>ANSA-FOCUS/ L’Ue alla finestra avverte gli Usa, ‘si rispetti l’intesa di Turnberry’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Parola d’ordine: mantenere la
calma e non cadere in traumatici déjà-vu. La nuova minaccia
tariffaria di Donald Trump non ha colto eccessivamente di
sorpresa l’Unione europea. A Bruxelles avevano già segnato due
date con il cerchio rosso: quella del 27 luglio, anniversario
dell’accordo di Turnberry e soprattutto quella di venerdì 24,
quando scadranno i dazi globali del 10% imposti dagli Usa sulla
base della Sezione 122 del Trade Act del 1974. E non è un caso
che, a inizio settimana, la Commissione ha fatto il punto sullo
stato dell’arte. Tornando a difendere l’intesa siglata in Scozia
e ricordando agli Usa come vada rispettata da entrambi le parti.
I canali di dialogo tra le due sponde dell’Atlantico sono
aperti e non registrano scossoni al momento. Rispetto all’estate
scorsa l’Ue appare più consapevole dei suoi mezzi e, allo stesso
tempo, ha un accordo giuridicamente valido e ratificato poche
settimane fa dal Parlamento europeo sul quale può contare. In
quell’accordo è scritto nero su bianco che il tetto tariffario
generale non può superare il 15%. E rispetto alla nuova minaccia
degli Usa di imporre dazi a decine di Paesi, fonti Ue già nelle
scorse ore spiegavano: “Qualunque sia la sua forma, qualunque
sia lo strumento giuridico, qualunque aspetto assuma, dovrebbe
rimanere al di sotto del limite massimo del 15% concordato”. Con
una postilla: a pagare il conto dei dazi sembrano essere
soprattutto gli americani. “L’aumento dei dazi statunitensi ha
determinato una forte volatilità delle esportazioni europee
verso gli Usa, facendo salire l’aliquota tariffaria effettiva
dall’1% a circa l’8%. Gli importatori statunitensi di prodotti
Ue pagano ora circa 31 miliardi di euro di dazi, contro i 7
miliardi precedenti alla stretta”, hanno ricordato da Palazzo
Berlaymont.
Certo, essere prudenti non vuol dire essere tranquilli,
quando si parla di Trump e di dazi. Il rischio maggiore, per
l’Ue, è che gli Usa impongano dazi aggiuntivi a un Paese membro.
La Spagna ad esempio, ciclicamente minacciata dal presidente
americano. O la Germania, sottoposta dagli Usa ad un’indagine
sulle politiche di fissazione dei prezzi dei farmaci nel Paese.
Con la possibilità, quindi, di decidere l’imposizione di tariffe
questa volta sulla base della Sezione 301 del Trade Act. In quel
caso l’Ue sarà costretta a ribadire quanto già dichiarato nel
recente passato: un attacco commerciale ad uno dei 27 innesca
una riposta comune da parte dell’Unione, nella quale il
commercio è competenza esclusiva della Commissione. Senza
contare l’ultima minaccia commerciale in ordine cronologico
partita dal tycoon: quella di imporre i dazi sui beni prodotti,
a giudizio degli Usa, con “lavoro forzato”
Nel frattempo l’Ue non molla la presa sul fronte delle
esenzioni. Su acciaio, alluminio e i suoi derivati, i dazi Usa
restano infatti al 50%. Allo stesso tempo la dichiarazione
congiunta di Turnberry prevedeva Ue e Usa valutassero esenzioni
dal 15% per prodotti “importanti per le loro economie e le
proprie catene del valore”. Bruxelles dal 1° luglio ha eliminato
le tariffe sui prodotti industriali statunitensi. E, hanno
sottolineato fonti Ue, “migliorato l’accesso al mercato per
alcuni prodotti alimentari attivi, tra cui l’aragosta.” Il
compito dell’amministrazione americana “ora è garantire la piena
conformità agli impegni assunti”, è il messaggio arrivato
dall’Ue. Una lista di prodotti ‘privilegiati’ è stata già fatta
pervenire Oltreoceano e comprende, tra gli altri, pecorino,
vini, birra, dispositivi medici, apparecchiature elettriche.
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