I droni di Kiev mandano in crisi il petrolio russo: Putin alle prese con la carenza di carburante
Il fumo si alza nero e denso sull’ennesima raffineria di petrolio russa colpita da un drone ucraino. La guerra tra Mosca e Kiev è entrata in una nuova fase. Nel mirino degli uomini di Volodymyr Zelensky adesso ci sono le infrastrutture energetiche del Cremlino. La strategia sembra funzionare, come confermano gli ultimi raid andati a segno, senza che le difese di Vladimir Putin siano riuscite a respingere la minaccia, e ancor più la curiosa carenza di carburante che sta scontando uno dei maggiori produttori mondiali di “oro nero” e gas. Con decine e decine di attacchi sferrati dall’inizio della primavera l’Ucraina ha ripetutamente colpito i complessi petrolchimici della Russia, mettendo fuori servizio oltre un quarto della sua capacità di raffinazione.
La nuova strategia dell’Ucraina
La campagna avviata dell’Ucraina sta riscuotendo un enorme successo. Merito dell’aumento della produzione di droni e missili, dotati di una gittata elevata e testate potenti, ma soprattutto capaci di eludere le difese di Mosca, molto più a suo agio nell’intercettare missili balistici e aerei con equipaggio che non sciami di velivoli senza pilota di piccole dimensioni.
Le incursioni di Kiev hanno raggiunto obiettivi molto distanti dal fronte, arrivando in certi casi fino alla città siberiana di Omsk, situata a circa 2.400 chilometri dal territorio ucraino. L’attacco potrebbe aver colpito l’unità ELOU-AVT-11, una delle unità chiave della raffineria progettata per processare 8,4 milioni di tonnellate di petrolio e 1,2 milioni di tonnellate di condensato di gas all’anno, circa il 41% della capacità dell’impianto. Anche una seconda importante unità di lavorazione primaria, l’AVT-10, con una capacità di 8,6 milioni di tonnellate di materia prima all’anno, sarebbe stata danneggiata nel raid.
“Stiamo riequilibrando le forze in campo. Nel 2026 potremo finalmente fare, in modo intensivo, quello che la Russia ci ha fatto dal 2022”, ha spiegato al Wall Street Journal Mykola Bielieskov, ricercatore presso il National Institute for Strategic Studies di Kiev. L’Ucraina sta sostanzialmente attaccando obiettivi energetici russi utilizzando alcuni tipi di droni a lungo raggio di produzione nazionale e un nuovo tipo di missile da crociera, il Flamingo. Le raffinerie si sono rivelate obiettivi più che vulnerabili. Il risultato? La carenza di carburante e lunghe code di auto ai distributori di benzina. Anche in zone della Russia lontane dai campi di battaglia.
Come è nata la crisi energetica della Russia
Secondo quanto riportato dal sito Meduza, la Russia è stretta nella morsa di una crisi petrolifera che si è sviluppata in appena un mese e, quel che è peggio, è che non sa quando finirà. Il motivo, come detto, dipende dai raid ucraini contro le raffinerie.
Una raffineria di petrolio è un impianto industriale che converte il petrolio greggio in benzina, gasolio, carburante per aerei, olio combustibile, bitume e materie prime per altri prodotti. Ebbene, un simile sito colpito può alterare la produzione di petrolio, o peggio, impedirne la lavorazione. Come se non bastasse, qualora dovesse essere colpito un nodo ferroviario o un porto nelle vicinanze di una struttura del genere, si complicherebbe la fornitura del prodotto ai consumatori.
Fino a qualche tempo fa la produzione di gasolio in Russia era solita superare il suo consumo di un terzo, consentendo al Paese di diventare uno dei principali esportatori mondiali di oro nero. Il Cremlino ha adesso vietato l’export di gasolio per contenere le molteplici carenze riscontrate in varie aree della nazione.
Che cosa sta succedendo
Il governo russo minimizza quanto sta accadendo, parla di un problema gestionale e non di carenza del prodotto, ma i droni dell’Ucraina continuano a colpire. E a fare malissimo. Tra gli obiettivi di Kiev troviamo il terminale russo di gas naturale liquefatto nella penisola di Yamal, nell’Artico, gli impianti di produzione di petrolio e gas del paese nella Siberia occidentale, nodi di gasdotti e stazioni di pompaggio, nonché alcune delle parti più sensibili dell’industria militare.
Il maggior numero di attacchi è stato registrato nel Territorio di Krasnodar, nel Bashkortostan e nelle regioni di Yaroslavl, Nizhny Novgorod e Samara. Non è un caso: la Russia europea ospita infatti le grandi raffinerie che riforniscono regioni densamente popolate, centri industriali, Mosca e il sud del Paese. All’inizio di luglio praticamente tutte le più grandi raffinerie russe risultavano colpite da Kiev.
Cosa potrebbe succedere? Se la strategia ucraina dovesse proseguire con la stessa intensità, o addirittura diventare ancora più pesante, emergerebbero ripercussioni sistemiche a catena.
La carenza di carburante rischia di tradursi in carenze per l’esercito, in interruzioni nella spedizione di beni di consumo – compresi gli alimenti – e in seri problemi di approvvigionamento di benzina anche per gli agricoltori. Un bel guaio per Putin.
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