il Pd si astiene, votano contro Pesaresi e Rubini

ANCONA – Conerobus, la delibera integrativa sull’aumento di capitale passa. Ma spacca l’opposizione. Il Pd si astiene. Carlo Pesaresi e Francesco Rubini votano contro. Massimo Mandarano, invece, conferma il sì.
Il precedente
Era l’8 giugno, in III Commissione, il sindaco Daniele Silvetti dichiarava: «A parità di offerta prevarranno i soci privati già presenti, se faranno valere il diritto di prelazione. Altrimenti si aprirà l’ingresso a nuovi player». Tre giorni dopo il Consiglio approvava le due delibere: modifica dello statuto e indirizzo sull’aumento di capitale dei privati al 49%. Otto i voti contrari: tutta l’opposizione, tranne Mandarano. Recepisce la perizia, aggiorna il valore della società da 3,2 a 4,4 milioni e dà indirizzo a Conerobus di valutare un aumento di capitale riservato agli attuali soci privati, sulla base delle condizioni che saranno offerte. E solo dopo di aprirsi alla gara pubblica. In aula l’opposizione grida all’indecenza («Un passo indietro rispetto all’apertura al mercato, il segno della confusione di questa amministrazione», dice Susanna Dini del Pd). Poi però si spacca. Il Pd si astiene, la capogruppo Federica Fiordelmondo spiega: «È un cambio di linea, più che un’integrazione. Sono state fatte valutazioni affrettate e grossolane e ora si prova a mettere l’amministrazione al riparo, fortunatamente, anche da reazioni avverse degli attuali soci. Non possiamo che astenerci: è un compromesso accettabile dentro una gestione carente, tesa a mettere una pezza a una situazione complicata». Carlo Pesaresi (Ancona Diamoci del Noi) scuote la testa e vota contro: «È l’ennesimo cambio di rotta. Il 17 novembre Zinni diceva che la quota pubblica non sarebbe scesa sotto il 60%. Non è stato così. Poi si è parlato di apertura al mercato con la ricerca di nuovi soci, dicendo che il diritto di prelazione poteva essere escluso o limitato con l’aumento di capitale. Questa nuova delibera smentisce la precedente e certifica un cambio di rotta».
L’attacco
E muove dubbi anche sulla perizia: «Affidata a un egregio professionista – fa notare – che però è anche presidente del collegio sindacale di Ancona Servizi. È la terzietà?». Francesco Rubini (Altra Idea di Città) lo segue e vota contro. Massimo Mandarano (Progetto Marche Vive) torna a votare favorevole, in nome di un piano di risanamento che mette al riparo anche posti di lavoro. Silvetti respinge le accuse: «La delibera che abbiamo approvato l’11 giugno dava indicazione alla società di modificare lo statuto e di provvedere all’aumento di capitale. Avevamo detto che prima delle ferie avremmo quantificato l’aumento di capitale sulla base della perizia, incaricata dopo il Consiglio dell’11 giugno. Serviva a capire quanto la riduzione della quota del Comune al 51% si sarebbe tradotta in risorse. La perizia era inevitabile: accoglierla è l’integrazione». Poi, aggiunge il sindaco, «c’è la novità»: «Abbiamo relazioni costanti con i soci privati, che hanno manifestato disagio a confrontarsi con un mercato aperto, dopo aver fatto investimenti e svalutazioni quando ci sono state perdite. Da qui la disponibilità del pubblico, mia e della Provincia (di centrosinistra) di dare ai soci privati non soltanto il diritto di prelazione, ma anche il tempo per presentare in assemblea la loro proposta sull’aumento di capitale. Ecco la variazione. Ma oggi deve essere chiaro: chi è d’accordo a salvare Conerobus?». In aula lo scontro si apre anche sulle nuove tariffe. Mirella Giangiacomi (Pd) punta il dito contro l’aumento dei biglietti a 1,60 euro. L’assessore Tombolini riprova: «Chi pensa di non adeguare la gestione, a parità di contributi e con il deficit crescente, non comprende la materia. Fate demagogia, dieci anni dopo vediamo i risultati su Conerobus. I soldi che diamo alla società potevano servire per altre opere».




