Il Congresso smonta la “Flotta d’oro” di Trump: “Costerebbe 275 miliardi e peserebbe troppo sui cantieri Usa”
“Saranno le più veloci, le più grandi e di gran lunga 100 volte più potenti di qualsiasi nave da guerra mai costruita”, disse Donald Trump a fine dicembre presentando il progetto e mostrando il rendering della USS Defiant. Ora il Congressional Budget Office, l’organismo tecnico del Congresso che valuta l’impatto finanziario delle grandi iniziative del governo, ha fatto i conti: la “Golden Fleet” annunciata dal capo della Casa Bianca potrebbe trasformarsi nel programma navale più costoso della storia degli Stati Uniti. Nel rapporto pubblicato il 5 agosto, i tecnici di Capitol Hill stimano che la costruzione di 15 nuove corazzate nucleari costerà 275 miliardi di dollari e mettono in dubbio che i cantieri Usa siano in grado di rispettare il calendario previsto dal Pentagono.
Il documento nasce con un obiettivo preciso: “Stimare i potenziali costi del nuovo programma di acquisizione delle corazzate a propulsione nucleare della Marina e valutare come i nuovi programmi di corazzate e fregate influenzeranno la cantieristica navale”. Il costo complessivo del nuovo programma “sarebbe di circa 275 miliardi di dollari” tra il 2027 e il 2056. Molto più alto di quello preventivato dalla stessa Marina. Quando il progetto fu presentato, il Pentagono aveva stimato 15,1 miliardi per la prima nave e 10,2 miliardi per la seconda e la terza unità. Quelle cifre, però, riguardavano navi con motore convenzionale. Nel maggio 2026 il piano è cambiato e le nuove corazzate della classe Trump dovrebbero essere tutte a propulsione nucleare. Di conseguenza la prima unità della “Flotta d’oro”, la USS Defiant, costerebbe 23,4 miliardi (8,3 miliardi in più), mentre le successive avranno invece un costo medio di 18 miliardi.
Secondo il rapporto, ogni nave della nuova classe BBGN avrà un dislocamento di circa 35.000 tonnellate, sarà lunga fino a 880 piedi (circa 268 metri) e disporrà di un arsenale senza precedenti: missili antiaerei, antinave e per attacco terrestre, missili ipersonici Conventional Prompt Strike, missili da crociera a testata nucleare SLCM-N, laser ad alta potenza e persino un rail gun, il cannone elettromagnetico capace di lanciare proiettili a velocità ipersonica. Se costruita secondo queste specifiche, la BBGN sarà “il più grande combattente di superficie al mondo e più grande di qualsiasi combattente di superficie costruito dalla Marina dalla Seconda guerra mondiale”.
La parte più critica del sogno trumpiano riguarda la sua realizzabilità. Gli analisti ricordano che il programma nasce da un progetto completamente nuovo e sottolineano che la Marina intende avviare la costruzione già nel 2028. Una tempistica che per l’Office è troppo ambiziosa. Il documento osserva infatti che “un progetto completamente nuovo di una nave molto più grande difficilmente sarà pronto in tempo perché la produzione inizi nel 2028″. E fa alcuni esempi: i cacciatorpediniere DDG-51 vengono oggi consegnati in media con 5 anni di ritardo, mentre il tempo necessario a costruirli è passato da 5 a 11 anni. La futura BBGN dovrà inoltre essere assemblata nel Newport News Shipbuilding, l’unico cantiere degli Usa attrezzato per assemblare navi di quel tipo ma già impegnato nella costruzione delle portaerei Ford e dei sommergibili nucleari. Per questo il nuovo progetto “potrebbe prolungare i ritardi di quei programmi, oltre a ritardare la costruzione della stessa corazzata”. In conclusione, per il CBO “sostenere un aumento così consistente della produzione di grandi combattenti potrebbe rappresentare una sfida per l’industria cantieristica”.
Anche tra i membri del Congresso circolano forti dubbi. “Mentre continuiamo a vedere troppi programmi del Pentagono appesantiti da sforamenti di budget, ritardi e promesse irrealistiche che non corrispondono alla realtà – ha dichiarato Jeff Merkley, democratico membro di spicco della Commissione Bilancio del Senato -, il Congresso non può permettersi di impegnarsi in un altro enorme spreco di denaro pubblico che servirà solo a riempire le casse del complesso militare-industriale”.
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