Carceri da incubo: topi nelle celle e detenuti senza dignità
Carenza di personale, sovraffollamento nelle celle, caldo soffocante, mancanza di condizioni minime di dignità. È ciò che emerso dal ciclo di visite negli istituti penitenziari siciliani promosso dall’associazione radicale Nessuno Tocchi Caino e dal Movimento italiano diritti dei detenuti al quale hanno partecipato anche gli avvocati delle Camere penali. L’iniziativa si è svolta in occasione del decennale della scomparsa del leader radicale Marco Pannella. Nel corso delle visite, giovedì al Pagliarelli e ieri all’Ucciardone, le delegazioni hanno incontrato la comunità penitenziaria, raccogliendo testimonianze ed elementi sulle condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti, sulle principali criticità del sistema e sulle prospettive di tutela dei diritti e di reinserimento sociale.
All’Ucciardone i detenuti sono 587 a fronte di 522 posti disponibili. Al Pagliarelli il problema del sovraffollamento è più marcato perché su 1165 posti la struttura accoglie 1465 detenuti. Il segretario di Nessuno Tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha tracciato un quadro drammatico dell’Ucciardone, definendolo «un carcere totalmente fuori legge, una struttura anacronistica che va semplicemente chiusa». D’Elia ha descritto la situazione delle sezioni 9 e 10 che ospitano i detenuti isolati per disagi psichiatrici o che hanno ricevuto sanzioni disciplinari. «Lì non c’è il rispetto minimo della dignità umana di chi è privato della libertà e del personale penitenziario – aggiunge -. C’è immondizia e in alcuni casi mancano persino gli sgabelli per potersi sedere a mangiare un pasto».
D’Elia è in pieno disaccordo con le parole del procuratore capo Maurizio De Lucia («le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono») e tuona: «Se non esplodono le carceri è per il senso di responsabilità dei detenuti, non delle organizzazioni criminali o della mafia. .
Giulia Troncatti, fondatrice del Movimento italiano dei diritti dei detenuti, sottolinea: «Le visite negli istituti siciliani hanno confermato quanto sia necessario rendere la realtà penitenziaria meno invisibile e più permeabile alla società. Come Movimento vogliamo trasformare l’ascolto in percorsi di formazione, lavoro e reinserimento, che siano al tempo stesso strumenti di dignità per chi li percorre e di sicurezza per la collettività».
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