Chrome: aggiornamenti senza riavvio e AI per la sicurezza
Aggiornare Chrome senza dover riavviare il browser, e usare l’intelligenza artificiale per trovare falle di sicurezza prima che qualcuno le sfrutti: sono le due novità più interessanti appena emerse sul tema della sicurezza di Chrome. Numeri alla mano, i risultati sono già notevoli, e alcune delle scelte di design che stanno emergendo cambieranno concretamente il modo in cui interagiamo con il browser.
Il punto di partenza è un problema che conoscono bene tutti: Google impiega 1-2 giorni per tappare una falla, ma il vero rischio non è quel lasso di tempo, bensì tutto il tempo che passa mentre l’utente rimanda il riavvio del browser. Quella finestra è il cosiddetto “patch gap”, e Google vuole eliminarla.
Vuoi ascoltare il riassunto dell’articolo?
La soluzione tecnica si chiama “dynamic matching” e sfrutta l’architettura multi-processo di Chrome: invece di aspettare un riavvio completo, il browser sostituisce i processi in background (come il Renderer e la GPU) con versioni aggiornate mentre è ancora in esecuzione.
La funzione è ancora in fase di ricerca e sviluppo, ma Google sta già lavorando a un meccanismo per salvare lo stato della sessione in modo da rendere il passaggio alla nuova versione trasparente anche nei casi più complessi.
Nel frattempo, con Chrome 150 su Mac, Google ha già introdotto un primo passo in questa direzione: il browser si riavvia automaticamente per applicare gli aggiornamenti quando non ci sono finestre aperte, sfruttando il fatto che su macOS le app continuano a girare in background anche dopo la chiusura di tutte le finestre. Piccolo, ma concreto.
Tutto questo diventerà ancora più importante quando Chrome passerà a un ciclo di aggiornamenti bisettimanale, previsto per la fine del 2026.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Google ha costruito un sistema basato su Gemini e altri modelli per trovare vulnerabilità nel codice di Chrome in modo automatico. Il progetto è partito nel 2023 e quest’anno ha raggiunto una maturità notevole: a maggio, il sistema ha bloccato oltre 20 vulnerabilità prima che arrivassero in produzione, tra cui un problema critico classificato come S1+.
Uno dei bug trovati era nascosto nel codice da 13 anni.
Google ha anche descritto come funziona il processo di correzione automatica: un agente genera le possibili patch, un secondo agente le valuta, i due lavorano in un ciclo che imita una revisione del codice tra colleghi, e un terzo agente scrive i test. Il risultato è che nelle ultime due versioni, Chrome 149 e 150, sono stati corretti 1.072 bug di sicurezza, più di quanti ne fossero stati risolti nelle 23 versioni precedenti messe insieme.
Sui dettagli di sicurezza del sistema AI, Google è stata esplicita: i modelli analizzano il codice sorgente su macchine isolate senza accesso a internet, con liste di autorizzazione rigide per qualsiasi richiesta di rete, e non vengono mai eseguiti in modalità non controllata. Scelte che sembrano ovvie ma che, visti i recenti episodi di agenti AI andati fuori controllo, è rassicurante vedere dichiarate esplicitamente.
Source link



