Alfredo Marasti – Le avventure-Canto alle città visibili
Alfredo Marasti rappresenta il caso di un artista che non teme certo di inserirsi nel filone dei vecchi cantautori, per quanto per alcuni questo significhi essere desueti o demodé. Poco male, perché all’autore pistoiese (di Pescia) interessa la sostanza di una canzone più che la forma, e nella sua proposta si avvertono proprio gli echi dei migliori esponenti della nostra canzone d’autore, e non solo.

Ovvio, sarebbe controproducente paragonarlo a determinati mostri sacri, come De Andrè o Guccini, e non lo faremo certo in questa sede, però non è un male nemmeno essere ambiziosi dal punto di vista meramente artistico e dei contenuti, in un momento storico in cui le motivazioni che spingono alcuni nuovi nomi della scena musicale sembrano essere molto diverse.
Da sempre interessato all’idea che sta dietro a un album, Marasti dopo un debutto autoprodotto nel 2012 ha continuato un percorso che ha beneficiato di una svolta dopo l’incontro con l’etichetta indipendente “La Stanza Nascosta Records”. Con essa ha messo in fila lavori peculiari e ricchissimi di rimandi e suggestioni, sia letterarie che musicali, tra cui “Il Dimenticatoio- Canto monumentale alle identità perdute”, il quale, pubblicato nel 2025, si staglia dal resto per qualità e varietà di tematiche.
A distanza di un solo anno, il Nostro ritorna in pista con un altro disco che denota, oltre a un’evidente urgenza narrativa, unita a una densa prolificità, anche una certa vena ispiratrice, laddove anche stavolta si è inoltrato in un vero concept album, incentrato nella fattispecie sulla perdita e su un relativo viaggio pensato come naturale antidoto a essa.
Muovendosi abilmente tra folk e pop, in un registro sonoro che meglio sembra contenere e tradurre le sue tante idee, “Le avventure – Canto alle città visibili” conferma il suo talento e mostra una scrittura fresca e originale, nonostante talora si debba riscontrare un’eccessiva verbosità.
Un punto di forza è nella capacità di tratteggiare momenti esistenziali, con alcuni episodi in particolare dove emerge la componente autobiografica, non senza disdegnare efficaci punte di ironia.
Introdotto dalla vitale e liberatoria “Dire tutto!”, l’opera mantiene alta la soglia dell’attenzione con pochi momenti raccolti, privilegiando quei brani che possano garantire un certo impatto emotivo (penso a “Lungomare” e “Sentimenti del tempo”), con il singolo “Maltese” a imporsi tra i suoi vertici tout-court.
Lungo la scaletta ci si imbatte pure in “Ultimo tango”, riuscita cover di “Closing Time” di Leonard Cohen, uno dei numi tutelari.
In “Le avventure – Canto alle città visibili” non tutto risulta essere perfettamente a fuoco ma è comunque lodevole l’intento comunicativo di Alfredo Marasti e colpisce la ricerca di connotare ogni singolo brano con significati propri, capaci di completare un mosaico vivace ed esemplificativo della sua poetica.
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