Società

Docenti e ATA senza compensi per attività extra. Castellana (Gilda) all’attacco: “Unica categoria umiliata così, un anno di attesa per soldi dovuti”

Coordinatori di classe, referenti di plesso, commissioni, progetti. Lavoro svolto da settembre 2025 a luglio 2026, ma di soldi nemmeno l’ombra. A lanciare l’allarme è la Federazione Gilda Unams, che in questi primi giorni di agosto ha raccolto decine di segnalazioni da docenti e ATA in attesa del saldo delle attività aggiuntive. Il colpevole? La solita, stanca liturgia burocratica che trasforma il diritto a un compenso in una via crucis lunga mesi.

Il meccanismo è sempre lo stesso: le scuole attendono l’accredito delle risorse del FMOF (Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa) per poter liquidare il personale. Ma quei fondi, puntualmente, non arrivano. “Ad oggi le risorse non sono state accreditate”, denuncia la Gilda, “per cui è impossibile retribuire docenti e ATA”. E mentre le segreterie scolastiche chiudono per ferie ad agosto, il miraggio del bonifico si allontana fino a settembre, se non ottobre.

La Federazione, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei lavoratori della scuola, si fa portavoce di un malcontento ormai cronico. Il nodo è politico prima ancora che amministrativo: perché il personale scolastico sembra essere l’unica categoria di dipendenti pubblici costretta a incassare il dovuto con un rinvio di quasi un anno? Insegnanti e bidelli, denuncia la Gilda, non sono banche, né finanziarie. Hanno bollette, mutui e famiglie, esattamente come tutti gli altri.

La presa di posizione del sindacato è netta: “Non è più accettabile che il personale scolastico sia l’unica categoria che percepisce il dovuto per le attività svolte con un anno di ritardo”. Parole che suonano come un ultimatum al Ministero dell’Istruzione e del Merito, invitato a “accelerare l’accredito alle scuole delle risorse FMOF” per consentire i pagamenti entro agosto. Un obiettivo ambizioso, considerando che ormai la macchina amministrativa si è messa in moto con i consueti tempi biblici.

Ma la Gilda non si ferma alla richiesta formale. Solleva una questione di dignità professionale: chi coordina una classe, chi gestisce un plesso, chi segue progetti complessi, non svolge un favore alla scuola, ma un servizio essenziale per il quale è stato contrattualmente previsto un compenso. Il fatto che quel compenso arrivi quando l’anno scolastico successivo è già iniziato non è solo un disservizio, ma un grave vulnus al principio di giustizia retributiva.

La Gilda, tuttavia, promette battaglia. E annuncia che se entro la fine del mese non ci saranno segnali concreti, si procederà con iniziative di mobilitazione. Perché, come sottolinea il sindacato, la scuola non può essere considerata un parcheggio per lavoratori in attesa. Chi ha insegnato e chi ha garantito l’organizzazione degli istituti merita rispetto. E, soprattutto, merita di essere pagato in tempo.


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