Mondo

Cina-Taiwan, il 2025 è stato l’anno record delle incursioni cinesi

Il 2025 è stato l’anno in cui l’attività militare cinese intorno a Taiwan ha avuto il suo picco storico. Più in generale, la Cina ha aumentato notevolmente la sua attività militare in una vasta area geografica che comprende anche il Mar Cinese Meridionale, l’arcipelago nipponico ed è arrivata anche oltre la Prima Catena di Isole, ovvero quegli arcipelaghi del Pacifico occidentale che vanno dal Giappone fino all’Indonesia passando per le Filippine e che geograficamente “racchiudono” la Cina in una catena che la separa dall’Oceano Pacifico.

Un rapporto del Csis (Center for Strategic and International Studies), che si basa su dati raccolti durante tutto lo scorso anno, evidenzia come intorno all’isola che Pechino vorrebbe annettere alla Repubblica Popolare (in un modo o nell’altro) l’attività militare aerea e navale abbia raggiunto un picco mai osservato negli anni precedenti.

Questa maggiore attività è stata caratterizzata sia dall’aumento nel numero delle “sortite” di unità navali o di velivoli, sia della maggiore costanza nel tempo negli stessi, eccezion fatta per la seconda metà del 2025 in cui si è avuto un calo, imputabile però a un riassetto tattico e strategico interno all’Esercito di Liberazione Popolare (ELP) determinato anche – ma non solo – dal prosieguo delle “purghe” di Xi Jinping nei confronti dei massimi vertici militari del Paese. Inoltre, dalle osservazioni si evince che la Cina ha continuato nella prassi instaurata negli ultimi anni di effettuare due grandi esercitazioni militari all’anno intorno a Taiwan, che però, come sappiamo, sono cambiate non solo in grandezza ma anche in modalità: ad agosto del 2025, l’ELP ha condotto una vasta esercitazione anfibia lungo la sua costa sud-orientale che ha consolidato diverse manovre di addestramento precedentemente separate in una simulazione di campagna più coerente. L’operazione ha incluso attività anfibie sincronizzate in diverse aree geografiche, sbarchi diretti a terra con unità navali civili, l’utilizzo di pontoni galleggianti rialzati per prolungare la distanza di sbarco, e il dispiegamento in mare di veicoli da combattimento anfibi da traghetti civili del tipo roll-on/roll-off, in un tratto costiero che per lunghezza era paragonabile all’isola di Taiwan.

Più aerei e navi intorno a Taiwan

Tornando alle sortite di aerei nell’Adiz (Air Defense Identification Zone) e di navi a ridosso delle acque territoriali taiwanesi, secondo i dati del Ministero della Difesa Nazionale di Taipei, gli aerei militari cinesi hanno effettuato 3764 incursioni aeree nell’Adiz taiwanese, con un aumento del 22,4% rispetto al 2024, anno in cui era già stato infranto il record precedente. Un’analisi più approfondita dei dati rivela che il 2025 è stato in gran parte una continuazione delle tendenze iniziate nel maggio 2024, quando la Cina ha intensificato la pressione su Taiwan dopo l’insediamento del presidente William Lai, che si è mostrato poco propenso a discutere di una futura annessione di Taiwan con la Repubblica Popolare Cinese.

Tendenze simili si osservano anche in ambito marittimo. A partire da maggio 2024, il numero medio mensile di navi militari segnalate intorno a Taiwan è stato di 221. Si tratta di un aumento del 42% rispetto alla media mensile di 156 registrata tra agosto 2022 e aprile 2024. La marina cinese (PLAN – People’s Liberation Army Navy) ha inoltre mantenuto una presenza di base di almeno 190 navi al mese a partire da maggio 2024, rispetto al numero minimo di 104 navi registrato nel periodo precedente, nel 2022. Sempre a partire da maggio 2024, il Ministero della Difesa di Taiwan ha iniziato a segnalare anche la presenza di “navi ufficiali” intorno a Taiwan, intendendo con ciò le navi della Guardia Costiera cinese o le navi di varie organizzazioni di contrasto alla criminalità, come l’Amministrazione per la Sicurezza Marittima. Il numero medio mensile di navi della Guardia Costiera di Pechino segnalate nel 2024 e nel 2025 è stato di circa 24 unità in entrambi i casi.

È opportuno notare, come già affermato, che si è registrato un leggero calo delle operazioni nella seconda metà del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Da maggio a dicembre 2025 si sono verificate 2479 incursioni totali nella Adiz, con una diminuzione del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Analogamente, da maggio a dicembre 2025, la media mensile delle navi della PLAN è stata di 218, contro le 224 del periodo 2024, con una diminuzione del 3%. Anche i dati disponibili sulle navi della Guardia Costiera mostrano una leggera diminuzione dell’attività da maggio a dicembre 2025 (178 navi) rispetto allo stesso periodo del 2024 (191 navi).

Questo calo è probabile che sia legato anche alle dinamiche politiche tra Stati Uniti e Cina: tra la metà e la fine del 2025, l’amministrazione Trump ha infatti adottato un atteggiamento più cauto nei confronti di Taiwan e durante questo periodo si è registrata una relativa calma nell’attività dell’Esercito Popolare di Liberazione intorno all’isola. Tuttavia, questa relativa tranquillità è stata di breve durata e a dicembre, dopo che Washington ha approvato la vendita record di armi a Taiwan per un valore di 11,1 miliardi di dollari, la Cina ha intensificato le tensioni lanciando la seconda serie di esercitazioni militari dell’anno intorno a Taiwan, denominata “Justice Mission-2025”.

Attività legata alla guerra ibrida

Il vertice di Pechino tra i leader di Usa e Cina e il passo indietro della Casa Bianca sulla fornitura di armamenti non hanno però fermato l’attività militare intorno all’isola. A maggio, abbiamo infatti assistito a importanti manovre navali – in un’occasione con più di 100 navi – nelle acque taiwanesi con anche esercitazioni di “prontezza al combattimento”. In effetti, sebbene a fine del 2025 la media mensile dell’attività navale cinese è andata diminuendo rispetto all’inizio dello stesso anno, a dicembre abbiamo assistito a una prima imponente esercitazione navale che ha visto, ancora una volta, 100 unità operare tra il Mar Cinese Orientale, lo Stretto di Taiwan, il Mar Cinese Meridionale e più in generale all’interno della Prima Catena di Isole.

Un’attività che è stata definita inusuale, come inusuale sono state le esercitazioni di maggio 2026. Questo quadro, così ben dettagliato, che ha dipinto il Csis ci mostra l’aumento del livello della guerra ibrida cinese per la quale l’attività militare e paramilitare viene usata gradualmente ma progressivamente nel corso del tempo in modo da poter ottenere dei risultati di ordine strategico e politico.

Se è possibile che il calo del 2025 fosse imputabile ai “buoni rapporti” Usa-Cina, lo è ancora di più che l’attività di quest’anno sia funzionale ad alzare la posta in gioco per le trattative con Washington e allo stesso tempo per dimostrare a Taipei la debolezza del suo alleato principale, in una chiave coercitiva ma non aggressiva a tal punto da generare

un’escalation militare o politica: se i sentimenti indipendentisti a Taiwan dovessero prendere il sopravvento, Pechino sarebbe costretta a intervenire direttamente e in questo momento – con la crisi nel Golfo – non è consigliabile.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »