Cultura

Juke-box – Rem – Fall On Me :: Gli Speciali di OndaRock

R.E.M. – “Fall On Me” (da “Lifes Rich Pageant”, 1985)

Spesso i capolavori nascono proprio nei momenti più bui. Quando sembra di essere giunti sull’orlo del baratro. E’ successo anche ai Rem al giro di boa degli anni Ottanta. Stressati dall’esperienza frustrante di “Fables Of The Reconstruction” e da una serie snervante di esibizioni dal vivo, Michael Stipe e compagni erano giunti al limite e rischiavano di esplodere davvero. L’immagine plastica del crollo è la Rickenbacker di Peter Buck scagliata verso uno dei tecnici al Beacon Theater di New York, durante l’esibizione ai CMJ Awards. Un set proseguito poi, dopo le scuse imbarazzate di Stipe, con una versione a cappella di “Moon River”. Ma l’abbandono in scena del chitarrista era solo una spia del malessere montato giorno dopo giorno nel corso del massacrante Preconstruction Tour.
Le vere crepe si annidavano soprattutto nei dissapori tra Mills e Stipe, con quest’ultimo sempre più auto-relegatosi nel ruolo di intellettuale incompreso. Mills, forte di studi classici e di un background tecnico cruciale per gli equilibri sonori del gruppo, mostrava segni di crescente insofferenza di fronte agli atteggiamenti egocentrici di uno Stipe sempre più solitario e irrequieto, che manifestava la sua stravaganza anche sul palco, presentandosi avvolto in un gigantesco soprabito con macchie bianche dipinte sotto gli occhi e le mani legate col nastro adesivo. La solidità, invece, era incarnata dalla determinazione di Berry, la cui verve di performer dietro i piatti si sposava alla serietà del professionista.
I Rem, insomma, erano giunti a un punto di non ritorno: potevano diventare una delle mille indie-band che sono riuscite a imbroccare un paio d’album e poi si sono perse nelle nebbie dell’underground, oppure alzare la testa e guardare più in alto, cercando di rivitalizzare il magico sound degli esordi e sfondare definitivamente.

La svolta nel segno di Peter Sellers

L’uomo della provvidenza sarà Don Gehman, il produttore che aveva già fatto la fortuna di John Mellencamp, puntando tutto su un suono diretto e senza fronzoli. I Rem individuano in lui la persona giusta per uscire dalle secche di “Fables”. “Quell’album non riuscivo ad ascoltarlo, mi sembrava solo una nenia lamentosa”, racconterà Gehman. “Volevo fare dei dischi che mettessero meglio a fuoco le cose… Far sì che si potessero comprendere le parole che Michael cantava. Mi rendevo conto che anche così poteva essere impossibile cogliere il senso di quello che diceva, ma almeno la sensazione che se ne sarebbe ricavata non sarebbe stata così impalpabile!”. E Stipe gliene renderà atto: “Don Gehman è stato il primo produttore a sfidarmi come cantante. È stato una spinta a esprimere meglio me stesso”. Anche se poi preciserà: “Mi fece compiere un passo troppo lungo e mi ci vollero vari dischi per tornare indietro e ritrovare me stesso. Fu come gettare un bambino nell’acqua ghiacciata e lasciarlo lì. Mi traumatizzò”.
Anche la sede degli studi di registrazione – la tranquilla Bloomington, Indiana, città natale proprio di Mellencamp – era più consona alle corde del gruppo rispetto alla frenesia metropolitana di Londra. Così, pian piano i Rem ritrovano armonia e buonumore. Il gusto per quella “commedia umana” che è la vita: “Lifes Rich Pageant”. Un titolo che non nasce a caso: la frase è tratta infatti dal film con Peter Sellers “Uno sparo nel buio”, un capitolo della saga della Pantera Rosa. Ed è – come nel film – la formula magica per esorcizzare tutte le difficoltà. Gehman riesce a rendere il sound “insieme robusto e trasparente”, secondo le indicazioni della band. Ma anche più corposo e orecchiabile, per poter far breccia nel pubblico. L’energia e l’ispirazione si riaccendono. E nasce un disco intrigante, in cui il gruppo di Athens abbandona in parte il carattere più enigmatico degli esordi, pur senza rinunciare alla propria identità e affrontando anche temi sociali e politici, con numerosi riferimenti all’attualità e alle questioni ambientali.

I Rem, però, non hanno mai voluto diventare una combat-band. Né nei testi – sempre filtrati da un approccio letterario e umanistico – né nei suoni, elegantemente forgiati nel solco della miglior tradizione folk-rock. Sono pur sempre dei sontuosi balladeer, insomma, e a ricordarcelo giunge proprio il singolo e capolavoro dell’intera raccolta di nome “Fall On Me”. Una ballata intensa e luminosa, costruita su un arpeggio di chitarra che richiama il folk-rock dei Byrds. La melodia cresce progressivamente fino a sfociare in uno dei ritornelli più memorabili del repertorio dei Rem, esaltato dall’intreccio vocale tra Michael Stipe e Mike Mills. Il testo, come spesso accade nel songwriting di Stipe, procede per immagini evocative e simboliche, ma lascia emergere con chiarezza una denuncia contro la distruzione dell’ambiente.
Ariosa e struggente, “Fall On Me” è una tipica ballata circolare che attinge tanto alla canzone degli anni Cinquanta, quanto ai languori psych-folk di Byrds e Crosby, Stills, Nash & Young, stupenda nel breve doppio arpeggio introduttivo ed esemplare nella crescente linearità del verso che incontra un commosso ritornello, con Mills che si produce in uno dei suoi magici contrappunti. Resterà una delle migliori melodie mai realizzate dalla premiata ditta di Athens, Georgia.

