Campania

Maresciallo morto, denuncia alla Procura Militare. Nuovi elementi raccolti dai familiari


Proseguono le indagini sulla morte di Giovanni Sparago, il maresciallo dei carabinieri originario di Curti, deceduto a soli 25 anni il 18 aprile scorso all’interno del Comando Provinciale dei Carabinieri di La Spezia. Il giovane sottufficiale, in servizio presso la Stazione Carabinieri di Borghetto Vara, è morto in circostanze ritenute riconducibili a un suicidio.

Esposto alla Procura Militare

Ma l’inchiesta resta aperta con l’ipotesi di istigazione al suicidio. Sul caso indaga la Procura della Repubblica di La Spezia, ma nei giorni scorsi si è aggiunta anche la Procura Militare di Verona, alla quale i genitori di Giovanni hanno presentato una nuova e articolata denuncia. La famiglia, assistita dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, continua infatti a chiedere che ogni aspetto della vicenda venga approfondito.

Nuovi elementi nelle mani della famiglia

La sostituta procuratrice della Repubblica di La Spezia, Monica Burani, titolare dell’inchiesta, il mese scorso aveva ascoltato personalmente il padre e la madre del giovane maresciallo, accogliendo la richiesta avanzata dai legali della famiglia. A distanza di circa tre mesi dalla tragedia, i genitori hanno chiesto di essere ascoltati nuovamente e personalmente dal pubblico ministero. Alla base della richiesta ci sarebbe la disponibilità di nuovo materiale, ritenuto particolarmente utile per il prosieguo delle indagini.

Sugli elementi acquisiti vige il massimo riserbo. Secondo quanto emerge, tuttavia, gli ulteriori spunti investigativi in possesso del padre di Giovanni, qualora trovassero conferma, potrebbero rafforzare l’ipotesi di una possibile istigazione al suicidio e, soprattutto, consentire di individuare eventuali responsabilità penali.

Le indagini

Nel frattempo, la Procura di La Spezia ha ricevuto la relazione dei Ris dei carabinieri di Parma relativa agli accertamenti effettuati sui tamponi sequestrati durante i rilievi scientifici eseguiti nell’immediatezza del fatto. Gli esami hanno riguardato anche la ricerca di eventuali residui e particelle. Dalla relazione, richiesta e ottenuta dalla famiglia, sarebbe emerso che le particelle rinvenute sul corpo del giovane maresciallo sono risultate in quantità estremamente ridotte.

Un dato che, secondo la famiglia, potrebbe aprire ulteriori interrogativi e spunti investigativi. Gli avvocati Crisileo si preparano inoltre a chiedere copia della perizia autoptica eseguita il 23 aprile scorso sul corpo di Giovanni. Le conclusioni dell’esame saranno ritenute determinanti per chiarire alcuni elementi della vicenda che, allo stato, non avrebbero ancora trovato una spiegazione.

La documentazione sarà utile anche al perito balistico di parte della famiglia Sparago, Paride Minervini di Siena, che dovrà predisporre una propria relazione da depositare alla Procura. Nel documento potranno essere evidenziati dubbi e perplessità sulla dinamica dell’accaduto.

Restano poi attesi gli esiti degli accertamenti informatici sui dispositivi appartenuti a Giovanni. È in corso l’acquisizione della copia forense dei supporti sequestrati sin dal momento del ritrovamento del corpo, compreso il telefono cellulare. L’attività viene eseguita dalla consulente Spallarossa di Genova per conto della Procura, in contraddittorio con Luca De Gregorio di Napoli, consulente della famiglia Sparago.

L’analisi dei dispositivi potrebbe consentire di recuperare dati, comunicazioni e altri elementi utili a ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore di vita del giovane maresciallo.

In questo quadro, gli investigatori e la famiglia attendono gli esiti dei diversi accertamenti tecnici e peritali. Proprio da questi elementi potrebbe arrivare la chiave di svolta per comprendere cosa sia realmente accaduto il 18 aprile scorso negli uffici del Comando Provinciale di La Spezia.


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