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Burnham, il primo premier cattolico dopo cinque secoli: la legge che gli impedisce di consigliare il Re

L’arrivo di Andy Burnham a Downing Street segna un passaggio destinato a entrare nella storia politica britannica. Per la prima volta dopo quasi cinque secoli, infatti, il Regno Unito ha un Primo Ministro che entra in carica dichiarandosi apertamente cattolico. Una circostanza che va ben oltre la sfera personale e che riporta alle origini della Riforma inglese. Nel XVI secolo fu infatti Enrico VIII a rompere i rapporti con la Chiesa di Roma, dando vita alla Chiesa d’Inghilterra, di cui ancora oggi il sovrano britannico è il Governatore Supremo. Da quella frattura religiosa nacque un sistema costituzionale che, pur essendosi profondamente evoluto nel corso dei secoli, conserva ancora alcune norme pensate per tutelare l’autonomia della Chiesa anglicana rispetto all’influenza di esponenti di altre confessioni cristiane. È proprio una di queste disposizioni a coinvolgere direttamente Burnham.

La legge del 1829

La norma che riguarda il nuovo Primo Ministro è contenuta nel Roman Catholic Relief Act del 1829, la legge con cui il Parlamento britannico eliminò gran parte delle discriminazioni civili che da secoli colpivano i cattolici. Il provvedimento rappresentò una svolta storica, consentendo ai cattolici di sedere in Parlamento e di accedere alla maggior parte delle cariche pubbliche. Tuttavia mantenne alcune limitazioni considerate particolarmente delicate dal punto di vista costituzionale. Tra queste figura il divieto per chi professa la religione cattolica di consigliare il sovrano sulle nomine della Chiesa d’Inghilterra. La legge stabilisce inoltre che chi violasse questa disposizione sarebbe colpevole di un “grave illecito costituzionale” e permanentemente escluso da qualsiasi incarico pubblico. Si tratta di una formulazione che oggi ha soprattutto un valore storico, ma che non è mai stata formalmente abrogata.

Perché il Re riceve il consiglio del Governo sulle nomine ecclesiastiche

La particolarità del sistema britannico deriva dal fatto che la Chiesa d’Inghilterra è la Chiesa ufficiale dello Stato. Il sovrano ne è il Governatore Supremo e, sul piano formale, nomina gli arcivescovi, i vescovi e alcune altre figure ecclesiastiche di rilievo. Nella pratica, però, queste decisioni non vengono assunte personalmente dal Re, che agisce seguendo il consiglio del Governo. Proprio qui entra in gioco la limitazione prevista dalla legge del 1829; un Primo Ministro cattolico non può essere il soggetto che fornisce quel consiglio al sovrano. La restrizione riguarda esclusivamente questo specifico ambito e non limita in alcun modo le altre funzioni del capo del Governo.

Come sarà risolto il problema costituzionale

La situazione non rappresenta comunque un ostacolo all’esercizio dell’incarico di Burnham. Secondo la prassi costituzionale britannica, le competenze relative alle nomine della Chiesa d’Inghilterra vengono semplicemente delegate a un altro ministro che non sia soggetto alle limitazioni previste dalla legge. Lo stesso Governo britannico ha confermato recentemente che, qualora il Primo Ministro o il Lord Cancelliere professino la religione cattolica o ebraica, vengono predisposte modalità alternative per fornire al sovrano il necessario consiglio sulle nomine ecclesiastiche. Si tratta quindi di un meccanismo già previsto dall’ordinamento e che non comporta alcuna crisi istituzionale.

Una norma che non impedisce di governare

La limitazione prevista dal Roman Catholic Relief Act incide esclusivamente sul rapporto tra il Primo Ministro, il sovrano e la Chiesa d’Inghilterra. Non comporta alcuna restrizione nell’esercizio delle funzioni di governo né limita i poteri del premier in materia di politica interna, estera, economica o di sicurezza. L’unica eccezione riguarda il consiglio formale al Re sulle nomine ecclesiastiche, che, secondo la prassi costituzionale britannica, viene affidato a un altro membro dell’esecutivo.

La fede di Burnham tra tradizione familiare e impegno politico

Burnham è cresciuto nel Merseyside in una famiglia cattolica. Ha ereditato la fede dalla madre, ha frequentato scuole cattoliche e ha più volte raccontato quanto questa educazione abbia inciso sulla sua formazione personale. Nel 2009 dichiarò al Guardian che, dopo la famiglia, le tre realtà più importanti della sua vita erano “l’Everton Football Club, il Partito Laburista e la Chiesa cattolica, in quest’ordine”. Negli anni successivi ha però descritto il proprio rapporto con la religione in termini più sfumati. In un’intervista del 2015 spiegò di essere “cattolico per educazione”, ma di non considerarsi più particolarmente religioso. Aggiunse comunque di credere profondamente nei valori trasmessi dall’educazione cattolica, tanto da aver scelto di iscrivere anche i propri figli a una scuola cattolica. Nella stessa occasione sottolineò che l’insegnamento sociale della Chiesa continua a rappresentare uno dei punti di riferimento della sua visione politica, affermando che “la dottrina sociale cattolica è alla base della mia politica”. Burnham ha anche espresso alcune critiche nei confronti della Chiesa cattolica, sostenendo che negli anni questa si sia progressivamente allontanata da molti fedeli britannici su temi come i diritti delle persone omosessuali e il controllo delle nascite. Secondo il futuro premier, la Chiesa della sua giovinezza era caratterizzata da maggiore umanità, comprensione e capacità di perdono rispetto all’immagine più giudicante che, a suo avviso, avrebbe assunto in seguito.

Le aspettative della Chiesa cattolica

L’arcivescovo di Westminster Richard Moth, guida della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, ha osservato che la fede personale di Burnham potrebbe riflettersi nel modo di interpretare il proprio ruolo istituzionale. Secondo l’arcivescovo, la tradizione cattolica attribuisce un’importanza particolare alla dignità della persona e all’attenzione verso le famiglie, i più fragili e chi vive in condizioni di povertà. Valori che, a suo giudizio, potrebbero influenzare l’approccio del nuovo Primo Ministro alle politiche sociali, pur nel pieno rispetto della distinzione tra fede religiosa e responsabilità di governo.

Perché Boris Johnson e Tony Blair rappresentano casi diversi

Il caso Burnham viene spesso accostato a quelli di Boris Johnson e Tony Blair, ma esistono differenze significative. Johnson era stato battezzato cattolico da bambino, ma durante l’adolescenza aderì alla Chiesa d’Inghilterra e, quando entrò a Downing Street nel 2019, era formalmente anglicano. Blair, invece, pur avendo una moglie cattolica e partecipando spesso alle celebrazioni religiose, rimase anglicano per tutto il periodo trascorso a capo del Governo e si convertì ufficialmente al cattolicesimo soltanto pochi mesi dopo aver lasciato l’incarico nel 2007.

Burnham è quindi il primo leader britannico a insediarsi a Downing Street dichiarandosi apertamente cattolico, ed è proprio questo elemento a rendere applicabile la particolare disciplina prevista dalla legislazione del XIX secolo.


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