Piazza Affari accelera spinta dalle banche. Ma è fuga dai listini
MILANO – Sempre più piccola, ma sempre più veloce, soprattutto grazie allo sprint delle banche. La fotografia di Piazza Affari scattata dalla Consob alla fine dei primi sei mesi del 2026 mostra un mercato che corre mentre perde pezzi. La capitalizzazione complessiva degli emittenti vigilati è arrivata al record di 1.209 miliardi di euro, 132 miliardi in più rispetto alla fine del 2025, con una crescita del 12,3%. Il Ftse Mib ha guadagnato il 15%, migliore risultato tra le grandi Borse europee, ma il numero delle quotate è sceso da 427 a 416.
Conviene innanzitutto scomporre quei 132 miliardi. La capitalizzazione delle sole società italiane è salita del 10,8%, fino a circa 1.028 miliardi: significa un incremento vicino ai 100 miliardi. Gli altri 32 circa dipendono dalle società con sede all’estero ma nel perimetro della vigilanza Consob. Il record del mercato italiano, dunque, è un po’ più largo di quello delle sole imprese italiane.




usione, e l’8 giugno Intesa Sanpaolo ha rilanciato la partita con un’Opas da 30,6 miliardi su Mps, collegata a un accordo per trasferire a Unipol un nuovo polo con circa 635 sportelli.
Le banche non sono state comunque l’unico motore della corsa. La Consob segnala che anche la tecnologia ha fornito una spinta rilevante nonostante il suo peso limitato. E l’aumento della capitalizzazione ha arricchito pure lo Stato, presente in 15 quotate. Nel perimetro delle partecipate statali, infatti, STMicroelectronics ha aumentato la capitalizzazione del 189,2%, Saipem dell’80,5%, Poste del 32,5% ed Eni del 22,1%. Tra le delusioni per il Tesoro ecco Fincantieri ha perso il 32,2%, Rai Way il 12,7% e Leonardo il 3,9%.


Al primo luglio le quindici partecipate pubbliche capitalizzavano complessivamente 394,8 miliardi, mentre a inizio anno valevano 310,3 miliardi: in sei mesi hanno guadagnato 84,4 miliardi. Il Tesoro è dunque più ricco, almeno sulla carta.
Sotto i record, intanto, il mercato continua a restringersi. Euronext Milan è scesa da 198 a 195 società, con quattro revoche, un solo trasferimento e nessuna vera Ipo. Sul mercato destinato alle piccole e medie imprese le società sono passate da 211 a 203: tre ammissioni contro undici uscite, con una perdita netta di capitalizzazione vicina a 150 milioni. Del resto, dal 2023 i delisting sul mercato principale superano sistematicamente le nuove quotazioni. Anche gli scambi restituiscono la stessa contraddizione. Le negoziazioni azionarie sono cresciute del 18,3%, a 519 miliardi, mentre Etf Etc ed Etn hanno superato i 119 miliardi con un aumento superiore al 60%. Ma gli scambi di obbligazioni societarie italiane sono diminuiti del 23% e quelli sui fondi comuni quotati del 43%. Molto denaro circola sui titoli già esistenti; molto meno capitale nuovo trova la strada della Borsa. Se la capitalizzazione è salita dal 48 al 53% del Pil italiano, è ancora ben sotto il 71% medio dell’Unione europea.
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