potrebbero avere diritto a riduzioni in bolletta mentre per le attività economiche ci possono essere rimborsi. Si è parlato di emergenza straordinaria, ma qual è il confine con l’interruzione di pubblico servizio, se c’è? «La rottura di una tubazione è un guasto tecnico, che può capitare e che il gestore deve affrontare con diligenza, ma quando l’effetto è che tutta una città resta giorni senza acqua, si entra nel terreno dell’interruzione o grave turbativa di un servizio pubblico essenziale», prosegue. E ancora: «Sul piano penale esiste un reato specifico di interruzione di pubblico servizio che richiede una condotta dolosa e un’alterazione del funzionamento del servizio. Sul piano civile, per gli utenti, ciò che conta è se l’interruzione era evitabile o gestibile meglio con adeguata manutenzione, controlli e organizzazione».

A chi rivolgersi

Per Bisello a rispondere è «Mms che ha con gli utenti un rapporto di tipo contrattuale o assimilato: incassa le bollette, gestisce reti e impianti e deve garantire un servizio continuo e di qualità, salvo cause di forza maggiore davvero eccezionali». Il Comune di Pesaro «in qualità di ente territoriale che affida il servizio ha il compito di programmare e vigilare sulla gestione della rete idrica». E questo «non lo esime da eventuali responsabilità. Qualora emergesse che i piani di investimento, gli interventi di manutenzione o l’attività di controllo sono stati gravemente insufficienti».

Le richieste

Per il segretario si possono richiedere gli indennizzi o i rimborsi automatici previsti dal contratto di servizio e dalle regole di settore ma «se il danno è più ampio di questi importi standard, si può tentare un vero risarcimento aggiuntivo in denaro, rivolgendosi al gestore e, in mancanza di accordo, al giudice». Oltre i classici rimborsi se provate «le grandi perdite possono ammontare anche a migliaia di euro, in base alle spese extra o per le attività alle perdite paragonate, anche, in base al fatturato degli anni precedenti», conclude Floro Bisello.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »