Niccolò Fabi + Bianco – Live @ Anfiteatro Del Vittoriale (Gardone Riviera, 31/07/2026)

Credo proprio che un nome così importante come quello di Niccolò Fabi, non abbia, certo, bisogno di presentazioni, semplicemente va oltre ogni logica discografica. Un artista, che, tornando agli albori, partito in un contesto forse non proprio adatto, prettamente mainstream, con la celeberrima “Capelli”, (pubblicata quasi tre decadi fa), da li si è distinto con una carriera, che ha fatto scuola, valorizzando la canzone d’autore romana, portandola nel gotha di genere, arrivando all’ultimo e silenzioso album “Libertà negli occhi”, uscito sempre in punta di piedi, profondo e bellissimo come al solito, puntualmente a tre anni esatti dall’altrettanto ottimo “Meno per meno”.
La sempre intatta esigenza di fare musica nel contesto giusto, con la stessa peculiarità, per trasmettere emozioni, con una scrittura sempre di spessore, quanto poetica e che non perde smalto con il passare degli anni.
Scaletta ricchissima quella del suo ritorno al Vittoriale, in uno dei posti migliori in assoluto, a maggior ragione per una proposta di questo tipo, tanti brani pescati dal nuovo disco e i capisaldi evergreen, di una percorso assolutamente gigante, che, nonostante, la ricerca ha comunque raggiunto vette importanti in ottica commerciale, ed è il successo migliore, arrivare a fare la differenza con la cultura, è il massimo per un artista. A dire la verità la musica italiana, fortunatamente, è piena di casi di questo genere, quando la musica che conta monopolizzava, magari a braccetto di proposte non proprio imperdibili, gli ascolti di un pubblico generazionale e numericamente importante. Le abitudini cambiano, e diciamo che la situazione non è proprio così florida oggi, ma di musica buona, con pazienza, la si trova ugualmente.
Detto questo e tornando a Niccolò, dicevo setlist clamorosa, perché poi quando si parla di una carriera così lunga e ricca di tasselli, vederli, o meglio, ascoltarli tutti insieme, fa sempre un certo effetto.
Accompagnato dai soliti noti amici, fraterni parte di una vera e propria big family o ancora meglio di una band a moniker anagrafico, da Bob Angelini ad Alberto Bianco, insieme a Cesare Augusto Giorgini, Filippo Cornahlia, e Giulio Cannavale, gli stessi collaboratori che hanno affiancato Fabi alle prese con il nuovo materiale
Anfiteatro andato esaurito con largo anticipo e c’è davvero il pubblico delle grandi occasioni, come spesso, per non dire sempre, succede al Vittoriale.
Piccolo fuori programma, un mini concerto in apertura, un assaggio e una manciata di canzoni dello stesso Bianco (Per chi non lo conoscesse stimato cantautore con una finestra discografica alle spalle importante), affiancato da Angelini.
Quindi per le 21,30, ensemble in cattedra per un susseguirsi di emozioni di due ore, tra il solito pathos introspettivo e finali in crescendo di matrice “alternative”, perché nella musica di Fabi, convivono il cantautorato con i crismi di una certa classicità, tutta una serie di risvolti verso una ricerca sonora non convenzionale.
Nemmeno la scelta della setlist vuole essere, come dire, scontata o telefonata. Tant’è che in questa compilation estiva manca per esempio “E non è”, singolo di grande successo nonché tassello meraviglioso (probabilmente il mio preferito dell’intera produzione).
Ritrova posto, tra le tante bellissime, un brano iconico come “Mimosa”, l’incedere ritmato di “Oriente”, l’overture affidata a “La promessa”, c’è un racconto che segue un filo logico nei dettagli, dall’inizio alla fine, senza retorica un doveroso e sentito omaggio, chitarra e voce di “Falling Slowly”, all’immenso Glen Hansard, punto di riferimento per quel modo speciale di fare musica, si chiude dopo pensieri, riflessioni con una piccola festa finale, tutti in piedi e sottopalco per “Lontano da me” e la sempre bellissima “Lasciarsi un giorno a Roma”, canzone manifesto e marchio di fabbrica, per un brano fortunato sì, ma che non invecchia mai facendo convivere le due anime agrodolci della sua scrittura.
Terza volta per Niccolò, citando le sue parole, “in uno dei posti unici al mondo“.
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