Loathe – A Stranger To You
L’ambizione è sempre un aspetto positivo per quanto riguarda la produzione artistica? A grandi linee sì. D’altronde lo scriveva anche Dante, il Sommo Poeta: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. La curiosità, il coraggio e il desiderio di spingersi oltre, travalicando i limiti del consentito come fece Ulisse, sono qualità che di certo non mancano ai Loathe – una band inglese che, da qualche anno a questa parte, sta provando a dare un nuovo volto al metalcore.

Difficile però mettere a fuoco i connotati di “A Stranger To You”, un album talmente carico ed eccessivo da rivelarsi più pretenzioso che ambizioso. Il quartetto di Liverpool, forse nella speranza di allontanarsi dai frequenti paragoni con i Deftones, dà vita a un disco incredibilmente audace nel quale ogni brano suona come il rapido affastellarsi di generi diversi.
I Loathe sono molto bravi tecnicamente e, nonostante la loro innata tendenza a strafare, riescono a dosare il talento mettendolo sempre a disposizione del messaggio. Il problema di fondo è che quest’ultimo è spesso confuso e oltre misura gonfio.
Da un punto di vista prettamente esperienziale, se così si può dire, “A Stranger To You” fa il suo dovere: è un album concepito per essere fruito nella sua interezza. La sua ostentata complessità, tuttavia, lo rende alquanto indigesto. I Loathe fondono tra loro i generi più disparati senza mai preoccuparsi di quella coesione che potrebbe dare un senso al tutto.
L’ascoltatore si trova quindi in balia di un ciclone metalcore contaminato da elementi jazz, R&B, neo soul, post-hardcore, progressive, digital hardcore, math rock, djent e nu metal. Un incrocio interessante tra stili tanto diversi tra loro che però assai di rado si concretizza in canzoni ascoltabili.
Le cose vanno meglio quando la band lascia un po’ in disparte l’ambizione e si tuffa nelle soluzioni più semplici ed essenziali garantite dalle melodie dream pop/shoegaze di “The Way It Breaks”, “Fangs”, “The Ladder” e “No Stranger To You…”, dove riescono a dar risalto alle potenzialità espressive e drammatiche della loro caratteristica componente heavy.
Ma anche per quanto riguarda la pesantezza pura e cruda, i Loathe devono complicarsi le cose prediligendo un sound estremamente elaborato e artificiale che spazza via ogni ombra di umanità e naturalezza. Mi rimangio quanto detto all’inizio: no, a volte un eccesso di ambizione può essere dannoso. Se questo deve essere il risultato, meglio non valicare le Colonne d’Ercole del metalcore.
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