«È la prova del cambio di passo»
La sanità del Lazio incassa la promozione dell’Agenas e si attesta tra le eccellenze nazionali sul fronte del contenimento delle liste d’attesa.
A tracciare il bilancio è il primo Bollettino nazionale di monitoraggio diffuso dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che mette a confronto i primi sei mesi del 2026 con il medesimo periodo del 2025.
Il quadro tracciato dall’ente evidenzia una decisa ripresa dell’operatività del Servizio Sanitario Nazionale: in tutta Italia sono state oltre 1,6 milioni in più le prestazioni (tra visite specialistiche e test diagnostici) garantite entro i termini previsti dalla legge rispetto all’anno precedente.
Un incremento sostenuto dall’aumento delle prenotazioni totali (salite da 13,3 a circa 15 milioni, con un +12%) e da un ricorso più strutturato alle aperture di ambulatori e macchinari nei fine settimana (357mila prestazioni erogate tra sabato e domenica).
Il Lazio vola oltre le medie nazionali
Nel contesto nazionale, il dato del Lazio si distingue con performance nettamente superiori rispetto alla media del Paese. Secondo il dossier Agenas, la regione amministrata dalla giunta Rocca ha garantito entro i tempi prescritti:
Il 91,6% delle prime visite specialistiche (a fronte di una media nazionale del 78,5%);
L’89,7% degli esami diagnostici (contro una media italiana dell’84,6%).
Risultati che collocano la sanità laziale nei gradini più alti delle graduatorie nazionali. Un trend positivo commentato con soddisfazione dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca:
«Ci sono traguardi che non scaturiscono dagli annunci o dalla propaganda, ma dalla dedizione quotidiana, dalle scelte complesse e dal lavoro incessante di medici, infermieri, tecnici, operatori e personale amministrativo impegnati negli ospedali e negli ambulatori. Ogni singola prestazione erogata nei tempi rappresenta una risposta concreta data a un cittadino in un momento di fragilità».

I dati nazionali: balzo delle urgenze, vola l’oncologia
A livello nazionale, la percentuale media di risposte erogate entro i tempi di garanzia sale dal 76,4% al 78,5% per le prime visite e dall’82,8% all’84,6% per la diagnostica strumentale.
Tradotto in numeri assoluti, si tratta di circa 6,6 milioni di prime visite e 5,5 milioni di esami erogati nel pieno rispetto delle scadenze sanitarie.
I progressi più marcati si concentrano sulle classi di priorità più severe:
Classe U (Urgente, entro 3 giorni): Le visite salgono dal 77,7% all’81%, la diagnostica dal 73,2% al 76,4%.
Classe B (Breve, entro 10 giorni): Le visite passano dal 77,3% all’80,2%, gli esami dal 75,9% al 77,6%.
Sul piano delle singole discipline, la visita oncologica si conferma la prestazione più tutelata con il 95,2% di rispetto dei tempi.
In forte ripresa la dermatologia (dal 65,5% al 70,2%), mentre sul versante diagnostico spicca il recupero delle colonscopie (dal 60,8% al 69,8%), insieme a mammografie, gastroscopie e risonanze magnetiche addominali.
L’altra faccia della medaglia: 2,8 milioni di ritardi
Nonostante i passi in avanti, l’emergenza non si può dire archiviata. Lo stesso report Agenas accende i riflettori su un volume ancora critico di prestazioni erogate in ritardo: sono oltre 2,8 milioni le visite e gli esami che hanno scavallato i limiti massimi previsti dalla ricetta (circa 1,44 milioni di prime visite e 760mila esami diagnostici, a cui si sommano oltre 600mila prestazioni con lievi sforamenti).
Un’evidenza che spinge il governatore Rocca a non abbassare la guardia:
«Non ci consideriamo appagati né intendiamo fermarci – ha chiosato il presidente della Regione – perché ogni singolo cittadino costretto ad attendere oltre il limite clinicamente appropriato rappresenta una sfida ancora aperta per le istituzioni. I problemi non vanno nascosti, ma va riconosciuto il cambio di passo. L’obiettivo primario rimane garantire cure tempestive, accessibili e di qualità a tutti».
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