La biblioteca resiste: stabile al 15% la frequentazione, ma cresce l’utente ibrido tra scaffali e web

Mentre la lettura di libri arretra, la frequentazione delle biblioteche tiene. Secondo l’Indagine “Aspetti della vita quotidiana” del 2025, il 14,9% delle persone di sei anni e più si è recato in una biblioteca almeno una volta, un dato che si mantiene sostanzialmente stabile rispetto a dieci anni fa (15,1%).
Dopo il crollo pandemico del 2021 (7,4%), il ritorno alla normalità ha restituito alle biblioteche il loro ruolo di presidio culturale, specialmente per i più giovani.
Un luogo per i giovani e per lo studio
La biblioteca in Italia è, prima di tutto, un luogo per le nuove generazioni. Quasi un giovane su tre fino a 24 anni (30,9%) ne varca le porte almeno una volta all’anno, con un picco tra i bambini e i ragazzi dai 6 ai 14 anni. La funzione primaria resta quella del prestito (50,9%), ma per i giovani tra i 15 e i 24 anni la biblioteca si trasforma in un’estensione dell’aula studio: oltre l’80% dei 20-24enni la utilizza con questo scopo.
La biblioteca assolve quindi a una duplice funzione: per i più piccoli (6-10 anni) è un luogo magico di scoperta e prestito, mentre per gli adolescenti diventa uno spazio sociale e funzionale per lo studio, sopperendo spesso alla mancanza di spazi adeguati nelle case o nelle scuole. Un dato significativo è che 6 ragazzi su 10 tra i 6 e i 16 anni dichiarano di avere una biblioteca a scuola, ma solo il 55% la utilizza. Le ragazze ne fanno un uso maggiore dei ragazzi (58,7% contro 52,4%), confermando anche in questo ambito una maggiore propensione femminile.
Le mappe della disuguaglianza (anche per le biblioteche)
Come per la lettura, anche per la frequentazione delle biblioteche il divario territoriale è drammatico. Al Nord il 20,3% della popolazione frequenta una biblioteca, mentre al Sud la quota scende sotto il 10%. A ciò si aggiunge il consueto divario sociale: il 22,8% dei laureati usa la biblioteca, contro appena il 2,8% di chi ha la licenza elementare. I dati confermano come l’accesso alla cultura sia ancora fortemente condizionato dall’ambiente di provenienza.
Il digitale non sostituisce, ma integra
L’innovazione più interessante riguarda il rapporto tra biblioteca fisica e virtuale. Il digitale non sta uccidendo la biblioteca, ma la sta trasformando. Nel 2025, il 6,6% della popolazione ha usufruito di servizi bibliotecari online (cataloghi, prestiti, consultazione). La maggior parte di questi (3,8%) adotta un approccio “ibrido”: combina l’accesso fisico con quello digitale.
La pandemia ha giocato un ruolo di acceleratore in questo senso. Nel 2021, durante le chiusure, l’accesso online ha tenuto in vita il rapporto con gli utenti, rappresentando la quota maggiore delle interazioni. Oggi, l’accesso esclusivamente online si è stabilizzato (2,8%), mentre quello fisico è tornato a crescere. Il digitale, tuttavia, dimostra di poter abbattere alcune barriere territoriali: se per la frequenza fisica il Sud è distante dal Nord, nell’accesso esclusivamente virtuale i livelli si equivalgono. Ciò suggerisce che la digitalizzazione può essere un volano per superare le “emergenze” strutturali di alcune aree del Paese.
Il libro cartaceo è ancora re
Infine, i dati confermano la centralità del formato cartaceo, anche in un’era sempre più digitale. Nel 2025, oltre 20 milioni di italiani leggono ancora libri di carta (36,9% della popolazione), pari all’88,7% dei lettori. Solo il 10,7% legge ebook, mentre gli audiolibri interessano appena il 2,5% della popolazione.
Oltre sette lettori su dieci (71,5%) sono “puristi” della carta, mentre cresce lentamente la quota di lettori ibridi che alternano i supporti (17,6%). La rivoluzione digitale nella lettura, insomma, c’è stata, ma ha creato un’integrazione più che una sostituzione, con il libro cartaceo che mantiene un primato indiscutibile, soprattutto tra i più piccoli (90,8%) e gli anziani (83,6%).
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