Supermercati, più intelligenza artificiale e meno espansione. Cosa accade anche in Umbria

Per la grande distribuzione organizzata si chiude una fase di crescita durata decenni. Il modello fondato sull’apertura continua di nuovi punti vendita, sull’ampliamento degli assortimenti e sull’aumento delle quote di mercato sta mostrando i propri limiti. Oggi il settore deve fare i conti con consumatori più prudenti, margini sempre più ridotti, costi energetici elevati, nuove normative europee e una concorrenza che impone di ripensare profondamente il modo di fare impresa.
È quanto emerge dall’edizione 2026 di The state of grocery retail europe, il rapporto realizzato da McKinsey ed EuroCommerce, secondo il quale la crescita futura della distribuzione alimentare europea sarà molto più contenuta rispetto al passato e dipenderà soprattutto dalla capacità di migliorare l’efficienza piuttosto che dall’espansione della rete commerciale.
Nel 2025 le vendite dei supermercati europei sono aumentate del 3,4%, ma i volumi effettivamente acquistati dai consumatori sono cresciuti appena dello 0,6%. La differenza è spiegata in larga parte dall’aumento dei prezzi, mentre il numero dei prodotti acquistati continua a rimanere sostanzialmente stabile. Le prospettive sono ancora più prudenti. Secondo McKinsey, tra il 2026 e il 2030 i volumi di vendita cresceranno mediamente soltanto dello 0,2% l’anno, segno di un mercato ormai vicino alla saturazione. Per le insegne della distribuzione diventa quindi sempre più difficile aumentare i ricavi semplicemente aprendo nuovi supermercati o trasferendo sui prezzi gli incrementi dei costi.
Il vero terreno della competizione si sposta ora sull’organizzazione interna. Ridurre i consumi energetici, ottimizzare la logistica, limitare gli sprechi alimentari, utilizzare l’intelligenza artificiale per gestire gli assortimenti e programmare gli ordini rappresentano le nuove leve della competitività. In questo scenario la sostenibilità non viene più considerata soltanto una scelta ambientale o reputazionale, ma un elemento che incide direttamente sui costi aziendali e sulla redditività.
Uno dei capitoli più importanti riguarda i consumi energetici. Refrigerazione, illuminazione e climatizzazione rappresentano infatti le principali voci di costo di un supermercato moderno. Secondo Federdistribuzione, nel biennio 2022-2023 il settore è riuscito a ridurre del 9% l’intensità energetica rapportata al fatturato, mentre oltre l’80% delle imprese ha effettuato investimenti per migliorare l’efficienza dei punti vendita. Parallelamente cresce il monitoraggio delle emissioni lungo tutta la filiera, così da individuare dove intervenire con maggiore efficacia e programmare gli investimenti.
Il cambiamento riguarda anche la gestione delle eccedenze alimentari e degli imballaggi. Le imprese stanno aumentando il recupero dei prodotti invenduti destinandoli alla redistribuzione solidale, mentre si diffondono sistemi di tracciabilità dei rifiuti e strategie di economia circolare finalizzate a ridurre gli sprechi e valorizzare materiali che fino a pochi anni fa rappresentavano soltanto un costo.
Anche il rapporto con i fornitori cambia profondamente. Non basta più garantire qualità e prezzi competitivi: diventano determinanti la tracciabilità delle produzioni, il rispetto dei criteri ambientali e sociali e la capacità di condividere obiettivi di sostenibilità lungo tutta la filiera. Oggi oltre l’80% delle aziende della distribuzione integra criteri di sostenibilità nella selezione dei fornitori e più di tre quarti ha avviato collaborazioni dedicate a questi obiettivi.
Anche il rapporto con i clienti sta cambiando. La convenienza resta un elemento fondamentale, ma cresce l’interesse verso prodotti che coniughino qualità, sicurezza alimentare, trasparenza e sostenibilità. In questo contesto aumenta il peso delle marche del distributore, considerate uno degli strumenti più efficaci per offrire prodotti a prezzi competitivi mantenendo elevati standard qualitativi e ambientali.
Parallelamente le catene investono sempre di più nell’analisi dei dati raccolti attraverso carte fedeltà e strumenti digitali, utilizzando anche sistemi di intelligenza artificiale per personalizzare le offerte e migliorare assortimenti e servizi.
In Umbria secondo l’Osservatorio regionale del commercio e i dati camerali, la rete dei supermercati appare ormai sostanzialmente consolidata: la crescita non passa più dall’apertura indiscriminata di nuovi punti vendita, ma dal rinnovo di quelli esistenti, dall’efficientamento energetico e dall’integrazione dei servizi. Le principali insegne presenti sul territorio – da Conad, leader regionale attraverso PAC 2000A, a Coop Centro Italia, Eurospin, Lidl, Tigre, Esselunga e Aldi nelle aree dove è presente – stanno investendo in impianti fotovoltaici, illuminazione a led, nuovi banchi frigoriferi a basso consumo e sistemi digitali per la gestione delle scorte. La trasformazione è favorita anche dalla forte presenza di produzioni agroalimentari umbre certificate Dop, Igp e biologiche, che consentono di rafforzare le filiere corte e valorizzare i fornitori locali, una strategia sempre più richiesta dai consumatori. Negli ultimi anni, inoltre, il comparto ha dovuto affrontare una crescente concentrazione societaria – come dimostrano le recenti operazioni che hanno interessato alcune grandi catene nazionali – e una competizione sempre più intensa sul prezzo.
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