Società

Il 9 luglio di ogni anno sarà la giornata contro l’inattività giovanile per contrastare il fenomeno dei NEET. Se ne discute in Parlamento, che assegna un ruolo alle scuole

Le Commissioni riunite Lavoro e Cultura della Camera hanno terminato l’esame degli emendamenti. Il testo punta a istituire una ricorrenza dedicata alla sensibilizzazione e alle politiche di inclusione per i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione

Prosegue l’iter parlamentare della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile. Le Commissioni riunite VII (Cultura, Scienza e Istruzione) e XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati hanno concluso l’esame degli emendamenti al testo, che ora si avvia verso le successive fasi dell’iter parlamentare.

La proposta, presentata dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto, non introduce nuove misure di sostegno economico né nuovi strumenti di politica attiva, ma intende istituire una giornata nazionale – fissata al 9 luglio – dedicata alla sensibilizzazione sul fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi di formazione, i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training).

Un fenomeno in calo, ma ancora tra i più rilevanti in Europa

La proposta di legge prende le mosse da un dato incoraggiante: nel 2025 il numero dei giovani inattivi in Italia è diminuito rispetto all’anno precedente, attestandosi intorno a 1,3 milioni di persone tra i 15 e i 29 anni. Secondo i dati richiamati nella relazione illustrativa, anche Eurostat evidenzia come tra il 2014 e il 2024 l’Italia sia stata tra i Paesi europei che hanno registrato la maggiore riduzione del tasso di NEET, con un calo di circa undici punti percentuali, andamento confermato anche dalle più recenti analisi dell’Istat.

Nonostante questa evoluzione positiva, il fenomeno continua a rappresentare una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano. L’Italia mantiene infatti uno dei tassi di inattività giovanile più elevati dell’Unione europea, segnale che la riduzione registrata negli ultimi anni non è ancora sufficiente a colmare il divario con gli altri Stati membri.

La condizione di inattività non riguarda esclusivamente l’assenza di un’occupazione. Coinvolge infatti giovani che risultano contemporaneamente fuori dal sistema scolastico, universitario e della formazione professionale, con il rischio di una progressiva esclusione dai percorsi di crescita personale, sociale e lavorativa.

L’obiettivo: trasformare una ricorrenza simbolica in un’occasione di mobilitazione

L’istituzione della Giornata nazionale si inserisce in questo contesto.

Secondo la relazione illustrativa, l’obiettivo è richiamare ogni anno l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su temi che incidono direttamente sulle prospettive delle nuove generazioni:

  • orientamento scolastico e professionale;
  • contrasto alla dispersione scolastica;
  • transizione tra scuola, università e lavoro;
  • formazione continua;
  • inclusione sociale e lavorativa dei giovani più vulnerabili.

Il provvedimento attribuisce quindi alla ricorrenza una funzione prevalentemente culturale e di coordinamento, con l’intento di favorire iniziative condivise tra istituzioni pubbliche, sistema educativo, imprese e Terzo settore.

Come avviene per molte altre giornate nazionali istituite negli ultimi anni, il 9 luglio non costituirà una festività civile e non comporterà effetti sul calendario lavorativo o scolastico.

Il ruolo delle istituzioni

Il testo individua un ruolo preciso per le amministrazioni pubbliche.

Lo Stato, le Regioni, gli enti locali, le scuole, le università, i centri per l’impiego e i servizi sociali potranno promuovere attività informative e di orientamento, anche in collaborazione con associazioni giovanili ed enti del Terzo settore, con particolare attenzione ai giovani maggiormente esposti al rischio di esclusione sociale.

Alla dimensione istituzionale si affianca quella comunicativa.

La proposta demanda infatti al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero per lo Sport e i Giovani, la promozione di campagne di informazione e progetti dedicati.

Le iniziative dovranno concentrarsi in particolare su tre ambiti:

  • prevenzione dell’abbandono scolastico e universitario;
  • rafforzamento del collegamento tra formazione e mercato del lavoro;
  • promozione della partecipazione sociale dei giovani, anche attraverso volontariato, cittadinanza attiva e imprenditorialità sociale.

Il testo prevede inoltre che, per la realizzazione delle campagne, possano essere coinvolti enti pubblici, esperti, organizzazioni della società civile, divulgatori e piattaforme digitali, con l’obiettivo di utilizzare linguaggi e strumenti maggiormente accessibili alle giovani generazioni.

Scuole e centri per l’impiego al centro delle iniziative

Una parte consistente della proposta riguarda le attività che potranno essere organizzate durante la settimana del 9 luglio.

Le scuole secondarie di primo e secondo grado saranno chiamate a promuovere:

  • laboratori tematici;
  • percorsi di orientamento;
  • attività didattiche dedicate;
  • incontri con rappresentanti del mondo del lavoro.

Parallelamente, i centri per l’impiego e gli sportelli informativi rivolti ai giovani potranno organizzare giornate di orientamento, seminari, simulazioni di colloqui di lavoro e incontri con imprese, enti formativi e organizzazioni del Terzo settore, favorendo un contatto diretto tra domanda e offerta di opportunità formative e occupazionali.

Nessun nuovo stanziamento

Dal punto di vista finanziario, il provvedimento mantiene un’impostazione prudente.

L’articolo finale stabilisce infatti che dall’attuazione della legge non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni coinvolte saranno quindi chiamate a organizzare le iniziative utilizzando le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili.

Si tratta di una scelta frequente nelle proposte che istituiscono giornate nazionali, ma che potrebbe incidere sulla concreta capacità organizzativa delle iniziative, demandando molto alla collaborazione tra istituzioni, enti territoriali e soggetti del privato sociale.


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