Veneto

acqua non potabile dopo la frana, in arrivo autobotti

Un violento nubifragio nella tarda serata di sabato ha provocato una colata di fango e detriti su un versante di Auronzo di Cadore, nel Bellunese, costringendo le autorità a evacuare 35 persone e a vietare l’uso dell’acqua potabile in una parte del paese.

In circa mezz’ora sono caduti quasi 40 millimetri di pioggia: un carico d’acqua sufficiente a smuovere terreno e vegetazione, generando un fronte franoso che ha raggiunto la strada regionale 48 e si è spinto fino a lambire le abitazioni poco fuori dal centro abitato.

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L’allarme è scattato nelle ore centrali della notte. Vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine e amministrazione comunale hanno predisposto l’evacuazione preventiva delle 13 abitazioni più esposte; i 35 residenti e turisti coinvolti sono stati trasferiti alla palestra comunale, allestita come centro di accoglienza.

Chi ha lasciato casa racconta la sollecitudine degli operatori: i residenti hanno visto arrivare i mezzi della Protezione civile e sono stati informati sulle procedure di evacuazione, con la richiesta di fornire nomi e numeri civici per il censimento degli sfollati.

Nelle ore successive i vigili del fuoco hanno effettuato un sopralluogo dall’alto con l’elicottero Drago del reparto volo di Venezia. A bordo erano presenti un geologo e il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Belluno, Matteo Carretto, per valutare la tenuta del versante e l’estensione della frana.

Dal sorvolo è emerso che il movimento di massa interessa più abitazioni e presenta dimensioni tali da richiedere una valutazione complessiva della stabilità del pendio. Per questo motivo, spiegano i soccorritori, non è stato possibile consentire il rientro immediato dei nuclei evacuati: prima di riaprire le case saranno necessari interventi di messa in sicurezza.


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Il quadro ha subito una prima accelerazione ieri, quando il sindaco Dario Vecellio Galeno aveva ipotizzato un rientro sotto presidio permanente della Protezione civile. Le verifiche tecniche successive hanno però sconsigliato il ritorno sulle abitazioni fino al completamento degli accertamenti e degli eventuali lavori di consolidamento.

Oltre ai danni diretti provocati dal fango sulla viabilità e sulle superfici esterne, il maltempo ha contaminato la rete idrica locale. A seguito degli accertamenti, il sindaco ha emanato un’ordinanza che vieta il consumo dell’acqua potabile nell’area interessata: il fango ha infatti compromesso la potabilità, secondo quanto indicato dagli enti coinvolti.

Per garantire l’approvvigionamento idrico alle famiglie e alle strutture di accoglienza, il gestore della rete ha programmato l’arrivo di autobotti nel corso del pomeriggio. L’area resta sotto stretto monitoraggio da parte di tecnici e soccorritori, che dovranno definire la sequenza degli interventi sul versante e verificare il ripristino delle condizioni di sicurezza.

Eventi come questo sottolineano la vulnerabilità delle pendici montane agli intensi temporali estivi: precipitazioni brevi ma intense possono saturare rapidamente il suolo, diminuire la coesione dei materiali e innescare scorrimenti e colate detritiche. In territori alpini come quello dell’Agordino, le operazioni di prevenzione e la tempestività dei soccorsi sono determinanti per limitare i rischi per le persone e le infrastrutture.

Al momento le 13 abitazioni restano non agibili e gli sfollati sono ospitati nella palestra comunale; il sindaco ha inoltre disposto il divieto di consumo dell’acqua potabile contaminata dal fango e il gestore idrico interverrà con le autobotti nel pomeriggio.


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