Umbria

fino a 52 euro in meno per le famiglie numerose. Ecco quanto risparmiano davvero le famiglie


Perugia, la Tari cala per i contribuenti, ma si accende il dibattito politico. Ecco quanto risparmieranno realmente le famiglie nel 2026 e come funzionerà lo sconto anti-spreco per i commercianti.

Il consiglio comunale di Perugia ha chiuso una delle sedute più attese dell’anno approvando due provvedimenti che toccano da vicino la vita quotidiana di migliaia di cittadini e imprenditori: le nuove tariffe della Tassa sui rifiuti per il 2026 e le modifiche al regolamento che introducono uno sconto per gli esercenti virtuosi che donano eccedenze alimentari. Un doppio binario che l’amministrazione guidata da Vittoria Ferdinandi ha voluto percorrere per coniugare il contenimento della pressione fiscale con politiche di sostegno alle fasce più deboli e di contrasto allo spreco, ma che in aula ha acceso un vivace scontro politico sulla paternità dei risultati raggiunti e sulla corretta comunicazione verso i cittadini.

L’approvazione delle tariffe Tari per l’anno in corso, arrivata con 19 voti favorevoli e 8 astenuti, ha sancito un dato inequivocabile: per il 2026 i contribuenti perugini pagheranno meno rispetto all’anno precedente. Il dato complessivo parla di una riduzione del 4,47% del costo del servizio integrato di gestione dei rifiuti, che passa da 56,7 milioni di euro del 2025 ai 54,1 milioni di euro del 2026, con una flessione di circa 2,5 milioni di euro. Quali sono i numeri che contano davvero per le famiglie, quelli che si tradurranno in bollette più leggere?

Per comprendere l’impatto reale sulle tasche dei perugini, occorre analizzare nel dettaglio le nuove tariffe suddivise per numero di componenti del nucleo familiare, poiché la Tari si compone di due voci: una quota fissa, determinata in base alla superficie dell’abitazione, e una quota variabile, che dipende dal numero di persone che compongono il nucleo domestico. Per l’anno 2026, la tariffa fissa per metro quadrato varia da 1,35 euro per le famiglie con un solo componente fino a 1,93 euro per quelle con sei o più persone, mentre la quota variabile, che incide in modo più significativo sul totale, parte da 121,93 euro per i single e raggiunge i 343,37 euro per i nuclei numerosi.

Per dare un’idea concreta del risparmio, prendiamo come esempio tre tipologie di famiglie perugine rappresentative. Una famiglia composta da due persone, che vive in un appartamento di 100 metri quadrati, pagherà una quota fissa di 147 euro (1,47 euro al metro quadrato moltiplicato per 100) e una quota variabile di 228,26 euro, per un totale di 375,26 euro annui. Rispetto al 2025, quando la tariffa fissa era di 1,61 euro al metro quadro e la variabile di 239,95 euro, per un totale di 400,95 euro, il risparmio sarà di 25,69 euro. Una cifra che, moltiplicata per le migliaia di famiglie perugine in questa fascia, rappresenta un significativo alleggerimento del carico fiscale.

Per una famiglia con tre componenti e la stessa superficie di 100 metri quadri, la quota fissa scende da 1,75 a 1,60 euro al metro quadro, mentre la variabile passa da 272,17 a 253,62 euro. Il conto finale: da 447,17 euro del 2025 si scende a 413,62 euro nel 2026, con un risparmio di 33,55 euro. I nuclei con quattro componenti vedranno invece la quota fissa ridursi da 1,87 a 1,72 euro al metro quadro e la variabile da 304,33 a 278,99 euro, portando il totale annuo per un appartamento di 100 metri quadri da 491,33 euro a 450,99 euro, con un vantaggio di 40,34 euro.

Le famiglie più numerose, quelle con cinque componenti, beneficeranno della riduzione della fissa da 1,99 a 1,83 euro al metro quadro e della variabile da 342,21 a 312,25 euro: per un’abitazione di 100 metri quadri, si passa da 541,21 euro a 495,25 euro, con un risparmio di 45,96 euro. Infine, i nuclei con sei o più persone vedranno la fissa scendere da 2,10 a 1,93 euro al metro quadro e la variabile da 378,85 a 343,37 euro, per un totale che scende da 588,85 euro a 536,37 euro, con un risparmio di ben 52,48 euro annui.

