«Conti loro, per noi è molto meno»

ANCONA – Piscina olimpica, contenzioso da pesi massimi. E così, l’opera modello del Pnrr anconetano, l’unica completata con tre mesi d’anticipo rispetto ai target europei, adesso è al centro di una battaglia legale tra l’impresa costruttrice, la Telarucci, e il committente, il Comune di Ancona.
Le ragioni
«Non hanno redatto, e quindi nemmeno pagato, né il 5° Stato di avanzamento lavori, né quello finale», ha spiegato al Corriere Adriatico l’avvocato Flavio Barigelletti, il legale che assiste l’impresa di costruzione con già 80 anni di esperienza sulle spalle. In ballo c’è una cifra monstre: oltre 550mila euro che non sono ancora entrati nelle casse dell’imprenditore. E per i quali, dopo una serie di mancate risposte, la Telarucci è stata costretta a chiedere al tribunale un decreto ingiuntivo contro l’Amministrazione. Cui Palazzo del Popolo, ieri, ha deciso di opporsi. «Il 5° Sal? L’impresa ha fatto una sorta di autocontabilità, che ha dato come risultato una cifra intorno ai 200 mila euro. Ma dovevamo fare noi il conto, e quando l’abbiamo fatto, ci è venuta fuori una cifra molto inferiore, circa 50mila euro», replica, da largo XXIV Maggio, l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Tombolini. Ma non è solo questo il motivo del contendere. La relazione con il Comune, infatti, per Telarucci è stata sin dall’inizio problematica.
I malumori
Dall’avvio del cantiere, spiega l’avvocato Barigelletti, «avremo accumulato circa 300 Pec cui non è mai arrivata una risposta». Comunicazioni importanti, visto che più volte l’impresa avrebbe segnalato l’inadeguatezza del progetto per la vasca olimpica di Passo Varano. Che poi, ormai, olimpionica non è nemmeno, visto che si sono dovute tagliare le dimensioni in larghezza per far fronte a un problema di budget. Imprevisti a parte, quel progetto mal fatto – secondo l’impresa Telarucci – ha portato a conseguenze pesanti. L’azienda, certificando la fine dei lavori, ha infatti avanzato riserve per poco meno di un milione di euro. Per la precisione, 950mila euro. Anche su queste, nessuna risposta dall’Amministrazione. «Abbiamo anche chiesto che venga eseguito il collaudo, ma non è stato ancora effettuato» continua l’avvocato Barigelletti. «Non l’abbiamo fatto, è vero, ma solo perché non è stato completato il percorso amministrativo», replica l’assessore Tombolini. E ancora: «La fine lavori non coincide per forza con il collaudo, che è sia tecnico che amministrativo». Per Barigelletti, però, il collaudo non ci sarebbe stato perché «mancano l’acqua e la corrente». Per la corrente, in particolare, il Comune sta provvedendo a proprie spese con una nuova cabina elettrica, che però deve essere ancora realizzata. Ma il collaudo va fatto entro il 30 agosto, come da norme Pnrr. Per questo e altri problemi, l’impresa ha fatto un esposto alla Corte dei Conti.




