asse Roma-Regione per evitare lo scontro
La macchina era pronta, i motori già caldi e la maggioranza in Assemblea Capitolina schierata per incassare il successo politico più importante dell’anno. Quello che doveva essere il giorno del trionfo per le nuove Norme Tecniche del Piano Regolatore — lo strumento d’oro destinato a sbloccare cantieri, sanare burocrazie e ridisegnare la Roma dei prossimi vent’anni — si è trasformato invece nell’ennesimo, gelido stop istituzionale. A frenare la corsa del sindaco Roberto Gualtieri è stato il governatore del Lazio, Francesco Rocca.
Un altolà arrivato direttamente dagli uffici della Pisana che ha costretto il Campidoglio a ritirare la delibera a un passo dal voto, congelando l’Aula Giulio Cesare e rispedendo la maxi-riforma urbanistica al tavolo delle trattative.
Il muro della Pisana: «Il testo è cambiato, vogliamo vedere le carte»
Il cortocircuito si è consumato sull’asse piazza di Spagna-via della Pisana. Dal Comune filtrata la convinzione di poter tirare dritto, forti del primo via libera incassato dalla Regione all’inizio del 2025.
Ma nel frattempo il testo è cambiato, e non di poco: gli uffici comunali hanno dovuto digerire, smistare e integrare circa mille osservazioni e controdeduzioni piovute da costruttori, associazioni e municipi.
Modifiche che per la Regione Lazio non sono affatto dettagli secondari. Il governatore Rocca e la Commissione Urbanistica regionale hanno alzato la voce, pretendendo una nuova e dettagliata istruttoria tecnica: l’accusa, neanche troppo velata, è che il Comune abbia modificato la sostanza della delibera senza riconsultare l’ente che ha l’ultima parola sulla pianificazione del territorio.
L’assessore capitolino all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, ha tentato fino all’ultimo la mediazione, sostenendo che le variazioni non intaccassero l’impianto strategico del provvedimento. Poi, di fronte alla prospettiva di un ricorso che avrebbe azzoppato la riforma per i prossimi anni, ha dovuto accettare la ritirata strategica.

La tregua del 23 luglio per evitare il Vietnam urbanistico
Dopo ore di altissima tensione politica, le diplomazie si sono messe al lavoro per trasformare lo scontro frontale in una tregua armata. Comune e Regione hanno firmato un comunicato congiunto dai toni pacificatori, azzerando il vecchio calendario e fissando un percorso a tappe forzate:
21 Luglio: Convocazione di un tavolo tecnico decisivo tra i massimi esperti delle due amministrazioni per spulciare il testo emendato.
23 Luglio: Ritorno della delibera in Assemblea Capitolina per il voto definitivo dei consiglieri.
L’obiettivo politico è chiarissimo: blindare l’accordo in quattro giorni ed evitare che la riforma si areni, finendo inghiottita dalla pausa estiva.
Sullo sfondo l’ombra delle elezioni 2027
Per la giunta Gualtieri non si tratta solo di una questione di edilizia e cubature. Semplificare i cambi di destinazione d’uso, snellire i permessi per i restauri e attrarre capitali privati nelle periferie degradate è la spina dorsale del programma economico con cui il centrosinistra si presenterà al giudizio degli elettori per le comunali del 2027.
Mancare l’approvazione prima delle vacanze di agosto significherebbe far slittare tutto all’autunno, consegnando la madre di tutte le riforme urbanistiche alle speculazioni di una campagna elettorale già alle porte. Una palude che il Campidoglio, ora, deve fare di tutto per evitare.
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