Veneto

«Ha saputo coniugare eccellenza clinica, rigore scientifico e qualità umane».


Un grave lutto ha colpito oggi 25 luglio il mondo della medicina padovana e non solo. E’ mancato Maurizio Guglielmi. Aveva 92 anni. E’ stato il fondatore della Chirurgia pediatrica dell’Università
di Padova. Sotto la sua guida si è sviluppata la chirurgia oncologica e neonatale e, soprattutto, si è fatto strada il concetto che il bambino chirurgico richiede ambienti, personale e percorsi dedicati e specifici. Numerosi i lavori pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Nato ad Asiago in provincia di Vicenza nel 1934, Guglielmi si laurea a Padova nel 1958 ed è allievo del professor Pier Giuseppe Cèvese prima a Sassari e poi, nel 1960, a Padova. Si specializza in Chirurgia generale nel 1964 e, successivamente, in Chirurgia pediatrica. Verso la metà degli anni ‘60 viene incaricato da Cèvese a seguire in particolare i bambini che allora costituivano un grande problema non solo anestesiologico ma anche chirurgico. In questo periodo Cèvese fonda la prima scuola di specializzazione in Chirurgia pediatrica in Italia che dirige fino al 1984. Gli succede proprio Guglielmi. Nel 1987, insieme ai professori Francesco Pagano, Franco Zacchello, Giovanni Franco Zanon e Giacomo Passerini Glazel, dà il via al centro trapianti renali nel bambino che diventa un punto di riferimento nazionale.

Guglielmi divenne il principale promotore della chirurgia oncologica pediatrica fra i chirurghi pediatri italiani, dando vita a un gruppo di lavoro nazionale con finalità didattiche e scientifiche.
«Con la scomparsa del professor Maurizio Guglielmi, l’Università di Padova perde uno dei protagonisti della propria storia recente e un maestro che ha saputo coniugare eccellenza clinica, rigore scientifico e straordinarie qualità umane – ha detto Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova – per generazioni di studentesse, studenti e specializzandi è stato un punto di riferimento della chirurgia pediatrica, disciplina alla quale ha dedicato una vita di studio, ricerca e cura, contribuendo in modo determinante alla crescita della nostra Scuola e dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. Il suo insegnamento vive oggi nel lavoro dei suoi allievi e nel ricordo riconoscente di pazienti e famiglie. Ricordiamo anche un uomo di grande curiosità intellettuale, appassionato di storia, filosofia e riflessione etica, convinto che la medicina fosse non soltanto tecnica, ma anche cultura, responsabilità e attenzione alla persona. A nome dell’intera comunità universitaria esprimo la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene. L’Università di Padova gli è profondamente grata per il patrimonio di conoscenza, umanità e valori che lascia alla nostra comunità».


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