Svolta nelle indagini sull’omicidio di Montese, arrestata la moglie di Daouda Sangarè

Svolta drammatica nelle indagini sul delitto di Montese che da ormai due settimane non aveva ancora indagati. Nel tardo pomeriggio, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Modena hanno arrestato la moglie di Douada Sangarè, il 30enne ivoriano ucciso a coltellate all’alba del 2 agosto nel piccolo centro dell’Appennino.
L’operazione è scattata su delega della Procura della Repubblica, che ha richiesto e ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modena un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della donna, ritenuta gravemente indiziata di omicidio volontario.
Su disposizione della Procura, la giovane ivoriana è stata subito trasferita al carcere di Sant’Anna. Attualmente resta in attesa della fissazione dell’interrogatorio di garanzia da parte del Giudice per le Indagini Preliminari, un passaggio decisivo per chiarire i contorni di una vicenda, che presenta molti punti oscuro.
La tragedia si era consumata sulla soglia dell’abitazione della coppia, situata al civico 422 di via Righi, lungo la Provinciale che attraversa Montese. Douada Sangarè era stato soccorso dal personale del 118 nella prima mattina, quando i colpi di un’arma da taglio erano stati inferti ormai da troppo tempo.
Secondo le prime ricostruzioni, alla base della violenta aggressione vi sarebbe stata una lite esplosa per cause non ancora chiarite. L’attività d’indagine si è svolta e prosegue nel massimo riserbo: diverse persone, tra cui la stessa moglie poi riaccompagnata a casa, erano state ascoltate all’interno della caserma dell’Arma come potenzialmente informate sui fatti, ma senza che scattasse alcun provvedimento di fermo. Almeno fino ad oggi, quando la magistratura ha ravveduto elementi sufficienti a far scattare il provvedimento nei confronti della ragazza.
Sangarè, descritto da tutti i conoscenti e dalla comunità locale come un gran lavoratore e una persona del tutto tranquilla, viveva a Montese dal 2021 ed era impiegato in modo regolare come saldatore presso la ditta Bernabei nella frazione di Salto. Soltanto un mese prima del tragico epilogo era stato raggiunto in Italia proprio dalla giovane consorte connazionale, arrivata con la prospettiva di costruire una stabilità di coppia ed espandere la famiglia, un progetto ora naufragato nella più grave delle accuse.
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