Umbria

«AltreFrequenze», a Perugia arriva il festival per parlare di migrazioni, diritti e sfruttamento

festival altrefrequenze

Una giornata di incontri, testimonianze, confronto, dibattiti, ma anche musica e arte, per approfondire le cause delle migrazioni contemporanee e il legame con lo sfruttamento del lavoro, le disuguaglianze sociali e la crisi climatica. Debutterà il 19 settembre al parco Sant’Angelo di Perugia AltreFrequenze, il nuovo festival organizzato da Dal Basso aps e Lautoradio, con il contributo delle realtà che animano lo spazio di corso Garibaldi 180 e non solo. La prima edizione ruoterà intorno ai temi delle lotte sociali e delle migrazioni per creare uno spazio di riflessione e di ascolto delle esperienze vissute dai migranti e da chi lavora in questo ambiente.

Tema migrazioni L’iniziativa nasce dalla convinzione che i fenomeni migratori non possano essere letti esclusivamente come emergenze umanitarie, ma che siano un fenomeno «storico e strutturale» legato a dinamiche economiche, ambientali e politiche più ampie: guerre, cambiamenti climatici, devastazione degli ecosistemi e sfruttamento delle risorse naturali sono solo alcune delle cause che costringono milioni di persone a lasciare i propri Paesi.

Il programma Il programma prevede alle 11 l’apertura degli stand artistici, i banchetti informativi delle associazioni partecipanti e quelli dedicati all’editoria indipendente con Cronache ribelli e Mannaggia. Dalla mattina, via anche alla diretta radio, in onda su lautoradio.org, con interviste e approfondimenti sui temi del festival. Sarà presente anche una zona ristoro con i prodotti bio e a chilometro zero a cura dei gruppi d’acquisto Gasp Zappe del comitato Perugia solidale e Fuori di zucca, e una zona relax separata con musica. Alle 18, Francesco Piobbichi, operatore del progetto Dambe so di Mediterranean Hope della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia – ostelli sociali per l’accoglienza dei lavoratori stagionali – presenterà l’esperienza dell’accoglienza attraverso i suoi disegni. Infine, alle 19, il talk politico a cui parteciperanno sia persone migranti che racconteranno il loro vissuto, sia realtà nazionali che operano nel settore delle migrazioni.

Lotte per i diritti AltreFrequenze metterà quindi al centro la questione migratoria, ma anche le lotte per i diritti: dalle lotte sociali, a quelle per il lavoro e contro lo sfruttamento, fino alla questione di genere e allo sfruttamento ambientale. «Non può esistere giustizia climatica senza giustizia sociale», si legge nel volantino: tra i temi trattati nel festival, infatti, si affronteranno anche le conseguenze dell’estrattivismo, dell’intensificazione dei processi produttivi e dell’aumento degli eventi climatici estremi, evidenziando come gli effetti più pesanti ricadano soprattutto sulle popolazioni più vulnerabili.

Lavoro e sfruttamento Ampio spazio sarà dedicato alle condizioni di lavoro delle persone migranti. Il programma propone infatti una riflessione sul sistema di ingresso legato ai flussi di manodopera, sulle forme di irregolarità che possono favorire situazioni di sfruttamento e sul fenomeno del caporalato, che «viene spesso rappresentato come una deviazione illegale rispetto al normale funzionamento del mercato» ma che invece, è «un’estensione funzionale del sistema» secondo gli organizzatori, che citano il caso di Amendolara – dove quattro lavoratori migranti sono stati bruciati vivi dentro un’auto dai loro caporali il primo giugno 2026, mentre uno si è salvato – come qualcosa di «non isolato» e non legato solo al Sud Italia.

Dal basso Accanto all’analisi delle criticità, la prima edizione di AltreFrequenze vuole accendere i riflettori anche sulle «comunità resistenti»: associazioni, collettivi, organizzazioni e gruppi informali che operano nei territori per contrastare lo sfruttamento e costruire percorsi di inclusione e solidarietà dal basso. Nel corso del festival, si parlerà anche delle esperienze di auto-organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici, del ruolo del sindacato e delle reti associative impegnate nella tutela dei diritti. Lo scopo del festival, si legge alla fine del comunicato, è quello di «dare voce alle persone direttamente coinvolte. Vogliamo continuare a mantenere viva l’attenzione su questi temi e ad opporci ad ogni tentativo di strumentalizzazione o criminalizzazione».

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