Veneto, un’assunzione su tre è di un lavoratore straniero: cresce anche l’imprenditoria

Nel 2025 le imprese private del Veneto hanno effettuato 755.340 assunzioni: oltre un terzo, pari a 254.155, ha riguardato lavoratori stranieri. È quanto emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Confartigianato imprese Veneto, che fotografa una trasformazione strutturale del mercato del lavoro regionale, con il settore artigiano in prima fila come motore di inclusione e formazione.
Un terzo delle assunzioni va agli stranieri
La quota di assunzioni di lavoratori stranieri si attesta al 33,6% del totale, in crescita costante rispetto al 26,3% registrato nel 2008. Fino al 2018 le curve di italiani e stranieri erano sostanzialmente parallele; da quell’anno si è aperta una divergenza che si è accentuata dopo il Covid, con la componente straniera in netta accelerazione dal 2022 in poi.
I cittadini stranieri rappresentano il 10,4% della popolazione residente in Veneto, regione che ospita il 9,4% di tutti gli stranieri presenti in Italia. La comunità più numerosa è quella rumena, che conta un quarto dei residenti stranieri; seguono Marocco (10%), Cina (7,3%), Albania (6,2%), Bangladesh (4,7%) e Moldavia (4,6%). Dal 2021 le crescite più significative riguardano i cittadini provenienti da Pakistan (+40%), Ucraina e Bangladesh (+25%) e Tunisia (+18,3%), mentre sono in calo le presenze dal Marocco (-4,2%) e dalla Cina (-7,1%).
I dati INPS e i settori più coinvolti
I dati INPS confermano la tendenza: nel 2024 i lavoratori stranieri dipendenti nel settore privato non agricolo sono aumentati del 28,2% rispetto al 2021. Circa la metà proviene da paesi europei, il 14,6% dall’Asia centro-meridionale, l’11,5% dall’Africa settentrionale e il 10,9% dall’Africa occidentale. Gli incrementi più marcati riguardano i lavoratori provenienti dall’Asia centro-orientale (+69%) e dall’America centro-meridionale (+50,6%).
Le assunzioni di stranieri si concentrano nei comparti con maggiore difficoltà di reperimento del personale: il 20,2% nell’agricoltura, il 20% nelle attività manifatturiere, seguite dal comparto ricettivo e della ristorazione e dai servizi, che assorbono l’8,7% delle assunzioni.
L’artigianato come leva di inclusione
Le 118 mila imprese artigiane venete svolgono un ruolo di primo piano. Nel 2025 il 34,7% delle assunzioni programmate da queste imprese riguarda lavoratori immigrati, una quota superiore al 28,5% delle imprese non artigiane. Questo posiziona il Veneto al quinto posto tra le regioni italiane per incidenza di assunzioni straniere nel comparto artigiano.
Il fenomeno si estende anche alla creazione d’impresa. In Veneto operano 55.144 imprese guidate da cittadini stranieri, di cui oltre 20.000 artigiane: più di una su tre. In controtendenza rispetto al saldo negativo delle imprese artigiane totali (-2,9%), le imprese straniere sono cresciute di quasi il 4% in due anni. I settori più rappresentati sono costruzioni (26%), commercio al dettaglio (16,3%), ristorazione (10%) e commercio all’ingrosso (5,7%). Le comunità imprenditoriali più attive provengono da Cina, Romania, Albania e Marocco.
Formare per competere
Secondo i dati dell’ufficio studi, un’impresa artigiana su tre investe in formazione, il 18,9% con affiancamento sul lavoro. Nel 2025 Formedil, l’ente bilaterale paritetico regionale dell’artigianato edile ed affini, ha formato oltre 1.600 lavoratori stranieri del settore costruzioni attraverso corsi di sicurezza e alfabetizzazione tecnica.
Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato imprese Veneto, inquadra il fenomeno in una prospettiva strategica: «L’inverno demografico ci dice che nei prossimi anni la disponibilità di lavoro sarà sempre più scarsa – ricorda Boschetto -. La vera competizione non sarà tra imprese che cercano lavoratori, ma tra territori capaci di attrarre, formare e trattenere competenze. Per anni abbiamo misurato la ricchezza di un territorio attraverso il PIL, l’export o il numero di imprese – continua Boschetto – oggi dovremmo iniziare a misurarla anche dalla sua capacità di creare competenze e le imprese artigiane hanno sempre saputo fare una cosa che oggi diventa decisiva: insegnare un mestiere».
«Se le piccole imprese sono spesso considerate l’ultimo anello della catena produttiva» conclude Boschetto «in realtà rappresentano il primo luogo nel quale si costruiscono competenze perché ogni giorno migliaia di imprenditori svolgono una funzione formativa che produce valore non solo per le loro aziende, ma per l’intero sistema economico».
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