Gli Usa schierano per la prima volta droni navali kamikaze: ecco come funzionano
Sebbene gli scambi tra Stati Uniti e Iran ormai non siano più una novità, l’uso da parte americana di droni kamikaze marittimi ha rappresentato nelle ultime ore una novità assoluta nella storia di tali operazioni.
Per la prima volta, infatti, gli Stati Uniti hanno impiegato in combattimento droni navali d’attacco “one-way”. La conferma è arrivata dal Comando Centrale americano (CENTCOM), che ha diffuso immagini dell’operazione condotta contro infrastrutture navali iraniane nell’area di Bandar Abbas.
Secondo le autorità statunitensi, i mezzi senza pilota hanno preso di mira un impianto di manutenzione navale e una struttura collegata ai sommergibili iraniani con l’obiettivo di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Le immagini riprese nella zona indicano che un sottomarino di classe Ghadir è tra le unità danneggiate.
L’episodio rappresenta molto più di una semplice innovazione tattica. Segna infatti l’ingresso ufficiale delle marine occidentali nell’era della guerra navale autonoma offensiva, un campo che finora aveva visto soprattutto l’Ucraina sperimentare con successo l’impiego di imbarcazioni esplosive contro la flotta russa nel Mar Nero.
Yesterday, using multiple one-way attack surface drones, CENTCOM forces successfully struck a submarine and ship maintenance facility in Iran. Three Corsair unmanned surface vessels hit the port at Bandar Abbas Naval Base, marking the first time American forces have employed sea… pic.twitter.com/bOM2kmgRxz
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 13, 2026
Dalla sorveglianza all’attacco: debutta il Corsair
Protagonista dell’operazione è il Corsair, un mezzo navale autonomo sviluppato dalla società americana Saronic Technologies. Si tratta di un’imbarcazione lunga circa sette metri, progettata per navigare per oltre mille miglia nautiche trasportando carichi fino a circa 450 chilogrammi e operare senza equipaggio. Nato inizialmente per missioni di ricognizione, pattugliamento e supporto logistico, il sistema è stato ora adattato anche a missioni offensive. Nel 2025, la Marina degli Stati Uniti ha firmato un contratto da 392 milioni di dollari con la startup texana per la fornitura in massa di droni Corsair fino al 2031.
Secondo il CENTCOM, tre piattaforme Corsair sono state impiegate nell’attacco contro le strutture navali iraniane. Le immagini diffuse mostrano i mezzi dirigersi autonomamente verso i moli prima dell’impatto. Si tratta del primo impiego operativo dichiarato di droni navali kamikaze da parte delle forze armate statunitensi.
L’operazione si inserisce in una più ampia strategia americana di integrazione tra sistemi autonomi aerei, terrestri e marittimi. Negli ultimi mesi Washington ha infatti accelerato lo sviluppo di piattaforme unmanned destinate sia alla sorveglianza sia all’attacco, con l’obiettivo di ridurre i rischi per gli equipaggi e abbattere i costi delle operazioni militari.
La lezione del Mar Nero arriva nel Golfo Persico
Per anni la guerra navale è rimasta dominata da grandi unità di superficie, sommergibili e missili antinave. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha però dimostrato come piccoli mezzi autonomi, relativamente economici, possano mettere in seria difficoltà flotte molto più potenti.
Le operazioni ucraine contro la Marina russa hanno evidenziato l’efficacia delle imbarcazioni esplosive senza equipaggio nel colpire porti, navi all’ancora e infrastrutture costiere, costringendo Mosca a ripensare le proprie difese navali. Il Pentagono abbia studiato attentamente queste esperienze, accelerando programmi già avviati di guerra autonoma sul mare.
Il debutto operativo del Corsair sembra confermare questa evoluzione. Per gli esperti, i droni navali non sostituiranno le unità tradizionali, ma ne diventeranno un complemento, soprattutto in scenari ad alto rischio come lo Stretto di Hormuz, dove la minaccia di mine, missili e barchini veloci rende particolarmente vulnerabili le grandi navi militari.
L’impiego americano contro l’Iran potrebbe accelerare una trasformazione già in atto nelle principali marine del mondo. Oltre agli Stati Uniti, diversi Paesi stanno investendo nello sviluppo di flotte di mezzi autonomi destinati a missioni di pattugliamento, guerra antimine, ricognizione e attacco.
La Marina statunitense sta costruendo da diversi anni strutture per l’autonomia marittima. Nel settembre 2021, ha creato la Task Force 59 all’interno della Quinta Flotta, con base in Bahrein, per accelerare l’utilizzo di sistemi senza equipaggio e intelligenza artificiale nelle operazioni navali.
Per Washington il ricorso ai droni marittimi risponde a una duplice esigenza: aumentare la presenza operativa nelle aree strategiche senza esporre personale militare e moltiplicare il numero delle piattaforme disponibili a costi inferiori rispetto alle tradizionali unità navali.
Allo stesso tempo, però, gli analisti sottolineano che questi sistemi restano vulnerabili alla guerra elettronica, alle interferenze nelle comunicazioni e alle contromisure informatiche, fattori che continueranno a influenzarne l’impiego operativo.




