Puglia

Sanità Puglia, Corte dei Conti conferma perdita di 349 milioni

Alla voce Sanità, iI bilancio consolidato 2025 della Regione Puglia si è chiuso con una perdita di 349,10 milioni, più che triplicata rispetto agli 84,38 milioni registrati nel 2024, con un peggioramento del 314 per cento. E’ quanto emerso nel corso dell’udienza del giudizio di parificazione del rendiconto generale 2025 della Regione Puglia in corso a Bari nella sede della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti. All’udienza partecipa, tra gli altri il presidente della Regione, Antonio Decaro.

La magistratura contabile ha sottolineato il ruolo centrale della copertura assicurata dalla rideterminazione delle aliquote Irpef varato nel 2026, con un apporto di 241 milioni. Il risultato negativo risente “della mancata erogazione di contributi in conto esercizio, non avendo la Regione disposto alcun trasferimento in corso d’anno; il risultato economico riflette, pertanto, integralmente l’andamento della gestione, in assenza di interventi finanziari straordinari idonei a mitigarne gli effetti”.

La principale voce di costo è rappresentata dalla spesa per il personale, che registra rispetto al 2024 un incremento di 157 milioni, imputabile per circa 97 milioni al saldo occupazionale positivo di 2.367 unità (3.897 assunzioni a fronte di 1.530 cessazioni) e per i restanti 60 milioni agli effetti economici del rinnovo del CCNL del comparto sanitario, oltre al conseguente adeguamento dei fondi contrattuali. Aumenti anche della spesa farmaceutica complessiva, che registra nel 2025 un incremento del 5,82 per cento rispetto al 2024. Il monitoraggio AIFA del 9 giugno 2026 ne conferma l’incremento, attestando un’incidenza sul fondo sanitario del 19,56 per cento, a fronte del limite massimo del 15,30 per cento fissato dalla normativa statale. Anche la spesa per i dispositivi medici sostenuta nel 2025, pari a 627,60 milioni, è risultata sensibilmente superiore rispetto a quella dell’esercizio precedente (pari a 583,74 milioni) con un incremento del 7,5% e uno scostamento rispetto al tetto assegnato di circa il 60%. La Corte evidenzia anche il ruolo dei flussi in uscita per ricoveri, che si dirigono prevalentemente verso due regioni: Emilia-Romagna (oltre il 27 per cento) e Lombardia (25 per cento), con una concentrazione nella disciplina di ortopedia e traumatologia.




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