Questi numeri, come hanno sottolineato sia la maggioranza che l’opposizione, sono il frutto di una complessa architettura tecnica che parte dal Piano Economico Finanziario del servizio rifiuti per il quadriennio 2026-2029, validato dall’Autorità Umbra Rifiuti e Idrico lo scorso 17 luglio. Il PEF individua il fabbisogno necessario alla copertura integrale dei costi del servizio di raccolta e smaltimento, ma dal costo complessivo di 54,1 milioni di euro vengono poi operate una serie di detrazioni che abbassano ulteriormente il gettito effettivo a carico dei contribuenti: si tratta di 183.323 euro per il servizio di gestione delle istituzioni scolastiche, cui si aggiungono 20.584 euro di avanzo degli anni precedenti; 222.116 euro derivanti dal recupero dell’evasione; 17.500 euro da procedure sanzionatorie; 230.626 euro di accantonamenti per il conferimento di rifiuti speciali presso la discarica di Borgogiglione. A queste voci si sommano la restituzione dell’eccedenza del gettito Tari 2025 non utilizzata, pari a 225.679 euro, il costo delle utenze comunali per 459.859 euro e le quote per il disagio ambientale previste dalla legge regionale. Al termine di queste detrazioni, il costo complessivo da coprire con il gettito Tari si attesta poco sopra i 52,5 milioni di euro.

Un aspetto spesso trascurato ma di fondamentale importanza per comprendere la bolletta finale è rappresentato dalle componenti perequative introdotte dall’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che si applicano a tutte le utenze del servizio di gestione dei rifiuti urbani in aggiunta al corrispettivo dovuto per la Tari. Si tratta di tre voci obbligatorie che il Comune non può né eliminare né ridurre, in quanto stabilite a livello nazionale. La prima, denominata UR1,a, è finalizzata alla copertura dei costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati e dei rifiuti volontariamente raccolti, ed è pari a 0,10 euro per utenza per l’anno 2025. La seconda, UR2,a, serve a coprire le agevolazioni riconosciute per eventi eccezionali e calamitosi e ammonta a 1,50 euro per utenza. A queste si aggiunge, a decorrere dal 1° gennaio 2025, la nuova componente UR3,a, pari a 6,00 euro per ogni utenza domestica e non domestica, destinata al finanziamento delle agevolazioni tariffarie in favore degli utenti non domestici in condizioni economico-sociali disagiate. In totale, quindi, ogni famiglia perugina dovrà aggiungere 7,60 euro annui alla propria bolletta TARI, una cifra che, sebbene contenuta, rappresenta un ulteriore onere da non dimenticare nel calcolo complessivo.

Parallelamente alla definizione delle tariffe, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità un’altra modifica sostanziale al regolamento di disciplina della TARI, quella che introduce la cosiddetta riduzione “anti-spreco alimentare” per le utenze non domestiche. L’iniziativa, come ha ricordato il consigliere del Partito Democratico Lorenzo Ermenegildi Zurlo, nasce dalla necessità di rispondere a un’emergenza sociale sempre più pressante: la povertà alimentare, che anche a Perugia, come testimoniano i rapporti della Caritas, continua a crescere in modo allarmante. L’assessora Alessandra Sartore ha spiegato che la nuova normativa si inserisce perfettamente nel quadro della legge nazionale che consente ai Comuni di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa per quelle attività commerciali, industriali e produttive che cedono gratuitamente eccedenze alimentari a enti benefici o per l’alimentazione animale. L’obiettivo è duplice: da un lato, incentivare la riduzione dello spreco di cibo, in linea con le direttive europee sull’economia circolare; dall’altro, sostenere in modo concreto le persone indigenti e le associazioni che quotidianamente si impegnano per distribuire beni di prima necessità.

Il meccanismo previsto dal nuovo articolo 7-ter del regolamento è stato studiato per essere chiaro e tracciabile, ma anche rigoroso per scongiurare possibili abusi. Le attività che aderiranno al progetto dovranno presentare una dichiarazione preventiva, indicando i soggetti donatari e una stima dei quantitativi che intendono cedere gratuitamente. Questa dichiarazione, per i progetti già in corso, dovrà essere presentata entro il 30 aprile dell’anno a cui si riferisce il progetto; per quelli avviati successivamente, il termine ultimo è il 31 dicembre dell’anno di riferimento. A consuntivo, per ottenere lo sconto, gli esercenti saranno tenuti a presentare un’apposita istanza entro il 31 gennaio dell’anno successivo, documentando puntualmente ogni singola cessione attraverso le comunicazioni previste dalla legge. Per ogni chilogrammo di cibo donato e debitamente certificato, il beneficio economico sarà di 20 centesimi, con un abbattimento massimo che non potrà comunque superare il 10% della quota variabile della tassa relativa ai locali in cui si producono o distribuiscono i beni. Un tetto che garantisce il giusto equilibrio tra l’incentivo alla generosità e la sostenibilità del bilancio comunale.

Il consigliere Leonardo Varasano di Progetto Perugia ha apprezzato l’indirizzo politico, definendolo giusto e condivisibile, ma ha lanciato un monito affinché si ponga la massima attenzione per scongiurare eventuali abusi, individuando quei “furbetti” che potrebbero tentare di avvalersi scorrettamente dello strumento. Un rischio che, sebbene non sia di competenza diretta del Comune nella fase esecutiva, deve essere tenuto in alta considerazione per garantire che le risorse pubbliche vadano effettivamente a sostenere chi è virtuoso e chi è in difficoltà.

