Calabria

Emergenza clima, coste calabresi sotto attacco: 104 eventi estremi dal 2010. Legambiente: “Serve un piano di adattamento”



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Non solo temperature da bollino rosso e siccità. Le coste calabresi sono sempre più esposte alla furia del maltempo: tra allagamenti, mareggiate e trombe d’aria, dal 2010 ad oggi sono stati registrati 104 eventi meteo estremi lungo i litorali della regione. I dati emergono dal nuovo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Città Clima.

Il dossier traccia un quadro di forte fragilità: la Calabria si piazza al terzo posto in Italia per numero di episodi censiti negli ultimi 16 anni, preceduta soltanto da Sicilia (232) e Puglia (136).

Lamezia e Reggio le città più colpite: accelerazione nell’ultimo quinquennio

Il fenomeno sta subendo un’evidente accelerazione. Degli oltre cento eventi rilevati in Calabria dal 2010, ben 89 si sono verificati dal 2015 ad oggi. A livello locale, i centri che hanno pagato il prezzo più alto sono:

Lamezia Terme: 15 eventi meteo estremi, riconducibili principalmente ad allagamenti provocati da piogge ad alta intensità.

Reggio Calabria: 12 episodi, caratterizzati da allagamenti e danni significativi alle infrastrutture urbane e viarie.

A livello nazionale, la tendenza è analoga: tra il 2010 e il 2026 i comuni costieri italiani colpiti da maltempo estremo sono saliti a 308, per un totale di 1.073 eventi. A preoccupare è soprattutto il dato relativo alle mareggiate (+550%) e alle raffiche di vento (+80%) registrato nell’ultimo quinquennio.

Erosione costiera e perdita di spiagge

Ai fenomeni atmosferici violenti si aggiunge l’erosione. Secondo i dati ISPRA richiamati nel rapporto, su circa 613 chilometri di costa bassa calabrese, il 26,2% è interessato da fenomeni erosivi. In cinquant’anni, l’Italia ha perso oltre 40 milioni di metri quadrati di spiaggia a causa dell’effetto combinato tra innalzamento dei mari, cementificazione ed eventi meteorologici violenti.

“I dati confermano la necessità di mettere in campo azioni incisive di mitigazione e adattamento”, dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. “Occorre liberare i litorali dal cemento illegale, tutelare gli ecosistemi e adottare politiche rigorose contro l’inquinamento, valorizzando anche difese naturali come la Posidonia spiaggiata, spesso erroneamente rimossa con mezzi meccanici che impoveriscono gli arenili.”

Le 6 proposte al governo e il nodo concessioni balneari

Di fronte all’assenza di un piano nazionale specifico per la tutela e l’adattamento delle coste – strumento già adottato da paesi come Spagna, Inghilterra e Belgio – Legambiente ha indirizzato al Governo sei richieste prioritarie:

Definizione di un Piano Nazionale per l’adattamento delle coste alla crisi climatica.

Sblocco e stanziamento delle risorse per il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC).

Approvazione rapida di una legge contro il consumo di suolo.

Interventi di rinaturalizzazione (ripristino di dune, zone umide e barriere naturali).

Garanzia del diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge.

Contrasto all’abusivismo edilizio sul demanio marittimo.

Ampio spazio nel report è dedicato infine alla direttiva Bolkestein e alla riforma delle concessioni balneari. Legambiente sollecita il Ministero delle Infrastrutture a definire Linee Guida chiare per le gare di affidamento, superando la stagione delle proroghe che hanno collezionato bocciature davanti ai TAR.

“In Italia occorre evitare che i bandi si traducano nella semplice sostituzione dei gestori”, sottolinea Sebastiano Venneri, responsabile turismo di Legambiente. “Serve una pianificazione condivisa che metta al centro la sostenibilità ambientale e la qualità dei progetti.”


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