Nessuna nuova cava ma recupero di una zona compromessa. Basta divisioni, collaboriamo per la città

Quel no diretto della Comunanza di Gualdo Tadino al progetto dell’azienda Eco Inerti, gestita da una giovane imprenditrice, Giulia Mancini – una donna protagonista in un settore difficile e da sempre prettamente maschile – non ha scalfito il percorso complesso che l’impresa con sede a Fossato di Vico, e già operante nel gualdese, intende portare avanti con ogni sforzo e mobilitazione. Forte dell’appoggio dei sindacati e della stessa Confindustria, che ha richiesto un colloquio con le istituzioni per creare i presupposti necessari a un dialogo costruttivo con la Comunanza Agraria, già al centro dell’attenzione cittadina per la trattativa sul rilancio dell’area Rocchetta.
Eco Inerti – pur confermando la volontà già espressa con richieste ufficiali, non andate a buon fine, di una sana trattativa – non ci sta ad alcune affermazioni ufficiali, scritte in una nota della Comunanza, dove si annunciava il loro no al progetto di risanamento di un sito della montagna di Gualdo (ex Cava); un’area dove si trovano territori di pertinenza degli usi civici.
Da qui il ribadire in sintesi: nessuna nuova cava. Nessun progetto fuori dalle regole, tra l’altro già visionato in Regione. Nessun tentativo di creare un danno all’ambiente ma una strategia commerciale – ovviamente – che vuole sanare una ferita aperta e visibile a tutti i gualdesi e turisti che raggiungono la città per scoprire la bellezza dell’Appennino. E soprattutto nessuna intenzione di dividere, ma l’appello deciso e forte a condividere con le istituzioni, con la Comunanza e con tutti i cittadini per il vero bene collettivo e per un’opportunità di lavoro che, tra assunzioni dirette e indotto, si stima tra i 20-25 posti di lavoro.
“Facendo seguito al comunicato diffuso dalla Comunanza Agraria Appennino Gualdese, nel quale veniva espressa una netta opposizione a una presunta nuova attività estrattiva su terreni ritenuti ‘vergini’ della Comunanza, l’azienda evidenzia che non si tratta di aree naturali integre, bensì di porzioni di territorio già profondamente trasformate da una precedente attività estrattiva, la cui attività ebbe inizio negli anni Sessanta e fu avviata quando i terreni erano di proprietà degli allora Usi Civici, che ne promossero direttamente lo sfruttamento estrattivo”.
Va chiarito in questa storia che il versante della montagna interessato dal progetto è già oggetto, secondo l’azienda, di un’autorizzazione regionale finalizzata al recupero ambientale delle cave dismesse. “Al momento del rilascio dell’autorizzazione i terreni appartenevano al Comune di Gualdo Tadino; soltanto dopo la sentenza sugli usi civici del 2016 le particelle sono tornate nella disponibilità della Comunanza Agraria”.
“L’azienda esprime dispiacere per l’interpretazione quanto mai fantasiosa relativa alle ipotetiche pressioni evidenziate nel comunicato, ribadendo che l’intento è sempre stato esclusivamente quello di avviare un dialogo istituzionale e professionale, sottolineando come i rapporti con la Comunanza siano avvenuti esclusivamente attraverso comunicazioni formali via PEC”.
“L’obiettivo di Eco Inerti – conclude la nota – è di coniugare la tutela del patrimonio collettivo con il recupero ambientale di un’area già compromessa e abbandonata a se stessa per decenni. Inoltre, la prosecuzione di un’attività produttiva garantirebbe occupazione e sviluppo del territorio nel rispetto della normativa vigente e degli interessi della comunità”.
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