Cultura

God Is An Astronaut, Eur Social Park, Roma (17/06/2026)

Nella suggestiva location dell’Eur Social Park, gli irlandesi God Is An Astronaut tornano a Roma a distanza di pochi mesi dall’ultimo concerto indoor al Largo Venue. Il trio si conferma in ottimo stato di forma, capace di offrire una godibilissima ora e mezza di show tra sfuriate elettriche e squarci melodici di intima potenza.

Si parte con gli arpeggi malinconici di “Falling Leaves”, primo estratto live dall’ultimo album “Embers”, uscito ormai due anni fa per la Napalm Records. A seguire c’è “Epitaph”, che alza i toni con il suo andamento in bilico tra post-rock oscuro e metal elefantiaco. Il recupero del tempo passato è nelle atmosfere nordiche di “All Is Violent, All Is Bright”, che si dipanano suadenti verso la coda ossessiva e tribale, guidata dallo splendido lavoro alla batteria del recente innesto Anxo Silveria.
Il concerto viaggia tra l’iniziale quiete melodica di “Apparition” alle trame industrial dell’implacabile “Seance Room”. L’universo sonico dipinto dal vivo dai God Is An Astronaut è un crocevia di stili e tonalità, accomunati da un saliscendi emotivo come nella successiva “Odyssey”, che parte quasi come una giga acustica irlandese per poi sfogarsi in un tenebroso vorticare chitarristico da pelle d’oca.

Quelle del gruppo irlandese sono di fatto delle mini-suite cosmogoniche, ora più strettamente post-rock (“Suicide By Star” e “Frozen Twilight”), di colpo a virare verso un dark-metal sofisticato (“Oscillation”). L’apice dello show è sicuramente la maratona di oltre dieci minuti “Embers”, che spettina il pubblico presente tra ritmi tribali e aperture furenti.
Il trio è una macchina da palco perfetta, anche quando annunciano l’inutilità di uscire per poi tornare subito dopo per l’ovvio bis. L’intro cameristica di “Forever Lost” porta lo show su nuove vette emozionali, prima della chiusura con le atmosfere drone di “From Dust To The Beyond”.
Si esce sotto gli alberi di Roma, appagati per un concerto onesto, diretto e dal sapore squisito.


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