Marche

«A Rigopiano non fu una fatalità. La tragedia poteva essere evitata»


PIORACO «È emerso quello che sosteniamo da sempre, la tragedia di Rigopiano si poteva e si doveva evitare. Non è stata una fatalità da attribuire alla natura, la natura non ha responsabilità, la colpa è solo degli uomini». Ne è sempre stata convinta Paola Ferretti che il 18 gennaio 2017 perse suo figlio, Emanuele Bonifazi, nell’hotel di Farindola travolto da una valanga. Emanuele aveva 31 anni, originario di Pioraco, da quattro anni era addetto alla reception della struttura abruzzese. 

Il deposito

Ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza bis con cui la Corte d’Appello di Perugia lo scorso 11 febbraio aveva condannato a due anni tre ex dirigenti regionali (uno è deceduto a luglio), assolto l’ex sindaco di Farindola, un ex tecnico comunale e tre dirigenti regionali. Mentre per due ex dirigenti della Provincia era stata dichiarata la prescrizione.

Nelle motivazioni i giudici umbri scrivono che «l’assenza della Carta di localizzazione probabile delle valanghe (Clpv) si pone come antecedente causale certo delle conseguenze disastrose della valanga, non già per aver cagionato il distacco della valanga (che resta un evento naturale non imputabile di per sé ad alcuno) ma per aver precluso – anche agli altri soggetti istituzionali aventi poteri di intervento in materia di Protezione civile – ogni possibilità di impedire che il distacco e lo scorrimento della imponente massa nevosa sul versante declive della montagna andasse a provocare la distruzione della struttura alberghiera e la morte di molti di coloro che in quel momento si trovavano all’interno della stessa». Non solo. «È il mancato preventivo monitoraggio della disponibilità di mezzi adeguati ad assicurare la viabilità della SP8 in periodo invernale, in cui l’ingombro creato dalla neve costituiva un’evenienza tutt’altro che improbabile, che costituisce, per gli imputati del “blocco Provincia”, la cautela violata, fondante la tipicità oggettiva colposa per i delitti di omicidio e lesioni».

La reazione

«Ventinove persone si sarebbero potute salvare se si fosse pensato alla prevenzione, una parola che usiamo quando ci fa comodo – continua Paola Ferretti -, ma la Regione Abruzzo questa parola l’ha disattesa per 25 anni (non disponendo la Carta valanghe). Per noi non c’è nulla di nuovo. Adesso le motivazioni andranno lette e valutate dagli avvocati, noi non siamo in grado di affrontare il discorso da un punto di vista giuridico, attenderemo il tempo necessario, probabilmente ci sarà un nuovo passaggio in Cassazione». Ferretti e il marito Egidio Bonifazi auspicano che venga presentato «un ricorso contro la prescrizione degli ex dirigenti della Provincia perché riteniamo sia stata veramente vergognosa. Auspichiamo – continua la mamma di Emanuele Bonifazi – che la Procura possa trovare gli estremi per farlo. Per noi il calvario si allunga ma dobbiamo tirare fuori tutta la verità, perché riteniamo che gli ex dirigenti della Provincia siano responsabili così come gli ex funzionari della Regione. Prescritto dopotutto non vuol dire assolto. Per gli ex dirigenti della Regione condannati ormai aspetteremo, faranno sicuramente ricorso, ma noi affronteremo fiduciosi anche questo ultimo giudizio».

I nomi

Sei delle 29 vittime di Rigopiano erano marchigiane: oltre al 31enne di Pioraco Emanuele Bonifazi, c’erano il pilota d’aereo Marco Tanda, 25 anni di Castelraimondo, la coppia di fidanzati di Castignano, in provincia di Ascoli, Marco Vagnarelli, 44 anni, dipendente della Whirlpool di Comunanza, e Paola Tomassini, originaria di Montalto Marche, dipendente dell’Autogrill di Pedaso sull’A14 e i coniugi osimani Domenico Di Michelangelo, poliziotto di 41 anni, e Marina Serraiocco, 37 anni, titolare di un negozio di bomboniere, genitori del piccolo Samuel che fu tra gli undici sopravvissuti.




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