Lazio

a Roma trenta premi Nobel firmano il manifesto contro i droni-killer e la minaccia atomica

C’era una volta il manifesto di Russell e Einstein, che nel 1955 ammoniva i potenti della Terra a “ricordare la propria umanità” di fronte all’incubo dell’atomica.

Oggi, a distanza di settant’anni, quell’appello si aggiorna e si scontra con una minaccia ancora più subdola e invisibile: il connubio tra la violenza nucleare e gli algoritmi di guerra dell’Intelligenza Artificiale.

La risposta globale è partita ieri mattina dall’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, dove trenta premi Nobel per la Pace, scienziati, leader religiosi ed ex capi di Stato hanno siglato la storica “Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante”.

Un documento strutturato in sei punti programmatici che lancia un monito drastico ai governi: vietare l’uso di decisioni automatizzate per l’uso di armi nucleari e introdurre verifiche di sicurezza immediate (fail-safe reviews) contro l’asimmetria tecnologica degli armamenti.

Gualtieri e il ruolo delle metropoli: «La tecnologia non cancelli l’essere umano»

Ad aprire i lavori dell’assemblea conclusiva — promossa dalla Fondazione Domus Communis al termine di tre giorni di incontri tra Castel Gandolfo e la Capitale — è stato il sindaco Roberto Gualtieri.

Il primo cittadino ha rivendicato con forza la vocazione pacifista e inclusiva della Capitale, evidenziando il ruolo che i governi locali devono assumere in questa transizione epocale:

«La tecnologia deve essere uno strumento a supporto dell’umanità, non un mezzo per eliminare o nascondere l’essere umano. Dobbiamo rifiutare con forza il tentativo inaccettabile di “normalizzare” la guerra, presentandola quasi come un gioco simulato da un algoritmo in cui le persone non esistono. In questo percorso, anche la voce e l’azione diretta delle grandi città sono essenziali per orientare l’innovazione secondo responsabilità democratica e bene comune».

Sharon Stone e l’appello dei Nobel: «La miccia del disastro sarà una bugia dell’IA»

A catalizzare l’attenzione dei media è stata la presenza dell’attrice e attivista americana Sharon Stone, intervenuta in veste di ambasciatrice di “Magnifica Humanitas”, l’istituzione ispirata all’omonima enciclica di Papa Leone XIV incentrata proprio sul rapporto etico tra persona e nuove tecnologie.

Il discorso dell’attrice ha insistito sulla necessità di rimettere la coscienza e l’empatia al centro delle decisioni globali, rifiutando di delegare la vita dei popoli a codici di calcolo impersonali.

Ancora più netta è stata la denuncia di Maria Ressa, premio Nobel per la Pace nel 2021, che ha scosso la platea del Campidoglio con un’analisi lucida del presente:

«Siamo in piedi sulle macerie del mondo che conoscevamo. L’intelligenza artificiale non è né artificiale né intelligente. Oggi la miccia del prossimo conflitto globale potrebbe non essere un missile, ma una menzogna generata dall’IA che viaggia a velocità di macchina, sei volte più veloce della verità sulla rete».

I sei pilastri per un futuro senza automatismi bellici

Il manifesto sottoscritto dalle associazioni scientifiche e umanitarie internazionali (tra cui l’IPPNW, il Pugwash e la Soka Gakkai) poggia su fondamenta chiare: governance mondiale e condivisa dell’IA, trasparenza democratica dei protocolli digitali, rifiuto delle armi autonome (i cosiddetti droni-killer autorizzati a uccidere senza intervento umano) e raddoppio degli sforzi per il disarmo nucleare multilaterale.

Roma, per un giorno, è tornata ad essere la capitale mondiale dell’umanesimo geopolitico. La sfida, ora, è fare in modo che i sei principi approvati sotto lo sguardo della statua di Marco Aurelio non rimangano confinati a una solenne dichiarazione d’intenti, ma diventino leggi vincolanti per una tecnologia che corre molto più velocemente della nostra diplomazia.

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