Piemonte

Bruno Ceretto: “I libri che porto sempre con me nascono dagli incontri di una vita”


«Io ero un grande amico di Enzo Biagi, ci siamo frequentati per tanto tempo. Ha cominciato a venire come grande ospite agli incontri che facevamo periodicamente finché è diventato un habitué e ogni quattro mesi era qui da noi alla Bernardina. Ho ritrovato recentemente il suo “Dizionario del Novecento” dove ci sono le storie e gli incontri con personaggi incredibili. L’ho letto e riletto».

A 89 anni Bruno Ceretto, uno dei grandi produttori di vini delle Langhe, l’uomo che ha portato tra i primi il barolo nel mondo risponde con la solita energia. È in vacanza in Francia, sulla costa, con figli e nipoti. «Per me la vita è cambiata in positivo perché ho finalmente il tempo per leggere, dopo aver battuto per settant’anni i marciapiedi in tutto il mondo. Ancora adesso qualche viaggio lo faccio all’estero, ma prima non avevo mai tempo a leggere se non qualche pezzo su qualche giornale».

Le letture di Ceretto, come per tutti, rappresentano una specie di autobiografia di incontri, sentimenti e desideri.

«Sono molto amico di un piccolo editore molto raffinato di Savigliano, Nino Aragno, che nella vita fa l’imprenditore in un altro settore. Lo stimo e lo ammiro molto. Due anni anni fa è entrato in possesso di tutto quello che scriveva Luigi Einaudi che anche quando era Presidente della Repubblica faceva le vacanze a settembre qui in Langa a curare la vendemmia, seguendo la contabilità di tutta la tenuta. Aragno ha pubblicato questi scritti che costituiscono un insieme ineguagliabile di insegnamenti perché non è cambiato niente per chi vuole fare l’agricoltore e soprattutto il viticoltore in purezza. Si intitola: “Insegnare l’economia». Al Ceretto produttore di vino, Aragno ha regalato un’edizione di duecento copie dedicata con gli insegnamenti di Einaudi produttore di vino: «Una cosa veramente rara. L’ho mandato anche a Mattarella che mi ha risposto felice di averlo letto aggiungendo di averlo inviato anche al ministro dell’Economia. Einaudi si dedicava con precisione e passione a studiare come creare profitto, una parola che sembra in disuso e considerata come furto, mentre per lui rappresentava il fattore decisivo in economia, creare ricchezza. In quel libretto ci sono dettagli della sua vita, come quello di aver acquistato il primo ettaro di terra a Dogliani con i risparmi dei suoi primi due anni di insegnamento universitario a Torino. Ha formato così un’azienda che ancora oggi dà lavoro a molte persone, ha una settantina di ettari, produce un grande barolo e un grande dolcetto. Insomma ha lasciato qualcosa che continua e che dà non soltanto prestigio ma mantiene molte famiglie. È una storia a cui mi sento legato».Ceretto, capo a sua volta di una famiglia e di una grande impresa, confessa poi di avere un’altra lettura preferita, dove si incrociano tanti aspetti della sua personalità: “Leadership, Sei lezioni di strategia globale” di Henry Kissinger. «Per me rappresenta una memoria ed una visione del futuro. Ma è quello di Aragno che mi ha coinvolto di più anche se sono solo 70 pagine molto precise e molto raffinate che educano a diventare un grande viticultore». C’è poi l’inevitabile richiamo alle radici, che ogni anno in questi giorni si riattiva con il Festival dedicato a Cesare Pavese: «Io sono di Santo Stefano Belbo – dice Ceretto – ed ero anche amico di Beppe Fenoglio che ad Alba abitava proprio vicino a me a 10 metri, un grande uomo e un grande scrittore. Però Pavese muove la nostalgia del Belbo e alla mia età la nostalgia gioca».

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