Ma esistono ancora giochi con la grafica brutta?
Una domanda che sembra banale, ma oggi, a metà del 2026, non lo è affatto. Noi millenials abbiamo vissuto un tempo in cui, soprattutto nella fase di transizione fra 2D e 3D, gli scaffali nascondevano titoli con un comparto tecnico altalenante, per non dire scadente.
E oggi? Negli anni abbiamo sviluppato un senso critico differente, concentrandoci su altri aspetti legati alle esperienze videoludiche. Ma è davvero difficile, se non impossibile, scontrarsi con un videogioco moderno la cui grafica appare “brutta”. Certo, esistono titoli virtuosi sotto il profilo tecnico, come ad esempio il recente Crimson Desert, Red Dead Redemption 2 o Black Myth: Vukong, ma in linea di massima, anche analizzando le produzioni indie e quindi dal budget più contenuto, è difficile vedere un gioco con una grafica brutta. Dall’illuminazione ambientale al numero di poligoni dei vari elementi fino alla qualità delle texture, oggi appare tutto decisamente più smussato rispetto a quello che era un tempo il mondo dei videogiochi.
Ricordo distintamente le prime opere di Rockstar Games, che ai tempi – i primi anni duemila – erano “accusate” di essere tutt’altro che brillanti sotto il profilo tecnico. Per fortuna recuperavano in altri aspetti, come la storia ed il divertimento puro nelle fasi di gameplay, nonché la libertà assoluta che le opere open world dello studio vantavano. Altri, come ad esempio la saga di Gran Turismo, hanno da sempre puntato in alto, migliorandosi di anno in anno ma rimanendo sempre in cima alla classifica dei migliori giochi sotto il punto di vista grafico.
C’è però da sottolineare che, soprattutto negli ultimi mesi, diversi sviluppatori del mondo indie hanno invertito la rotta, favorendo esperienze graficamente “povere” alla continua e costosa rincorsa del fotorealismo. Dopotutto, alcuni dei migliori giochi di sempre non presentano una grafica così spettacolare – leggasi i primi Super Mario Bros. e i più recenti Zelda, ampiamente considerati capolavori eterni. Insomma, la verità è che la grafica brutta non è sparita del tutto, ma è mutata. È passata dall’essere un “difetto” di un’opera ad una scelta precisa, dettata da una direzione artistica ben delineata. Oggi c’è chi sceglie consapevolmente di far uscire un gioco con una grafica povera per trovare, probabilmente, il favore di chi con quello stile tecnico ci è cresciuto e si è formato come videogiocatore.
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