La discussione in aula ha acceso un vivace confronto politico sulla paternità del risultato raggiunto. L’opposizione, in particolare attraverso gli interventi di Augusto Peltristo e Edoardo Gentili di Forza Italia, ha invitato alla cautela e alla trasparenza, ricordando che le tariffe non sono determinate direttamente dall’Amministrazione comunale ma scaturiscono da un complesso meccanismo normativo che fa capo al metodo tariffario dell’Arera e alla validazione dell’AURI. Secondo Gentili, il calo del PEF è ascrivibile principalmente a fattori tecnici e gestionali piuttosto che a scelte politiche dell’attuale giunta. In particolare, ha citato l’eliminazione dei costi cosiddetti “kappati” legati all’inflazione, l’azzeramento del parametro RCTv connesso a vicende giudiziarie ormai concluse e il ritardo regolatorio che ha imposto l’utilizzo dei costi del 2024 per la redazione del PEF 2026. Da qui, la scelta di astenersi sul provvedimento, con l’invito a non attribuire ai cittadini una comunicazione che rischi di apparire come una rivendicazione politica non del tutto aderente alla complessità tecnica della materia.

A controbattere sono giunte le voci della maggioranza. Antonio Donato del Movimento 5 Stelle e Nicola Paciotti del Partito Democratico hanno rivendicato il merito delle scelte amministrative, ricordando come gli aumenti registrati negli anni precedenti fossero invece frutto della gestione della precedente Giunta Romizi. Paciotti ha poi evidenziato come la riduzione della Tari arrivi in un contesto di ampliamento dei servizi, a differenza di quanto accadeva in passato, quando eventuali diminuzioni erano ottenute sacrificando le prestazioni. Anche Leonardo Varasano, pur riconoscendo il lavoro fatto nell’ultimo decennio dalla precedente amministrazione per risanare una situazione complessa all’interno di Gesenu, ha accolto con favore la riduzione, sottolineando come qualsiasi abbassamento delle tariffe in una materia così intricata sia comunque un fatto positivo per i cittadini.

In chiusura, l’assessora Sartore ha ribadito con decisione che la riduzione della Tari non è un caso, ma il risultato di una strategia politica precisa, fatta di investimenti nella razionalizzazione, di un lavoro quotidiano con la governance di Gesenu e di scelte di bilancio che hanno saputo coniugare il rigore economico con la giustizia sociale. Una linea, quella della maggioranza, che punta a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, comunicando ai cittadini non solo i numeri, ma anche la filosofia di un’amministrazione che vede nel fisco uno strumento di equità e non solo di prelievo.

Un ulteriore capitolo delle agevolazioni previste riguarda le riduzioni per il disagio ambientale, destinate alle utenze domestiche residenti in aree particolarmente esposte a criticità ambientali. Per le zone rosse e arancioni di Ponte Rio, Pietramelina e Borgogiglione sono state previste percentuali di sconto che vanno dal 30% all’80%. In particolare, per Ponte Rio le utenze domestiche in zona rossa beneficeranno di un abbattimento dell’80%, mentre quelle in zona arancione del 40%. A Pietramelina gli sconti saranno del 75% per la zona rossa e del 40% per la zona arancione, mentre a Borgogiglione si arriva al 60% per la zona rossa e al 30% per la zona arancione. Un pacchetto di misure che, complessivamente, mobilita risorse per 210 mila euro e che testimonia l’attenzione che l’Amministrazione intende riservare anche ai territori storicamente più penalizzati.

Da non dimenticare, infine, la conferma del tributo provinciale pari al 5% sulla Tari, una voce che incide in modo trasversale su tutte le utenze e che rappresenta una delle poche componenti del tributo sulle quali il Comune non ha alcuna possibilità di intervento, essendo stabilita dalla Provincia di Perugia.

Per quanto riguarda le scadenze, il Comune ha confermato il calendario dei pagamenti già diffuso nei mesi scorsi. I contribuenti hanno già ricevuto un primo avviso contenente tre rate che complessivamente coprono il 75% del tributo, calcolato però sulle tariffe del 2025. La prima rata, originariamente prevista per maggio, è stata differita al 30 giugno, mentre la seconda scadrà il 31 luglio e la terza il 30 settembre. A queste farà seguito un secondo avviso, con scadenza unica il 2 dicembre 2026, che conterrà il conguaglio della tassa annuale calcolato con le nuove tariffe 2026. Un meccanismo che, sebbene possa apparire complesso, consente di dilazionare il pagamento e di evitare picchi di esborso concentrati in un’unica soluzione.


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