Sicilia

È morto Pippo Marchioro, portò il Cesena in Coppa Uefa

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Giuseppe “Pippo” Marchioro, tecnico di lungo corso con oltre 900 panchine nel calcio professionistico e un palmares di 5 promozioni, ottenute con Como (doppio salto dalla C-1 alla A dal 1978 al 1980), Barletta (dalla C-1 alla B nel 1986-87) e Reggiana (dalla C1 alla B nel 1988-89, dalla B alla A nel 1992-93), cui va aggiunta una Coppa Italia di Serie C vinta nel 1972-73 con l’Alessandria. Marchioro, nato a Milano il 13 marzo 1936, si è spento serenamente nella propria abitazione di Cesena nella serata di mercoledì 5 agosto, circondato dall’affetto della figlia Letizia, del genero Alberto e dei nipoti Federica e Lorenzo. Le esequie si terranno sabato 8 alle 10 presso la Chiesa della Madonna delle Rose. Prima di intraprendere la carriera da allenatore, Marchioro è stato un discreto calciatore: cresciuto nelle giovanili del Milan, col quale vinse il Torneo di Viareggio nel 1957, ha giocato prevalentemente tra C e B, conquistando una doppia promozione dalla C alla A con la maglia del Varese (1962-1964) e segnando un gol nella finale di Coppa Italia 1966, persa dal suo Catanzaro contro la Fiorentina.

Conclusa la carriera al Legnano, nel 1968 Marchioro è entrato a far parte come vice allenatore dello staff del Monza, guidato prima da Nils Liedholm, poi da Gigi Radice. Il primo ruolo di allenatore arriva nel 1970 a Verbania, seguito dalle esperienze di Alessandria e Como, preludio al debutto in A nel 1975-76 sulla panchina del Cesena, che trascina a uno storico quinto posto con relativa qualificazione alla Coppa Uefa. L’estate successiva arriva la chiamata del Milan, ma l’avventura si chiude dopo sole 25 partite tra campionato, Coppa Italia e Coppa Uefa. A Como ritrova il tocco magico, riportando i lariani in A in un biennio splendido, poi dopo alcune panchine al Sud (a Barletta subentra a Fogli e trascina la squadra in B) arriva la chiamata della Reggiana, la tappa più lunga e significativa della sua carriera: 6 annate, due promozioni (la prima in A della storia granata) e una clamorosa salvezza arpionata all’ultima giornata battendo il Milan degli invincibili di Fabio Capello a San Siro, che di lì a poco avrebbe conquistato la Champions umiliando il Barcellona. Chiuderà la carriera nel 1997 dopo brevi tappe trascorse con Genoa, Venezia, Cesena e Triestina.


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