Una costruzione perfetta

“Fall On Me” si apre con un delicato dialogo tra una chitarra elettrica in picking, panoramica sul canale sinistro, e una chitarra acustica sul destro. È però un’introduzione solo apparente: le due chitarre si ritirano in fretta, lasciando spazio all’ingresso della band. L’arpeggio di Peter Buck rimane il fulcro del brano, sostenuto da basso e batteria, mentre alcuni accordi minori conferiscono alla progressione armonica una sfumatura malinconica. La voce di Stipe entra in modo raccolto e rilassato, ma cresce progressivamente d’intensità fino a raggiungere uno dei suoi momenti interpretativi più memorabili nella frase “before the weight can leave the air”, quando la melodia sembra letteralmente liberarsi dalla gravità.
Il pre-ritornello apre ulteriormente il suono, spostando l’armonia verso tonalità più luminose, prima dell’esplosione del ritornello: gli accordi diventano prevalentemente maggiori, il ritmo acquista slancio e si intrecciano magnificamente le voci di Stipe e Mike Mills, che non si limita ai cori ma sviluppa una linea melodica autonoma, rendendo il refrain ancora più coinvolgente.
Nel secondo pre-ritornello si aggiunge anche un organo a pompa suonato da Mills, mentre il bridge rappresenta uno dei vertici del brano: Stipe si fa da parte, limitandosi a ripetere il titolo, e lascia il centro della scena a Mills con il suggestivo passaggio: “Well I’d keep it above, but then it wouldn’t be sky anymore. So if I send it to you, you’ve got to promise to keep it home”. Nell’ultimo ritornello si unisce anche Bill Berry con il suo “it’s gonna fall”, creando un intreccio vocale a tre che dà al finale una forza straordinaria.

Una canzone sull’oppressione

“È una canzone sull’oppressione, si può applicare a tutto ciò che si vuole”, spiegherà Michael Stipe. Il testo procede ancora una volta per accumulo di immagini, è allusivo, ma al contempo esplicito nel condannare le devastazioni ambientali, il progresso che deturpa la natura e insanguina il cielo. Il prologo, però, cita gli esperimenti di Galileo, che faceva cadere oggetti dalla torre di Pisa, rievocando quel tema della gravità cui si era già accennato a proposito di “Feeling Gravitys Pull”.

There’s a problem, feathers iron
Bargain buildings, weights and pulleys
Feathers hit the ground before the weight can leave the air
Buy the sky and sell the sky and tell the sky and tell the sky
Don’t fall on me (What is it up in the air for) (It’s gonna fall)
Fall on me (If it’s there for long) (It’s gonna fall)
Fall on me (It’s over it’s over me) (It’s gonna fall)

C’è un problema, le piume sono ferro
Edifici a buon mercato, pesi e carrucole
Le piume cadono al suolo prima che il peso possa lasciare l’aria
Si compra il cielo, si vende il cielo, dì al cielo, dì al cielo
Non cadermi addosso (perché è in aria?) (sta per cadere)
Cadimi addosso (se sta lì a lungo) (sta per cadere)
Cadimi addosso (è finita, è sopra di me) (sta per cadere)

Il j’accuse ecologista, invece, affiora nei versi successivi, con un riferimento alle piogge acide, che corrodono le statue nei parchi e dissanguano il cielo.

There’s the progress we have found (when the rain)
A way to talk around the problem (when the children reign)
Building towered foresight (keep your conscience in the dark)
Isn’t anything at all (melt the statues in the park)
Buy the sky and sell the sky and bleed the sky and tell the sky…

Abbiamo scoperto il progresso (quando la pioggia)
Un modo per girare attorno ai problemi (quando i bambini regnano)
Costruire previsioni torreggianti (tieni la coscienza al buio)
Non è niente, dopotutto (sciogli le statue nel parco)
Si compra il cielo e si vende il cielo e si dissangua il cielo e di’ al cielo…

Al tempo della demagogia reaganiana, di un’America del benessere che cresce a ritmi vorticosi verso il progresso, i Rem si fermano a contemplare la natura ferita da un’umanità cieca e senza più scrupoli (“keep your conscience in the dark”). Un grido di dolore che si eleverà ancor più vibrante nell’altro anthem ecologista del disco, “Cuyahoga”.

There’s the problem, feathers, iron
Bargain buildings, weights and pulleys
Feathers hit the ground
Before the weight can leave the air

Buy the sky and sell the sky
And tell the sky, and tell the sky
Don’t fall on me (what is it up in the air for)
Fall on me (if it’s there for long)
Fall on me (it’s over, it’s over me)

There’s the progress
We have found a way to talk around the problem
Building towered
Foresight isn’t anything at all

Buy the sky and sell the sky
And bleed the sky and tell the sky
Don’t fall on me (what is it up in the air for)
Fall on me (if it’s there for long)
Fall on me (it’s over, it’s over me)
Don’t fall on me
(Well I would keep it above but then it wouldn’t be sky any more)
(So if I send it to you you’ve got to promise to keep it home)

Buy the sky and sell the sky
And lift your arms up to the sky
And ask the sky, and ask the sky
Don’t fall on me (what is it up in the air for)
Fall on me (if it’s there for long)
Fall on me (it’s over, it’s over me)


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »