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Dalla Flotilla agli ayatollah: gli attivisti pro Pal ora celebrano Khamenei

Dalla missione per Gaza all’omaggio alla Repubblica islamica il passo può essere molto breve. Alcuni volti della Global Sumud Flotilla sono arrivati a Teheran per partecipare ai funerali di Ali Khamenei e hanno trasformato la visita in una dichiarazione politica di sostegno al regime iraniano. Non si tratta più di solidarietà al popolo palestinese: questa volta sul tavolo sono finite l’esaltazione della “rivoluzione”, la retorica antiamericana e persino l’accostamento della Guida Suprema a Fidel Castro e Che Guevara.

Come ricostruito dal Corriere della Sera, tra i protagonisti c’è l’attivista brasiliana Lisi Proença, uno dei volti della missione internazionale che lo scorso maggio aveva tentato di raggiungere Gaza via mare per sfidare il blocco israeliano. Davanti ai sostenitori della Repubblica islamica riuniti per i funerali, Proença ha promesso: “Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione”. Il messaggio è proseguito con un attacco frontale agli Stati Uniti: “Il Sud globale, unito, metterà fine all’imperialismo americano”. Poi l’offerta di collaborazione al regime: “Siamo qui per dire al popolo iraniano che siamo con voi. Diteci di cosa avete bisogno. Tornerò in Brasile con molte cose da mettere in azione”.

Con lei erano presenti l’irlandese Tadhg Hickey e l’avvocata brasiliana Ariadne Teles, entrambi appartenenti al movimento pro Pal. In un’intervista concessa a South Era Network, Hickey ha definito l’Iran “il centro dell’anti-imperialismo”, sostenendo che le questioni interne del Paese debbano essere affrontate senza interferenze occidentali. Proença ha invece descritto l’uccisione della Guida Suprema come “un atto di imperialismo”, bollando come “propaganda” la rappresentazione di un regime vicino al collasso.

Ancora più sorprendente il racconto di Teles: “Prima di arrivare qui conoscevo l’Iran solo attraverso i media occidentali. Ho trovato una realtà completamente diversa. La gente ha amato e sostenuto Khamenei”. Da qui il paragone destinato inevitabilmente a provocare polemiche: “È come Fidel Castro, Che Guevara, Thomas Sankara, tutti quei rivoluzionari che hanno guidato il loro popolo verso la libertà”.

Una rappresentazione quantomeno indulgente della Repubblica islamica, trasformata dagli attivisti in una sorta di avamposto romantico della resistenza mondiale. In un video diffuso su Instagram, la Proença ha ribadito: “Siamo qui per dirvi che siamo con voi e vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione”. E ancora: “Voi sapete che la soluzione ai problemi non è inchinarsi agli Stati Uniti e dire: voi avete le risposte migliori. Sono gli iraniani che devono trovare le proprie risposte”. Infine la promessa: “Ora posso dire la verità sull’Iran. Tornerò in Brasile con molte cose da mettere in azione”.

La Global Sumud Flotilla ha precisato di non avere organizzato alcuna missione ufficiale. “Non abbiamo inviato una delegazione ufficiale a Teheran per i funerali dell’Ayatollah Khamenei. Eventuali partecipanti o organizzatori che vi hanno preso parte lo hanno fatto a titolo personale”, ha spiegato il Comitato direttivo. La stessa Proença ha confermato al Corriere di essersi recata in Iran esclusivamente a titolo personale.

La precisazione formale è doverosa, ma non cancella l’imbarazzo politico. A pronunciare quelle parole non sono stati sconosciuti militanti di una remota organizzazione estremista, ma personaggi diventati riconoscibili proprio grazie alla missione della Flotilla. Attivisti che, dopo essersi presentati come difensori dei diritti dei palestinesi, hanno trovato perfettamente naturale rendere omaggio a una teocrazia e promettere di contribuire alla sopravvivenza della sua “rivoluzione”.

La Flotilla può legittimamente prendere le distanze dalla visita e ricordare che non esisteva alcuna delegazione ufficiale. Rimane però una domanda: quanto della retorica umanitaria esibita durante la missione verso Gaza era davvero separabile da questa ideologia antioccidentale e filo-iraniana? Perché quando dalla solidarietà ai civili si passa all’esaltazione degli ayatollah, la maschera del pacifismo comincia inevitabilmente a cadere.

Sui social è scoppiata la bufera.

Tranchant il commento del deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento immigrazione di Fdl Sara Kelany: “Questa vicenda conferma quello che Fratelli d’Italia denuncia da mesi e cioè che all’interno di questo movimento, al quale hanno preso parte anche parlamentari della nostra Repubblica pagati con i soldi dei cittadini italiani, ci sono fin troppi fan del fondamentalismo islamico e delle dittature. Pd e M5S ci spiegheranno come fanno a difendere i diritti delle donne e poi ad andare a braccetto con i supporter di Khamenei e di un regime che uccide chi non porta correttamente il velo”.




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