Piemonte

Minato: “Per l’eclissi dovete salire in quota ma lontano dalle Alpi”

L’ultima volta che una grande eclissi solare fu visibile in Italia era l’11 agosto 1999. Il 12 agosto 2026, un giorno e 27 anni dopo, torinesi e piemontesi potranno godere nuovamente del fenomeno da una posizione abbastanza fortunata. Nel nostro paese l’eclissi sarà parziale (a differenza di Groenlandia, Spagna, Portogallo e Islanda dove sarà totale) e a questa seguirà il passaggio dello sciame meteorico conosciuto come le Perseidi. Una “doppietta” astronomica che regalerà uno spettacolo unico, soprattutto per chi vorrà fotografarlo. Anche Valerio Minato, fotografo biellese autore di “Superga, Monviso e falce di luna”, andrà a caccia dello scatto migliore e lo farà nel nord-Italia. Il suo segreto? Una buona conoscenza di geografia, cartografia e astronomia.

È la sua prima eclissi solare?

«Sì. Qualche anno fa ci fu una parziale, ma la copertura era molto bassa, 30-35%. La fase che mi interessa di più sarà tra le 20,10 e le 20,20. In quel momento la copertura sarà particolare perché pur non avendo l’eclissi totale in Italia, qui nel nord sarà sopra il 90%. Al culmine, se avremo la fortuna di osservarlo, vedremo una falce di sole che assomiglierà a uno smile capovolto: le punte verso il basso e la “pancia” verso l’alto. Per come lavoro io, con una focale piuttosto spinta e la prospettiva schiacciata, quello sarà il momento clou. Sono molto curioso di capire quanto degraderà la luce nonostante il sole alto nel cielo, quanto cambierà la percezione. Al di là delle condizioni meteo fotograferò qualcosa di suggestivo e affascinante. Non vedo l’ora di vederla con i miei occhi».

Dove consiglia di andare a vederla?

«Secondo me la visuale migliore la si può godere a Chieri, Villanova d’Asti, Riva di Chieri, Carmagnola, Ceresole d’Alba. Anche nella zona collinare vicina a Torino, purché ci sia una visuale libera a nord ovest. A chi è in Piemonte consiglio vivamente di allontanarsi dalla catena alpina. Se si provasse a vedere l’eclissi a Pinerolo, piuttosto che ad Avigliana o Biella, che sono paesi molto vicini all’arco alpino, il sole mi andrà dietro la montagna molto prima di raggiungere il culmine. Sul sito “Eclipsemap” scegliendo una posizione sulla mappa si può capire a che ora, e fino a che ora, si può vedere l’eclissi. In generale eviterei di restare in città o mettermi nei parchi principali perché sono comunque punti bassi. Basta salire un po’ di quota per godersi il culmine. Sempre che il cielo sia libero».

E invece cosa consigli a chi vuole fotografarla?

«La variabile meteo va sempre considerata. Io nell’ultimo mese ho fatto delle valutazioni, ma mi baserò sulle condizioni atmosferiche del giorno stesso. Tutto dipende da come sarà l’aria, quanto è limpida. Sia che si voglia fotografarla, che guardarla ci sono degli accorgimenti da prendere. Nei primi 40 minuti il disco lunare coprirà buona parte di quello solare, ma è un buio che non deve trarre in inganno. Anche se noi, e i nostri dispositivi, captiamo meno luce, la radiazione arriva ugualmente. Se la si guarda sono assolutamente necessari dei dispositivi per la protezione degli occhi. Per le macchine fotografiche è meglio usare dei filtri che vadano a schermare e ridurre la radiazione luminosa. Quando poi il sole sarà basso sull’orizzonte, intorno alle ore 20,15, si potrà sfruttare l’effetto filtro dell’atmosfera. Io scatterò senza filtri solo durante gli ultimi minuti e penso che anche altri potrebbero farlo».

Il cellulare è sufficiente per una buona foto?

«Secondo me il sole in eclissi, come per la luna, va fotografato con una focale, quindi i telefoni di ultima generazione vanno bene. Se vuoi fare uno scatto qualitativamente alto, in cui si veda bene il disco disco lunare che va a coprire quello solare, ovviamente serve una macchina fotografica con un obiettivo. È sufficiente una compatta digitale con un po’ di zoom, per catturare le varie fasi, con le varie coperture. Sui cellulari vale sempre lo stesso discorso delle radiazioni, è buona cosa cercare di tutelare lenti e sensori con filtri appositi».

Un grande scatto potrebbe essere negato da qualche nuvola. Cosa si prova alla vigilia di un evento così?

«Mi è capitato altre volte di trovarmi in procinto di andare a realizzare una cosa che sapevo essere molto rara. Il rischio è di rimanere con un pugno di mosche in mano. Nonostante ciò, se il potenziale risultato è molto valido mi sento spinto a correre dei rischi maggiori. Farò sempre la scelta più rischiosa, dal punto di vista meteorologico, ma che mi permette di portare a casa il risultato più suggestivo, più wow. Ti confesso che non vedo l’ora di vedere l’eclissi con i miei occhi».


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